Shangai, spesso definita la Perla d’Oriente, in cinese significa città sul mare e deve il nome alla sua posizione tra il delta del Fiume Yangzi, il Fiume Azzurro, e il mar Cinese Orientale. Oggi è una delle città più popolose del mondo e vanta uno dei porti commerciali più trafficati del pianeta. Ma nel mio immaginario Shangai è sempre stata la città dall’atmosfera misteriosa in cui gli occidentali si perdevano fra i fumi dell’oppio nei primi anni del Novecento e che subì la sua prima trasformazione da villaggio a centro elegante e cosmopolita grazie alla presenza delle potenze straniere.
Shangai, città di affascinanti contrasti

Francesi, inglesi e americani lasciarono il loro segno edificando palazzi in stile occidentale frequentati dal bel mondo, che ancora oggi caratterizzano il lungo fiume Huangpu nell’area del Bund, parola anglo-indiana che significa molo, e davanti ai quali giovani coppie vestiti da sposi si fanno immortalare per simulare un matrimonio “esotico”.
Alcuni scorci, infatti, evocano perfettamente le atmosfere europee, come la Custom House su cui svetta una torre con orologio ispirata al Big Ben di Londra o i palazzi di sapore parigino. Anche di sera questi edifici coloniali sedi di banche, consolati e alberghi diventano lo scenario preferito dagli abitanti di Shangai, soprattutto i più giovani, per farsi fotografare in pose divertenti a colpi di scatti originali.

Dall’altro lato del fiume c’è il distretto finanziario dove si trovano i moderni grattacieli chiamato Pudong: uno spettacolo di giorno e soprattutto di sera quando, dalle 18 alle 23, si trasforma in un caleidoscopio di luci e colori con le luccicanti insegne al neon che lo fa sembrare un quadro di un pittore pop. Uno dei punti migliori da cui godersi lo spettacolo sorseggiando un drink e ascoltando buona musica occidentale è il Bar Rouge dove abbiamo trascorso la nostra prima bellissima serata nella Perla d’Oriente.

La giornata è invece iniziata con la visita al Lago Baofeng, l’ultima tappa dell’area di Zhangjiajie prima di volare a Shangai: un bacino artificiale dalle acque limpide color verde smeraldo. Scivolando a bordo di un’imbarcazione sulla sua superficie si ammirano i monti che lo circondano e che vi si specchiano creando affascinati contrasti. La poesia del luogo è rovinata dalla presenza di una sorta di zoo in cui sono esposte le salamandre giganti in cattività.

Un volo aereo interno ci ha poi condotti a Shangai dove le prime cose che ci hanno colpito sono stati il traffico, le luci e la fiumana di gente che passeggia lungo Nanjing Road, la via pedonale dello shopping più importante della Cina. Tante luci, colori, la musica, ma soprattutto le persone di ogni età che si incontrano ovunque fanno quasi girare la testa, ma è bello lasciarsi trasportare allegramente da questa baraonda fino al fiume Huang Pu dove, sulla sponda opposta, sorge Pudong. Eppure, nonostante i tanti milioni di abitanti, non ci si sente oppressi né dalla gente né dalle auto circolanti in città che non sono poi tantissime considerando il numero di persone che circolano nella metropoli. Molte le auto elettriche che non emettono rumore ma soprattutto ben 21 le linee della metropolitana, con 517 stazioni e 896 chilometri di percorsi: numeri da record!

Passeggiando per Pudong al mattino sembra di essere a Manhattan tra grattacieli, centri commerciali di lusso e la Shangai Tower, il grattacielo più alto della Cina. Con un velocissimo ascensore si sale in pochi secondi fino al 118 piano a 600 metri di altezza da dove si gode di una spettacolare vista a 360 gradi su tutta la città. Nello skyline altri edifici simbolo sono l’Oriental East Pearl TV & Radio Tower, l’antenna televisiva alta 465 metri e dalla forma di missile che sembra venir fuori da un fumetto, e la Shangai World Financial Center, dalla caratteristica forma ad apribottiglie che sia una funzione estetica che quella di diminuire la pressione dei venti sulla facciata.

Ma come tutta la Cina anche Shangai è un posto di forti contrasti che sorprende e affascina, dove convivono l’incantesimo di un antico giardino e il caos dei moderni quartieri. Nella parte antica racchiusa da mura, una perla è il Giardino del Mandarino Yu, in origine un parco privato per una nobile famiglia del luogo, perfetto esempio di progettazione Ming.

Costruito dal governatore della provincia Pan Yundan per il padre ricompone prospettive inquadrate in vere finestre dalle quali ammirare minuziosi quadri naturali. Mentre gli scorci più sorprendenti sono quelli che emergono improvvisi tra i placidi laghetti con le carpe koi e strane anatre bianche dal ciuffo chiamate ciuffate o Anatre di Bali, a cui fanno da sfondo altissimi palazzi. Peccato per la troppa folla che non ci ha consentito di godere dell’atmosfera di questo angolo che sicuramente con i suoi laghetti, i ponti, i sentieri tortuosi, gli alberi e gli arbusti, con meno gente, ci avrebbe donato pace e serenità.

Nei pressi c’è il Mercato di Yuyuan con una grande piazza sulla quale si affacciano eleganti edifici antichi in stile tradizionale cinese con i tetti ricurvi e dettagli finemente decorati che consentono di fare un salto indietro nel tempo nella vecchia Shangai. Questo è il regno dello shopping tra bancarelle e negozi all’interno di palazzi a più piani in cui scovare il souvenir a poco prezzo ma anche pezzi più impegnativi tra gioielli in oro e giada e articoli di antiquariato.

Abbiamo lasciato Shangai con malinconia ma con la certezza di voler tornare. L’ultima tappa del nostro tour in Cina ci ha letteralmente conquistato con la sua atmosfera che è un mix tra le culture orientale e occidentale, con la sua vitalità e con la sua energia, in cui è bello tuffarsi. E, dato che c’è già la voglia di ritornare per scoprire altre aree di questo enorme paese, sicuramente inseriremo Shangai nell’itinerario perché questa città merita molto di più che la fugace visita che ha chiuso il viaggio, tra una sosta in una antica casa da tè, uno spuntino a base di gustoso cibo di strada e un salto nel quartiere francese, l’ex Concessione Francese, area storica ricca di boutique, caffè, ristoranti e gallerie d’arte.





















