Ho sempre vissuto una vita normale, modesta con l’essenziale per essere felice, e ogni risparmio speso per i viaggi. Il lusso, la ricchezza, i ristoranti e gli hotel a 5 stelle non erano mai stati una prerogativa e sino all’anno scorso non ne avevo mai visitato uno.

Il racconto di Silvia per noi

Nel momento in cui scelsi di andare a Las Vegas decisi consapevolmente di voler vivere un’esperienza unica, forse un po’ da sogno, volevo per una volta essere la protagonista di una favola. Dato fondo ai miei risparmi, scelsi di prenotare una suite al Venetian Hotel, per mesi ho guardato le foto delle sue stanze, per mesi ho guardato film, immagini e foto sulla città.

Ma mai mi sarei aspettata di ritrovarmi a vivere un’esperienza irreale, per la prima volta nella mia vita arrivata a Las Vegas, mi sono sentita fuori posto. Era il 7 ottobre, io e mio marito scendemmo dall’aereo stanchi, erano le dieci di sera, eppure eravamo consapevoli che la nostra giornata era appena iniziata. Fuori dall’aeroporto ci attendeva una macchina pronta a portarci al Venetian Hotel, man mano che ci avvicinavamo alla città vedevo le luci che si riflettevano sui finestrini, sentivo il cuore battere e mi inebriavo di quel luogo che avevo sognato per così tanto tempo. Scesa dalla macchina, già sentivo qualcosa di strano dentro di me, una sensazione mai provata, io sentivo che quel posto non mi apparteneva.

Entrata nella hall del Venetian, quella sensazione divenne sempre più forte, mi tremavano le gambe e sentivo salire l’ansia. Non c’era motivo per stare così, era tutto bellissimo e luccicante, ma continuavo a dirmi che era troppo per me.
Feci il check in, mi dissero che la mia suite non era più disponibile, overbooking, e si succede anche in hotel, lì il cuore m’iniziò a battere così forte che pensavo mi sarebbe venuto un infarto. Mentre la signorina continuava a battere i tasti del computer io la guardavo con le lacrime agli occhi, avevo sognato quella stanza per così tanto tempo che ero terrorizzata all’idea di non poterla avere.

Forse erano passati due minuti, o anche meno, ma a me mi era sembrato che il tempo si fosse fermato per un attimo indefinibile, ma mi risvegliai quando la signorina gentilmente mi disse che per scusarsi ci avrebbero dato la Rialto Suite. Al Venetian vi sono varie tipologie di suite, la Rialto era ben due gradini al di sopra di quella che avevo pagato!

Dopo aver seguito tutte le formalità per il check in, mi diede la mappa (per muoversi nell’hotel ce n’è davvero bisogno!) e mi avviai verso la mia suite.
Raggiunta la suite, per un minuto ho pensato che sarei svenuta, ho aperto la porta è dinanzi a me ho trovato una stanza da 110 metri quadrati, che era praticamente il doppio di casa mia. Era così grande, che ho pensato a cosa mi sarebbe servita una camera così grande! Marmi ovunque, letti enormi, scrivanie, divani, due televisioni, e per la prima volta vidi un bagno dentro un bagno!
La toilette comprendeva vasca, doccia, due lavandini e un vero e proprio settore per il trucco con tanto di lampadine Hollywood style. Vedo che nel bagno c’è una porta e lì trovo i sanitari e un telefono, sopra la vasca da bagno invece c’è la televisione. Tutto ciò che c’è in quella stanza mi fa chiedere se avessi vinto alla lotteria, non ci credevo, ma invece di essere felice continuavo a essere tesa e pensierosa.

Vi chiederete perché? Perché Las Vegas è una città che offre lusso, sfarzo, marmi, oro, piscine e gente che ti serve dal mattino alla sera, ma tutto quello che era interno a me era finzione, una recita, un sogno che mi faceva sentire in bilico tra il reale e l’irreale. E pensavo che quando sarei tornata a casa, tutto quello sarebbe svanito, sarei tornata alle bollette, alla cucina, all’affitto, alla quotidianità. Meno male, che i miei loop mentali e il mio auto-sabotaggio fu sventato da mio marito, che mi consigliò di godermi il momento.

Così uscii dalla stanza, rincuorata e pronta ad affrontare la Strip, le luci, i locali e il divertimento che la città mi proponeva. Eppure, invece di dirigerci verso le luci e di andare a vivere una notte brava in uno dei locali della Strip, sbagliai strada e così mi diressi verso la strada buia. Fuori dalla Strip non c’era niente, camminai per uno o due chilometri, stanca di vagare in mezzo al nulla, volevo tornare indietro, avevo capito di aver sbagliato totalmente strada!

D’un tratto però, notai delle luci in lontananza, avevamo fame così ci avvicinammo e lì feci l’esperienza più strana, divertente e conviviale della mia vita. Da fuori si vedeva che era un locale messicano, entrammo e mi trovai in un “ristorante” dove potevi ordinare direttamente ai cuochi cosa volevi mangiare, c’era un tavolo a buffet da dove poter prendere ciò che più ci piaceva, e un frigo per le bevande. I piatti erano di plastica come i vassoi e le forchette, ma ciò mi fece sorridere, ci girammo intorno per sederci e ci rendemmo conto che non vi erano tavoli singoli ma solo immense tavolate. Lì si mangiava tutti insieme, tutti si conoscevano e molti ci guardavano incuriositi.
In quel piccolo locale, poco fuori dalla Strip tutti i lavoratori messicani lasciavano le luci di Las Vegas, per dirigersi verso un luogo in cui stare insieme, bere una birra e mangiare qualcosa. In quel momento esatto, mi sentii felice, gli altri intorno a noi si avvicinarono, i piatti messi al centro e iniziamo a chiacchierare con un misto di inglese, spagnolo e italiano. Bevemmo e mangiammo, l’odore forte della piastra e delle cucine in funzione crearono un fumo forte e avvolgente che dava alla testa, il cibo era strano, i sapori inusuali e casalinghi. Mi resi conto, che la Strip mi aspettava con locali e camerieri di prim’ordine, eppure io mi sentivo accolta più da un locale di “quart’ordine” messicano, che non dalle luci della ribalta del mondo dorato che mi ero lasciata alle spalle.

Quella serata la porterò sempre nel mio cuore, perché mi ha fatto conoscere una parte di me stessa che non sapevo esistesse. Ho sempre pensato di voler vivere un’esperienza quasi da diva, di voler toccare il lusso con le mani, ma alla fine mi sono resa conto che ciò che vale di più è l’accoglienza delle persone del luogo, e toccare la realtà con le mani e non perdersi nella finzione.
Dopo quella sera, tutte le mie ansie e le mie paure si sono dissolte, e finalmente ho potuto divertirmi tra piscine, party, locali e ristoranti, come avevo programmato. Las Vegas alla fine mi ha conquistata, ma mi sono resa conto che se guardi il cielo e noti che è finto (il cielo nelle riproduzioni degli hotel di Las Vegas è finto ma sembra reale ndr), basta guardare fuori dalla finestra per vedere le stelle vere.

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