I musei dell’Antico Egitto

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I musei del Cairo che custodiscono i grandi tesori dell’epoca faraonica sono tre, ma noi ne abbiamo visitati due: il GEM, Grand Egyptian Museum, e l’Antico Museo Egizio di Piazza Tahrir all’interno dell’edificio fondato dall’egittologo Auguste Marette. Il terzo è il Museo Nazionale della Civiltà Egizia dove l’attrazione principale è la Sala delle Mummie Reali dove sono esposte 22 faraoni mummificati con le loro consorti trasferiti nel 2021 dal vecchio Museo Egizio. 

Dall’Antico Museo Egizio al GEM

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Non potevamo non cominciare dell’immenso GEM, il più grande museo al mondo dedicato all’antica civiltà egizia, situato a Giza sulla riva occidentale del Nilo: una gigantesca costruzione di 500.000 metri quadrati con una spettacolare facciata di vetro e alabastro aperto a novembre del 2025 dopo oltre 20 anni di lavori. Esattamente il 1° novembre, con apertura al pubblico il 4, data simbolica che richiama la scoperta della tomba di Tutankhamon nel 1922.

Al suo interno i più preziosi reperti dell’Antico Egitto tra cui il celeberrimo corredo del Faraone Tutankhamon, uno dei pochi arrivati ai giorni nostri intatto. La nostra guida ci ha subito specificato che il GEM è stato progettato per raccontare in modo diverso e più chiaro la storia dell’Antico Egitto. La grande sala di entrata, inoltre, è stata costruita intorno alla colossale statua in granito rosso di Ramses II alta oltre 11 metri che proviene da Menfi ed è stata scoperta nel 1820 dall’italiano Giovanni Battista Belzoni.

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Ma già dalla piazza su cui si affaccia ci si rende conto che è tutta la struttura ad avere un fortissimo valore simbolico. Una struttura che riprende le linee delle piramidi ma non le scimmiotta e dialoga con le grandi protagoniste della piana di Giza. Di fronte all’entrata si erge l’obelisco sospeso che non è appoggiato a terra ma sollevato, in modo tale da poter osservare da vicino il cartiglio inciso alla base, con il nome di Ramses II. L’altro elemento fondamentale è l’acqua che rappresenta un richiamo diretto al Nilo, la vera origine della civiltà egizia.

Una volta entrati, il percorso si apre verso la grande scalinata dove protagonista è una sequenza di statue monumentali. Arrivando in cima lo sguardo si apre verso le Piramidi di Giza. 

Sono 12 le gallerie principali ma è necessario effettuare una scelta riguardo cosa vedere senza fretta. Il racconto si snoda tra la vita quotidiana degli Egizi e la grande attenzione che dedicavano al tema della morte che non era considerata una fine ma una trasformazione. In esposizione sarcofagi, maschere funerarie, amuleti, vasi canopi e ushabti, le piccole statue a forma di mummia in legno o terracotta, ognuno dei quali aveva una funzione precisa nella preparazione del defunto all’eternità. 

Il percorso raggiunge il suo apice nelle Gallerie di Tutankhamon che raccontano il giovane uomo prima del faraone con gli oggetti personali, i giochi, gli amuleti, gli arredi e i piccoli elementi di vita quotidiana prima e i sarcofagi multipli, uno dentro l’altro. Fino alla maschera d’oro che non solo ha un’inestimabile valore ma una grande importanza storica e culturale, poiché è uno dei pochi oggetti rimasti intatti dell’Antico Egitto.

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Destinazione finale è la sezione dedicata alla Barca Solare che proviene dal complesso funerario della Piramide di Cheope. Fu scoperta nel 1954, smontata in più di mille pezzi e conservata in una fossa sigillata accanto alla piramide. Si tratta di una barca lunga oltre 40 metri, che serviva ad accompagnare il faraone nel suo viaggio insieme al dio Ra.

Tra i musei, da non perdere la visita al vecchio Museo Egizio, affascinante “involucro” novecentesco della storia egiziana. Purtroppo, il museo è stato saccheggiato durante le rivolte popolari dei primi mesi del 2011 e anche alcune mummie sono state distrutte. Restano comunque vaste sale con le teche in vetro e legno in cui sono esposte le ricche testimonianze della vita degli Antichi Egizi: gioielli, mummie, papiri e geroglifici. A proposito di geroglifici il momento cruciale della loro decifrazione si deve alla stele di Rosetta, custodita al British Museum di Londra e al francese Champollion che fu il primo a scoprire le basi del sistema di scrittura degli Antichi Egizi. Una copia fedele si trova nella grande sala al piano terra dove ci sono anche le grandi statue di Amenhotep III e della sua sposa la regina Tee.

E se parte dei reperti sono già stati trasferiti nel Grande Museo Egizio a Giza, non mancano tesori tutti da scoprire!
Come le mummie degli animali, che venivano sepolti insieme agli umani e le mummie di Tuya e Yuya, padre e madre di Teia sposa di Amenhotep III, perfettamente conservate. In questa sala ci sono molti spazi vuoti in quanto molti dei preziosi reperti legati alla coppia sono a Roma alle Scuderie del Quirinale per la mostra “Tesori dei Faraoni”.

Un aneddoto divertente ce lo ha raccontato la guida a proposito delle statue di Rahotep e Nofret, che hanno gli occhi talmente espressivi da essere scambiati per sepolti vivi e provocare un grande spavento nei loro scopritori! 
Molto interessanti le sculture in scisto verde chiamate le Triadi di Micerino in cui il Faraone è rappresentato accanto alla dea Hathor con disco solare contornato dalle due lunghe corna sul capo. Ma la statua più enigmatica rimane quella del Faraone Chefren seduto sul suo trono regale, con lo sguardo fisso davanti a sé in un punto lontano. Il mistero che avvolge questo capolavoro è nel materiale: la statua, infatti, è stata scolpita da un unico blocco di diorite nera, una delle pietre più difficili da lavorare per la sua durezza. Difficile pensare che sia stata lavorata con una tale precisione con gli strumenti dell’epoca. 

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Un altro “pezzo” importante del primo dei musei egizi è il Papiro di Rhind che risale al Medio Regno dell’Antico Egitto e contiene una serie di problemi e soluzioni matematiche.
Prima di andar via un ultimo sguardo alla testa di Nefertiti, considerata la regina più bella d’Egitto, sposa di Amenhotep IV, il faraone che, durante il Nuovo regno adottò il nome di Akhenaton, istituì il culto del dio Aton e fondò la nuova capitale dell’Egitto ad Amarna.

Viene sempre rappresentato con un aspetto effeminato: i fianchi larghi, il seno pronunciato, le labbra carnose e la pancia sporgente. L’archeologo nostra guida ci ha spiegato che non c’è una spiegazione della particolare raffigurazione del faraone che metta d’accordo tutti. Potrebbe plausibilmente riferirsi a un cambio dei canoni artistici voluti dallo stesso Akhenaton, ma anche a una sua presunta omosessualità. Il mistero rimane mentre le statue che lo ritraggono osservano i visitatori mute e inquietanti.

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Rosalia
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