La Garibaldi Crew omaggia Christo “impacchettando” il teatro di Bisceglie

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La Garibaldi Crew omaggia l’artista Christo “impacchettando” il teatro comunale di Bisceglie. E lo fa nel giorno in cui in tutta Italia riaprono i teatri, perché proprio come Christo Vladimirov Javacheff diceva “La bellezza, la scienza e l’arte trionferanno sempre”.

Il teatro di Bisceglie “impacchettato”

L’azione di land art Wrapped Theatre, omaggio a Christo Yavachev, che il 13 giugno avrebbe festeggiato il suo 85° compleanno, gioca sull’elemento sorpresa comparendo nella notte tra il 14 e il 15 giugno nella città di Bisceglie (Bat) ad opera di una Crew di artisti il cui nome fa riferimento a quello del Teatro Comunale.

Garibaldi

Attualmente chiuso per lavori di ristrutturazione, il Garibaldi, fulcro di un “sistema”, abitando anche spazi diversi della città, da sette stagioni non si è mai fermato, alimentando una fucina d’idee, di sperimentazioni, di pratiche culturali dedite a ricomporre quel rapporto fra Teatro e Comunità generalmente trascurato. Un complesso di soggetti e progettualità, un mosaico d’iniziative irriducibile all’idea di stagione teatrale, rappresenta oggi un’esperienza esemplare confermata anche in questa circostanza.

Il carattere di questo omaggio, travalicando la dimensione locale, si proietta in una prospettiva più ampia, proponendosi di portare idealmente a termine un primo progetto d’impacchettamento ideato da Christo e da Jeanne-Claude nel ‘68 per il festival di Spoleto e di segnalare, nel cuore del Sud di un’Italia in affanno, con speranza attiva, le potenzialità e il senso del Teatro.

L’opera appare il 15 Giugno 2020, nel giorno cioè in cui i teatri italiani dovrebbero riaprire, per segnalare, con inequivocabile iconicità e impattante forza visiva, che il momento è tanto delicato quanto decisivo, e necessita dirompente coraggio e di una profonda visione per incidere su un reale rilancio della cultura nel nostro Paese. Un atto teso non solo a sottolineare la fragilità di un settore, ma ad adempiere più pienamente il compito del Teatro che, chiuso per l’evidente degrado di un’umanità che non riesce a difendere il suo habitat, vuole rappresentare una crisi che non potrà essere risolta con una delibera governativa o sperando di tornare a come eravamo.

“L’idea è maturata nel gruppo dei tecnici e ha immediatamente contagiato tutti. Covava la necessità di segnare la giornata indicata dal Governo per la riapertura, con un atto teatrale che fosse in grado di testimoniare il disagio dei lavoratori dello spettacolo, senza rinunciare però al compito prioritario del Teatro: quello di rappresentare il proprio tempo e la comunità che lo esprime – il commento di Carlo Bruni, direttore Teatro GaribaldiLa scomparsa di Christo; la forza iconica di un teatro impacchettato (non sembra indossare una delle mascherine che ormai segnano i nostri volti?); la teatralità stessa dell’atto pubblico, in definitiva una vera messa in scena; il bisogno di toccare una comunità impaziente, pronta ad ignorare, non tanto il virus, ma il suo più intimo significato … Insomma tutto sembrava corrispondere la nostra necessità. Il resto lo farà il pubblico a cui si è scelto, almeno in questa prima fase, di non fornire particolari spiegazioni, accettando il rischio che la “veste” sia interpretata come il prosieguo del cantiere avviato per la ristrutturazione del Garibaldi (in corso). E si è anche deciso di non concepire l’azione come espressione di protesta, ma come stimolo per una riflessione collettiva: segno manifesto di un Teatro vivo e aperto anche di fronte ad un edificio impacchettato”.

