Chamois è il più isolato villaggio della Val d’Aosta. Nel paese sospeso ai piedi del Cervino le auto sono off limit perché non ci sono strade per raggiungere questo borgo della Valtournenche praticamente invisibile dal fondovalle e alla base di uno spettacolare anfiteatro montuoso.

Nè auto, nè stress

Chamois

A Chamois, vera oasi di pace e di relax mai turbate dal rombo di un motore, si arriva esclusivamente in funivia o a piedi. La funivia che sale da Buisson (Funivia Buisson – Chamois – +39 0166 519890) fino ai 1815 metri di Chamois è l’unico collegamento. L’alternativa è la tortuosa mulattiera che dalla piana di Antey-Saint-André, che si inerpica su per i boschi totalizzando il record di 93 curve per 700 metri di dislivello, con pendenze mozzafiato percorribili solo dal gatto delle nevi.

Quando si arriva e si passeggia nel silenzio ancora più ovattato dalla neve la sensazione di essere tornati indietro nel tempo è reale. Già, perché quassù si vive con altri ritmi, ci si sposta a piedi o al massimo con gli sci.

L’unico via vai è quello della funivia, in funzione dalle sette del mattino alle dieci di sera. Poi più niente, isolamento assoluto fino al giorno successivo.

Guardandosi intorno, tra gli chalet in perfetto stile Heidi, mentre la chiesetta dedicata a San Pantaleone con il campanile scandisce le ore, si viene rapiti dall’atmosfera d’antan del borgo.

Qui regna ovunque la tradizione a partire dall’architettura rurale dei rascard e dei grenier, tipiche costruzioni in legno e pietra, fino alla lingua provenzale, il patois, e alla tipica cucina valdostana a base di carbonada, un gustoso piatto a base di carne di manzo cotto nel vino rosso, e polenta concia ai formaggi.

L’unico negozio-bazar che vende di tutto un po’, dagli alimentari ai doposci, è la Maison communale, dove siamo entrati per curiosare tra gli scaffali stipati di roba prima di concederci un fumante caffè alla valdostana dalla grolla dell’amicizia presso il bar Chamois.

Si fa presto a visitare il paese, circondato da un corollario di “hameaux”, le frazioni sparse sull’altopiano: oltre a Corgnolaz, Luissel, Crépin, Suisse, Callià e La Ville.

Accanto alla tradizione c’è poi la modernità del primo altiporto italiano per aerei leggeri, realizzato nel 1967, primo altiporto in Italia, aperto, oltre che per le attività di volo degli aeromobili e degli ultraleggeri, anche a chi pratica parapendio e deltaplano.

Per chi ama lo sci, varie piste si snodano in uno scenario incantevole, tra boschi e declivi. Il comprensorio di Chamois non supera i 15 chilometri totali di discese, adatte a ogni tipo di sciatori, anche i meno esperti. Ma, quel che più conta, senza code e perfettamente innevate da novembre ad aprile grazie al moderno impianto di neve programmata.

Dalla piazza di Corgnolaz una seggiovia in due tronconi sale fino al Lago Lod, a quota 2020 metri, e poi raggiunge i 2500 metri del Colle Fontanafredda, da dove gli sciatori più esperti possono lanciarsi in emozionanti fuori pista che scendono lungo il versante nord-occidentale, verso la conca di Cheneil e Valtournenche, collegata, sci ai piedi, con i 200 chilometri di piste del comprensorio di Breuil-Cervinia. Così vicina, eppure così lontana dalle atmosfere rarefatte di Chamois.

 

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