Ci sono dei viaggi che rimangono più significativi di altri. Non solo per i luoghi visitati, che magari ti sono piaciuti di più, ma anche per il periodo in cui sono stati effettuati e per le persone con le quali hai diviso le avventure.

Viaggi fatti e da rifare

E per quanto possa sembrare bizzarro alcuni dei miei viaggi di domani sono indissolubilmente legati alla memoria di quelli già fatti. Molti di questi, affrontati da ragazza con amici e amiche oppure insieme alla mia famiglia, vorrei poterli rifare con l’uomo (e anche il cane) della mia vita.

Il primo viaggio all’estero senza il mio papà e la mia mamma, ma in compagnia di un’amica, ha avuto come meta Palma di Maiorca ed è stato il premio per la mia maturità classica. Inutile dirvi che è stata una delle vacanze più spensierate della mia vita in cui divertimento e allegria hanno regnato sovrani nonostante qualche piccola disavventura.

Il rammarico, però, è quello di non aver affatto approfondito ciò che l’isola offre oltre spiagge e discoteche. Quindi un viaggio affrontato adesso sull’isola insieme a Michele sarebbe tutto diverso e si dipanerebbe in modo molto più consapevole.

A proposito delle disavventure: siete curiosi di saperle? Una notte in una caserma per aver perso lo zaino con i documenti, con il rischio di non poter tornare in Italia! I nostri amici toscani conosciuti qualche giorno prima non ci lasciarono sole in questo poco piacevole frangente in cui cercavamo di spiegare che lo zaino era stato perso (o semplicemente dimenticato dalla mia amica, come si scoprì dopo) in discoteca e che nel caso fosse stato ritrovato non ne avremmo potuto avere notizie fino all’apertura del locale, a pomeriggio inoltrato del giorno in cui vedemmo l’alba sorgere dalle stanze fredde e ostili della Guardia Civil. A ciò si aggiunse il fatto che nella gendarmeria parlavano a noi in spagnolo (io e la mia amica siamo abbastanza scure di carnagione e ci prendevano per autoctone) e ai nostri amici biondi dalla carnagione chiara in tedesco scambiandoli per alemanes (tedeschi).

Altro episodio. Naturalmente dei cellulari all’epoca non vi era ancora traccia per cui l’unico modo di comunicare era quello di farlo di persona. E quando non era possibile bisognava attendere (in preda all’ansia). Una sera avevo un forte mal di testa per cui decisi di rientrare in albergo da sola e a piedi, lasciando la mia amica a divertirsi in discoteca.

Foto storica della vacanza a Palma di Maiorca (1986)

Ma l’aria più fresca in riva al mare mi fece sentire meglio per cui mi unii a una allegra compagnia di ragazzi e ragazze tedeschi che attorno a un falò sulla spiaggia cantavano canzoni in italiano. All’alba tornammo tutti alle rispettive residenze e nella stanza dell’albergo trovai la mia amica in preda all’ansia e alla preoccupazione: era tornata e non mi aveva trovato lì e aveva pensato mi fosse accaduto qualcosa di brutto! Una risata dopo il racconto di ciò che era successo mise a posto tutto.

(La foto di copertina e le altre nel testo da pixabay.com)

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