Haut Bugey, un paradiso per cani

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Haut Bugey, territorio nel dipartimento dell’Ain nella regione Auvergne-Rhône-Alpes ai confini della Svizzera, è la destinazione ideale per chi viaggia con i cani. E proprio per questo non potevamo non accettare l’invito di Explore France di scoprire il territorio con le esperienze che offre ai 2 e ai 4 zampe. 

A Nantua e dintorni con Otto

La prima tappa del nostro tour insieme al nostro Otto è stata la sede dell’Ufficio del Turismo dove ci ha accolto il direttore Geoffroy de Fenoyl, che ha fortemente voluto che l’Haut Bugey divenisse una meta pet friendly al 100%. Tanto da divenire il primo ufficio turistico ad aver ottenuto il marchio Destination QUALIDOG. E la prima testimonianza diretta e il toutoubar istallato proprio lì davanti per consentire ai quattro zampe di dissetarsi.

Haut Bugey

All’interno c’è una bella boutique in cui trovare tutto l’occorrente per i cani, dai giochini alle ciotole, dai collari ai guinzagli. Ma per Otto è già tutto pronto nel suo kit di benvenuto insieme alla guida alle attività da svolgere a 4 gambe e a 4 zampe ricca di indirizzi e consigli.
Consultando i suoi appunti in italiano – sforzo che abbiamo particolarmente apprezzato – il direttore Geoffroy ci ha comunicato tutto il suo amore per i cani e la sua determinazione a voler fare dell’Haut Bugey e di Nantua la meta perfetta per le vacanze di tutta la famiglia compresi gli elementi con coda e pelo.

Dopo aver avuto la sua razione di biscottini e aver indossato fiero la sua bandana, Otto si è dichiarato pronto a seguirci nella passeggiata intorno al lago che dà il nome alla cittadina. Il lago di Nantua è di origine glaciale ed è stato classificato come sito naturale protetto nel 1935. Il giro completo è di circa 7 chilometri tutti in piano e consente non solo di ammirare scorci da cartolina, ma di sostare su panchine posizionate all’ombra degli alberi per riposarsi un po’. I cani, che devono essere tenuti al guinzaglio, possono accedere al lago quasi ovunque per un bagnetto rinfrescante, a eccezione delle spiagge Albert Griot e de la Colonne dove l’accesso ai 4 zampe è vietato.
Se invece non volessero bagnarsi è possibile affittare un pedalò o un SUP per sfilare insieme sulle acque dai colori sempre cangianti che virano dal blu zaffiro quando il cielo è coperto al verde smeraldo con il sole.

Più impegnativo il trekking del tardo pomeriggio insieme alla guida escursionistica Sylvain Poncet che ci ha accompagnato in montagna sui sentieri utilizzati dalla Resistenza francese per le azioni partigiane contro l’occupazione nazista e passaggio strategico per i rifugiati e gli ebrei che tentavano di fuggire nella vicina Svizzera. Emozionante ascoltare i racconti del tempo, tra la paura di essere traditi da spie infiltrate nei gruppi, gli aiuti da parte della popolazione locale e i bombardamenti. E anche un po’ faticoso ripercorrere i passi dei artigiani su percorsi resi scivolosi dalla pioggia dei giorni precedenti.

Le 4 zampe motrici hanno invece permesso a Otto di godersi agevolmente la bella passeggiata tra boschi e pascoli d’alpeggio, dove la sua attenzione è stata catturata dalle mandrie al pascolo. Abbiamo già detto che il fiore all’occhiello di Nantua è il suo lago dalle acque profonde e guardarlo dalla sommità del Belvédère de la Colonne è uno spettacolo che ci rimarrà impresso per sempre nella memoria.

Molto piacevole la passeggiata nel centro cittadino fino alla chiesa abbaziale di San Michele considerata una delle più imponenti del dipartimento dell’Ain. All’esterno conquista il suo sobrio stile romanico, mentre all’interno sono due i protagonisti: il capolavoro di Eugène Delacroix “Il martirio di San Sebastiano” e un organo dalla musicalità eccezionale classificato monumento storico nel 1976.

Haut Bugey

Per le escursioni nei dintorni di Nantua e in tutta la regione di Haut-Bugey non ci sono restrizioni o aree vietate ai cani e questo permette di godersi la vacanza insieme in ogni momento della giornata. Per la notte siamo stati ospiti dell’Hôtel l’Embarcadère che, come suggerito già dal nome, si trova a bordo lago proprio della zona del molo. Prima abbiamo goduto della raffinata cena nella sala ristorante dell’albergo con grandi vetrate affacciate sullo specchio d’acqua illuminato dalle ultime luci del tramonto prima di essere avvolto dal buio della sera.

Il menu? Irrinunciabile la quenelle di luccio in salsa Nantua, piatto tipico che consiste in un grande gnocco a base di polpa di luccio, uova, farina e burro con besciamella arricchita di gamberi e cognac, chiamata salsa Nantua. Ottima la tartare di trota salmonata ed eccellente l’abbinamento con le bollicine suggeriteci dal direttore Geoffroy: una vera scoperta questo vino fresco e profumato. Così abbiamo voluto saperne di più scoprendo che circa il 60% dei vini prodotti in Haut Bugey è rappresentato da spumanti, prodotti sia col Metodo tradizionale Champenoise che col Metodo ancestrale. Non solo: l’AOC Bugey produce bollicine uniche e per la nostra cena ci è stato proposto il Montagnieu, un Brut Metodo Classico dai riflessi dorati e dal perlage persistente che abbiamo bevuto volentieri su pesce e formaggi locali.

Haut Bugey

Il mattino dopo ci siamo dedicati alla visita delle Glacièrs del lago di Sylans, che si trovano poco lontano da Nantua.  
La natura ha ormai avuto la meglio sugli imponenti edifici in pietra costruiti nel XIX secolo per immagazzinare il ghiaccio. Ma non è difficile immaginare il processo per raccogliere il ghiaccio dal lago congelato e stoccarlo nei magazzini nonostante di questi siano rimasti in piedi soltanto gli spessi muri esterni.

Attraverso le parole e la visita guidata di Jasmin Ley abbiamo fatto un salto indietro nel tempo di quasi 150 anni, esattamente al 1864, quando Joachim Moinat, proprietario del Café du Paradis a Nantua, ebbe l’idea di sfruttare uno dei più grandi siti naturali per la produzione di ghiaccio. Quasi vent’anni più tardi l’estrazione del ghiaccio dal lago divenne una fiorente industria grazie all’estensione della linea ferroviaria che ne permise l’esportazione verso Lione, Parigi e perfino Algeri. 

All’apice del successo, Moinat vendette la sua attività alla società parigina di ghiacciaie e alla fine del 1800 gli edifici in legno furono sostituiti da grandi strutture in pietra che nel 1905 furono coperte da una lastra del primo cemento armato chiamato “sistema Hennebique”. Con la concorrenza del ghiaccio artificiale e l’avvento della Prima Guerra Mondiale la fabbrica di ghiaccio di Parigi abbandonò il sito che oggi rappresenta un esempio unico di archeologia industriale. E un posto molto bello per poter passeggiare con il proprio 4 zampe in tutta tranquillità magari per smaltire la goduriosa tarte à la gomme di cui il direttore dell’Ufficio del Turismo ci ha fatto dono prima di andare via.

In collaborazione con Explore France, Haut Bugey Tourisme and Ain Tourisme.

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Rosalia
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This travel blog with the dog is a personal selection of our best experiences, our favorite spots and secrets places around the world curated by Rosalia e Michele.

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