Cuba, diario tropicale di Maricetta Pomes

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Cuba

Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presume di capire o giudicare l’altra. (C.Magris). Respirare Cuba è essenzialmente questo… Sono trascorsi più di cinque secoli da quando Cristoforo Colombo “non vide mai cosa sì bella”. Oggi come ieri si rimane incantati dalla luce, dai colori, dai profumi, dai ritmi di quest’isola adagiata nel Mar dei Caraibi.

Da dove iniziare a esplorare Cuba se non da La Habana Vieja con il suo nucleo storico, chiamato anche Intramuros, il più vasto centro di arte coloniale di tutta l’America Latina, protetto dall’Unesco. E dal Malecòn, più che un lungomare, un luogo a cui tutte le strade sembrano portare. Tra le vie Obispo, Mercaderes e Oficios, sorgono alcune stupende dimore coloniali.
Un meraviglioso esempio è Finca Vigia la dimora dove Hemingway si trasferì con i suoi 9000 libri e oggi suggestivo museo.
Altri luoghi da non perdere e in cui perdersi sono i paladar, i mini ristoranti in case private sorte dappertutto, dove si gusta la vera cucina locale, che nasce dall’incontro delle culture africana e spagnola, con influenze cinesi e francesi. Un capitolo a parte meriterebbe il rhum, da bere in cocktail raffinati come il Mojito, con foglie di menta, zucchero, soda e lime, e il Daiquiri, con ghiaccio tritato e lime, così come faceva proprio Hemingway, nei due bar più famosi di Cuba, La Bodeguita del Medio e il Floridita. Come resistere a provare il brivido di sedere agli stessi tavoli dove il grande scrittore americano trascorreva le sue serate cubane? Sono quegli stessi luoghi dove la musica non manca mai perché a Cuba ogni occasione è buona per cantare e suonare. E se “la casa della Trova” (la casa della musica presente in ogni città dell’isola) è chiusa, si fa festa per le strade e nelle case.

Da L’Avana il giro continua nelle altre città dell’isola, Baracoa, Bayamo, Trinidad e Santiago de Cuba. Sia il centro storico di L’Avana che quello di Trinidad sono stati dichiarati dall’Unesco Patrimoni Mondiali dell’Umanità.
Viaggiando da L’Avana verso occidente si incontra la terra del tabacco, un’interminabile sequenza di piantagioni che producono la materia prima per i famosi sigari cubani. A est, lungo la Via Blanca, la strada costiera che unisce la capitale a Varadero, si trovano le spiagge di Playa del Este, con villaggi di pescatori come Cojimar, che deve la sua fama a Hemingway e al suo racconto “Il vecchio e il mare”.
Verso Oriente si entra nella regione dello zucchero, una campagna piatta, verdissima, disseminata da piantagioni di canna. Qui donne e uomini lavorano sotto il sole cocente, ma il loro viso è fiero. Sì, perché a Cuba tutto profuma di forza, fierezza e dignità.
A Cuba gli uomini sono abituati a creare ciò che manca e ancora oggi, sembrerà incredibile, ma manca tutto dalle medicine ai ricambi per auto all’acqua potabile, ma non mancano i libri. Ogni dieci metri si trova una libreria. L’alfabetizzazione voluta, sostenuta e attuata dalla rivoluzione al 100%. La revolucion di Fidel Castro e Che Guevara ha plasmato un popolo fiero e, comunque la si pensi, un popolo che nonostante le avversità grida: Aqui no se rinde nadie! (qui non si arrende nessuno). “Nella prosperità la scelta è difficile. Nelle avversità non si può scegliere. Vedrai. Imparerò a prendere l’oro dalla bocca del leone”. (Come il vento tra i mandorli. M.Cohen)

Sulla costa meridionale sorge Trinidad, fondata nel 1514 e ampliata nel Settecento: un magnifico reperto dell’era coloniale, con i suoi palazzi barocchi, i giardini, le case color pastello con le finestre protette dalle “rejas”, le inferriate in ferro battuto, le pareti di “azulejos” di Siviglia, i patii ombrosi e ricchi di vegetazione tropicale. Le strade sono a ciottoli, le macchine rare, la luce magica, l’atmosfera che rimanda al passato con una certa nostalgia.
Altra città importante è Ciego de Avila che ha di fronte lo straordinario arcipelago dei Jardines de la Reina, chiamati anche Laguna de la Leche per il colore latteo delle acque, dovuto all’alto contenuto di calcio, mentre Camaguey è considerata il selvaggio west dell’isola dove si scorazza su allegri bicitaxi.
Santiago de Cuba si stende ai piedi della Cordigliera ed è perennemente avvolta in una nuvola di vapori tropicali: un centro esotico popolato da etnie diverse, più caraibico che cubano. All’estremità sudorientale di Cuba ecco Baracoa, con la sua atmosfera coloniale: foreste pluviali che somigliano a quelle amazzoniche, case in legno affondate nella vegetazione, sullo sfondo del massiccio quadrato di El Yunque, la montagna sacra, con la cima perennemente persa nelle nuvole.
Questa è Cuba. Questo ciò che ho portato con me, nella mente, negli occhi e nel cuore.

(Testi e foto di Maricetta Pomes)