Con l’arrivo della primavera si comincia a pregustare il lungo periodo di festività che va dalla Pasqua al primo maggio, perfetto per un viaggio alla ricerca di curiosità e tradizioni.

Le uova dipinte della Pasqua slovena

In Europa, una delle mete che preserva antichi rituali legati alla Pasqua, è la Slovenia, con le sue coloratissime uova sode dipinte (pirhi), che da una regione all’altra cambiano anche denominazione. In Carinzia, infatti le chiamano pisánke, mentre nell’area della Stiria e dell’Oltremura sono ramenice o remenke. In Bela Krajina si incontrano, le pisanke, che presentano bellissimi ornamenti creati con cera d’api, fusa e screziata, in modo da ottenere motivi raffinati e colorati in nero e rosso. Queste sono le uova che una volta venivano donate dalle ragazze ai loro fidanzati quale pegno d’amore.

E si tratta di veri e propri capolavori in miniatura al punto che si possono ammirare al Museo della Bela krajina (Belokranjski muzej) a Metlika. Fra tutte, però, per grazia ed eleganza, primeggiano le “pirhi” di Vrhnika, i cui gusci decorati da migliaia di fori, hanno l’aspetto dei preziosi manufatti all’uncinetto.

Insomma quella delle uova pasquali è una vera e propria espressione artistica slovena. Le più rinomate sono infatti quelle dell’artista Franc Grom che vive a Stara Vrhnika e le cui opere ovoidali, finemente intagliate, recano sul guscio fino a duemilacinquecento fori e sono impreziosite da riflessi di luce. E’ un lavoro di cesello molto apprezzato e che richiede anche mesi, per completare il decoro di un singolo uovo. Questi piccoli capolavori sono anche frutto dell’abile uso del perno, strumento elettrico di precisione, che consente di intagliare l’uovo senza romperlo. Queste micro-sculture sono state esposte anche in Giappone, india, Stati Uniti. E quale migliore periodo, se non questo, per visitare l’esposizione, nel castello di Lubiana, abbinata al concorso che premia di anno in anno le pirhi più belle.

E ancora, in Dolenjska e Gorenjska, è tipico il gioco in cui si tenta di colpire le uova, con una moneta oppure con un bastone, da almeno sei metri di distanza. E, infine, le pirhi non possono mancare su sontuose tavole imbandite del pranzo pasquale. Già Sabato Santo, giorno della benedizione dell’acqua, del fuoco e delle pietanze, ci si reca in chiesa con un cesto, in cui non possono mancare pirhi, “pinca” (pane dolce), “menih” o “pup’ca” (dolce a forma di treccia con un uovo sodo colorato inserito nella parte superiore) e potica o putizza, dolce tradizionale, sempre presente nei giorni di festa. Si prepara con un impasto lievitato, steso e arrotolato, che viene farcito con diversi ripieni. Se ne contano ben ottanta e fra i più tipici ci sono quelli con noci, nocciole, dragoncello, semi di papavero, formaggio. Fra i piatti salati del pranzo, invece, primeggia il prosciutto cotto in crosta di pane, da accompagnare con il “hren” (rafano). Tantissime, dunque, le tradizioni e le golosità che si tramandano e che fanno della Pasqua slovena una ghiotta occasione da non perdere!

Antonella Lippo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here