València vanta 150 chilometri di piste ciclabili e orientarsi per passeggiare in bici è facilissimo perché basta seguire l’ex corso del fiume Turia che è oggi il polmone verde della città. Ma una volta non era così. Il fiume che aveva reso la zona fertile e ricca, dopo innumerevoli e distruttive inondazioni, l’ultima nel 1957 che causò grandi danni alla città e un centinaio di morti, divenne un pericolo per la città e i suoi abitanti.

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Pedalando lungo i Giardini del Turia

Per cui fu deciso di deviarne il corso. In un primo momento, secondo i piani del dittatore Francisco Franco, al posto del fiume doveva essere realizzata un’autostrada ma a questa idea si oppose l’intera città. E nel 1986 fu inaugurato quello che è oggi il più grande parco urbano di Spagna: i Jardin del Turia che sono diventati la spina dorsale di València, ideale per spostarsi in bici da est, dove si trova il Bioparc, a ovest, fino alla Città delle Arti e delle Scienze.

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In più, València è una città completamente pianeggiante e quindi facile da girare in bici, anche per chi come me è un po’ arrugginita.

Siamo partiti dalle Torri di Serranos, una delle due porte ancora in piedi delle antiche mura che circondavano la città, in prossimità delle quali si trova la sede di Passion Bike dove abbiamo trovato le bici messe a nostra disposizione da VisitValència.

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Seguendo la pista ciclabile lungo il letto prosciugato del fiume abbiamo pedalato fino all’Oceanogràfic fermandoci di tanto in tanto per uno scatto agli scorci più belli. Il primo che ha catturato la nostra attenzione è l’enorme Gulliver sdraiato nel verde su cui i bambini, come i lillipuziani creati dalla fantasia di Jonathan Swift, giocano tra scale e scivoli.

Poi ci siamo fermati davanti al Palau de la Musica, uno degli edifici più emblematici della città. Pedalando pedalando siamo arrivati alla Città delle Arti e delle Scienze, realizzata dal famoso architetto valenciano Santiago Calatrava.

Il complesso è un insieme di edifici dalle varie forme in acciaio, vetro e ceramica, che sono diventati il simbolo di València e che sfilano su una sorta di palcoscenico riflettendosi in grandi specchi d’acqua: l’Hemisfèric, il Museo de les Ciénces Principe Felipe, l’Umbracle, il Palau de les Arts Reina Sofía, l’Oceanogràfic e l’Agorà che ospita grandi eventi come concerti, convegni e competizioni sportive.

Tra l’Agorà e il Museo della Scienza si staglia il Puente de l’Assut de l’Or, il grande ponte progettato da Calatrava. Il tempo a disposizione non ci consente di visitare tutto e la nostra scelta è caduta sull’Oceanogràfic, l’acquario più grande d’Europa con sette zone diverse che riproducono i principali ecosistemi marini del pianeta e ben 45.000 esemplari di 500 specie diverse.

Parcheggiate le bici all’esterno, abbiamo cominciato la nostra visita: ciò che colpisce, rispetto all’Acquario di Genova, è che grazie a lunghi sottomarini qui sembra davvero di camminare sul fondo del mare circondati dall’acqua e dai pesci.

Entrare e uscire, salire e scendere per visitare i vari ambienti toglie un po’ di magia a questa sensazione ma rimane la meraviglia quasi infantile di imbattersi in animali finora mai visti dal vivo, come beluga, leoni marini e trichechi.

Obbligatorio assistere allo spettacolo dei simpatici delfini, compreso nel biglietto di entrata che abbiamo acquistato col 15% riservatoci dalla València Tourist Card. Con i suoi 26 milioni di metri cubi d’acqua e le sue cinque piscine è uno dei delfinari più grandi del mondo dove i delfini si esibiscono in spettacoli che emozionano grandi e piccoli.

L’Hemisferic, che ospita un planetario destinato alle proiezioni di film e documentari in formato Imax Dome e che rappresenta un enorme occhio che apre e chiude la palpebra puntato su València, lo abbiamo potuto apprezzare nella sua luminosa livrea serale partecipando a due delle sfilate organizzate nell’ambito del CLEC Fashion Festival, un evento dedicato alla moda, alla musica, alla fotografia, alla gastronomia e al tempo libero per celebrare i talenti locali.

Seduti in prima fila insieme a Leticia Colomer, nello spazio trasformato in una passerella circolare intorno alla sfera centrale che ospita il grande planetario, abbiamo ammirato le proposte della affermata stilista Isabel Sanchís e la innovativa collezione del gruppo emergente 404 Studio che tanto piace alle nuove generazioni.

Prima di rientrare in albergo in taxi, ci siamo concessi una passeggiata tra le piante tropicali e le sculture di arte contemporanea dell’Umbracle, che durante le notti estive, diventa una discoteca all’aperto e che riprende, in modo moderno e tecnologico, la tradizione europea del Giardino d’Inverno.

Due parole sui taxi: a València rappresentano un modo pratico ed economico di spostarsi velocemente da una parte all’altra della città che non registra mai un traffico congestionato. Inoltre c’è il vantaggio che possono essere presi al volo fermandoli con un gesto della mano ma ricordate che bisogna pagare in contanti in quanto pochissimi taxi accettano carte di credito.

In bici si può raggiungere facilmente, dalla parte opposta dei Giardini del Turia, il Bioparc, lo zoo di València che si estende su 10 ettari in una grande area creata dalla deviazione del corso del fiume. All’entrata ci attende Rosa Castello e con lei ci immergiamo in questo ambiente progettato in modo tale che i visitatori si sentano immediatamente come se fossero stati trasportati in Africa: gli animali girano nel parco quasi senza barriere, che ci sono ma invisibili, aggirandosi nei loro paesaggi naturali.

Così, quando ci imbattiamo nella iena, sembra quasi possa spiccare un salto e balzare ai nostri piedi, mentre più lontano imponenti rinoceronti si godono il sole della calda giornata. Nell’area della savana convivono pacificamente giraffe, antilopi e rinoceronti, separati da barriere che l’occhio a malapena coglie, dai loro rivali storici: i leoni.

I gorilla vivono in una fitta foresta dell’Africa equatoriale, mentre ippopotami e coccodrilli si rinfrescano nell’acqua separati dai visitatori soltanto da pareti di vetro. Ed è stato emozionante alzare la testa per guardare i lemuri che a loro volta ci osservavano curiosi nella zona del Madagascar.

Attrazione da non perdere è la riproduzione della grotta di Kitum, una delle grotte del monte Elgon in Kenia, mentre uno dei momenti clou è quello del pasto degli animali. Siamo stati fortunati e abbiamo assistito emozionati a quello delle leonesse e delle vivacissime manguste.

Ma gli ospiti che abbiamo trovato più simpatici per le pose davvero buffe sono il suricato e il facocero: avete presente Timon e Pumbaa che accompagnano il Re Leone? Ecco sono proprio loro che però qui non condividono gli stessi spazi!

Come ci ha spiegato la nostra guida il Bioparc non è uno zoo come gli altri perché l’obiettivo non è solo la ricostruzione dell’ambiente originario delle specie animali per immergere i visitatori in un contesto naturale tramite il safari a piedi, ma il rispetto della biodiversità e la conservazione di svariate specie minacciate d’estinzione, mediante diversi programmi di riproduzione. Inoltre è una struttura ecologica, in quanto ricava gran parte delle energie necessarie al suo funzionamento grazie all’impiego di fonti di energia rinnovabile.

In collaborazione con VisitValència

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