Caravaggio è il protagonista di due grandi mostre ospitate a Roma. La prima nel 2010 alle Scuderie del Quirinale e la seconda in corso fino al 6 luglio 2025 (ma i biglietti sono già esauriti e ne sono stati venduti ben 350.000) presso Palazzo Barberini. Entrambe due esposizioni straordinarie che ci hanno consentito di ammirare i capolavori di questo tormentato maestro la cui modernità già stupiva i contemporanei. Ed entrambe ci hanno dato l’opportunità di tornare a Roma. La prima volta abbinando la visita ai Musei Vaticani con il tour che consente di accedere dopo l’orario di chiusura alle sale e alla Cappella Sistina in esclusiva: un’esperienza che vale tutto ciò che costa e che consigliamo di fare almeno una volta nella vita!
Una mostra da non perdere

La seconda ha coinciso con il Giubileo e la giornata organizzata dal Corriere della Sera per la visita alla mostra “Caravaggio 2025” in compagnia di esperti e curatori. Un’occasione unica per ammirare i 24 capolavori arrivati da tutto il mondo e che stanno attirando visitatori da ogni angolo del globo, guidati da Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese e curatrice della mostra. Prima di accedere alle sale abbiamo avuto modo di ascoltare la presentazione di Paolo Conti, il giornalista del Corriere della Sera che ci ha accompagnato alla scoperta del pittore lombardo insieme alla curatrice Cappelletti, alla professoressa dell’Università di Roma Tre Maria Cristina Terzaghi e al direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica Barberini-Corsini Thomas Clement Salomon.

La mostra, che ha ottenuto sin da subito un consenso stupefacente da parte di tutta la stampa internazionale, è stata allestita in tempi record: in un anno e 3 mesi e solo per assicurare le straordinarie opere d’arte sono stati necessari 3 miliardi di euro.
Emozionante il racconto della professoressa Terzaghi che è stata tra le prime ad attribuire a Caravaggio la tela Ecce Homo, riscoperta in Spagna soltanto nel 2020 in piena pandemia e per la prima volta visibile in Italia. Così come coinvolgente è stata Francesca Cappelletti che, come direttrice della Galleria Borghese, è custode di sei capolavori che Michelangelo Merisi dipinse per il cardinale Scipione Borghese.

Tra le sale buie e deserte l’abbiamo seguita nella descrizione delle tele del genio lombardo esposte in questa mostra organizzata con il sostegno del ministero della Cultura e di Intesa San Paolo e definita dal direttore di Palazzo Barberini “epocale, faraonica, non replicabile”.

Per noi ha significato completare un’opera cominciata nel 2010 con la precedente mostra alle Scuderie del Quirinale in occasione del IV Centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571 – 1610), che accoglieva alcune delle eccezionali tele del pittore. Come le due versioni della Cena in Emmaus, quella della Pinacoteca di Brera a Milano e quella della National Gallery a Londra. Tra le pitture giovanili erano presenti il Ragazzo con canestra di frutta della Galleria Borghese, il Bacco degli Uffizi e la celeberrima Canestra di frutta, per la prima volta esposta al di fuori della Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Un’altra eccezionale concessione fu la monumentale Deposizione dei Musei Vaticani, mentre tra i prestiti eccezionali, figuravano l’Incoronazione di Spine dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Suonatore di liuto dell’Ermitage, l’Amore vincitore della Gemaldegalerie di Berlino e la straordinaria Annunciazione del Museo di Nancy.

Presenti nella mostra del 2010 anche i Musici del Metropolitan Museum di New York, i Bari da Fort Worth in Texas le e tre versioni del San Giovanni Battista rispettivamente dei Musei Capitolini, della Galleria Corsini di Roma e del Nelson-Atkins Museum di Kansas City, in esposizione anche in “Caravaggio 2025”.

Dagli Stati Uniti arrivano i già citati Musici e I Bari che dialogano con l’enigmatica Buona ventura nella versione dei Musei Capitolini di Roma, mentre l’altra è rimasta al Louvre, dove l’abbiamo ammirata anni fa. E poi San Francesco in estasi dal Connecticut e Marta e Maria Maddalena da Detroit.

Nella seconda sala i due ritratti di Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII e il padrone del palazzo che ospita la mostra: uno arriva da Firenze, mentre l’altro è esposto qui in prima assoluta dopo essere stato ritrovato 60 anni fa. Nella sala anche le tre grandi tele dove Santa Caterina, Giuditta e Maria Maddalena hanno il volto della stessa modella, forse la giovane cortigiana Fillide Melandroni. Scelto come copertina del catalogo il meraviglioso ritratto della santa che arriva dal museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, ma era di proprietà dei Barberini.

Il sesso maschile torna protagonista con la Cena in Emmaus di Brera, La Flagellazione di Cristo prestata dal Museo di Capodimonte a Napoli, la Cattura di Cristo da Dublino e Davide e Golia di Galleria Borghese con il celebre autoritratto nella testa mozza di Golia. Grande attenzione è dedicata all’Ecce Homo perduto e ritrovato a Madrid di cui Caravaggio dipinse anche un‘altra versione, oggi a Genova. Della tela si erano perse le tracce e questo quadro, attribuito inizialmente a Jusepe de Ribera, stava per finire all’asta per poco meno di 2mila euro. In pieno lock down, la professoressa Terzaghi prese un volo per andare ad analizzarla di persona: la svendita fu bloccata e i proprietari ritirarono il quadro che ora è in prestito al Prado.

Oltre che a Roma la nostra personale ricerca delle tracce del Caravaggio ci ha condotti proprio a Malta dove dipinse due capolavori, La Decollazione di San Giovanni Battista e San Girolamo scrivente, conservati nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta. A Siracusa, esposto sull’altare del Santuario di Santa Lucia al Sepolcro, c’è il Seppellimento di Santa Lucia, mentre nella città eterna in Santa Maria del Popolo ci sono la Crocefissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo, ammirate anni fa, e il ciclo dedicato a San Matteo nella cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi dove non siamo mai riusciti a entrare.