Dal Festival dei due mondi al Teatro dei due mondi. Se la fama dell’artista di origini bulgare recentemente scomparso per le sue opere eclatanti è indiscussa, pochi sanno che la sua prima italiana, agli esordi della carriera, fu voluta e realizzata nel contesto di uno dei più importanti e longevi festival di teatro, il Festival dei Due Mondi. Era il Giugno 1968 quando Christo e la moglie Jeanne-Claude vennero invitati a Spoleto da Gian Carlo Menotti. Inizialmente i due progettarono d’impacchettare il Teatro Nuovo, azione mai portata a termine, mentre venne effettivamente realizzato l’empaquetage della Fontana di Piazza del Mercato e del Fortilizio dei Mulini. In quegli anni la città umbra è crocevia di figure e interventi che segnano profondamente la cultura italiana. L’avvio della carriera della coppia artistica, che proveniva direttamente dal “maggio” francese, rivela il profondo legame tra la teatralità delle loro opere, la valenza politica del messaggio e la loro forza espressiva.

In questi difficili mesi anche il Teatro, come tutto il resto, si è fermato ma, mentre le industrie sono ripartite, il turismo viene rilanciato e persino le discoteche trovano una loro collocazione nelle priorità della ripartenza, la riapertura dei teatri – sebbene formalmente possibile da oggi – risulta impraticabile nelle modalità immaginate dal legislatore per tenere testa al virus.

Naturalmente si potrebbe polemizzare sulla contraddizione che vede inabitabili le platee, salvo distanziamenti difficili da sostenere e possibili i voli aerei senza riduzione dei posti a patto che si disponga di un fantomatico trattamento ospedaliero dell’aria… Ma non è questa la prospettiva di un’azione che si propone due obiettivi complementari.

Garibaldi

Da una parte intende evidenziare la precarietà endemica di un intero settore, contribuendo alla denuncia animata da gruppi informali di attori e attrici, tecnici, organizzatori teatrali, professionisti dello spettacolo di ogni tipologia, che hanno finalmente cominciato a parlare tra loro e a confrontarsi. Nonostante il tentativo di voci autorevoli, come quella di Gabriele Vacis che suggerisce di tenere aperti i teatri sempre anche durante le prove, le disposizioni per la riapertura, come le modalità di finanziamento immaginate a sostegno del settore da enti locali e nazionali, sono ingessate da regole che trascurano l’essenza del Teatro. Un’arte fondata sull’incontro e sulle differenze che, in questo momento, potrebbe essere sostenuta accogliendo le richieste di ristrutturazione che manifesta il suo popolo (si pensi alla sorprendente mobilitazione dello scorso 30 maggio). Dall’altra, segnalare con un atto creativo la complessità di una crisi generale, che richiede da parte di tutti un cambio di rotta, d’idea di sviluppo, di rispetto della natura, di rilancio della scuola, della cultura e di redistribuzione di una ricchezza concentrata nelle mani di pochissimi a discapito di popoli interi. Impacchettare un Teatro allora può significare molto. Anche vantarne il senso di dono: un’opportunità che ogni comunità si da per rappresentarsi e indagare le proprie debolezze. Per goderne però, un regalo va scartato. Con cura e gratitudine, per coglierne più a fondo il valore. Darsi tempo per farlo, non significa rimanere mani in mano ad attendere il superamento del rischio pandemico, ma lavorare e riconoscere il lavoro dei suoi animatori, perché a quell’appuntamento si possa arrivare con un Teatro rinnovato e vivo.

A Bisceglie comunque, dal prossimo 19 giugno, sistemaGaribaldi riparte. È il Tempo dei Piccoli.

Un ringraziamento è rivolto all’impresa ManziMarmi per il materiale concesso e alla Città di Bisceglie per aver sino ad oggi favorito la nascita e la crescita di sistemaGaribaldi.

Video dichiarazione Carlo Bruni, direttore sistema Garibaldi https://we.tl/t-r0i2thayiP
Timelapse e immagini drone https://wetransfer.com/downloads/87bfb528c5fc4b5e7fc173420c6dfdf620200615062049/5c8b0dae39c77fc78032ea8f5a848bd720200615062220/aa2ca3

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