Per guadagnare con i post su Instagram non servono milioni di followers. E finalmente anche le aziende, dalle più piccole alle più grandi, se ne stanno accorgendo e affidano sempre più il loro marketing digitale ai cosiddetti micro influencer.

Strategie e viralità

Dell’argomento avevamo già parlato in un post di qualche tempo fa: il favoloso mondo degli influencer. E nel nostro piccolo possiamo testimoniare che stanno aumentando le collaborazioni non solo con aziende artigianali locali che puntano su blog che, come il nostro, tengono alla qualità piuttosto che alla quantità, ma anche e soprattutto con strutture ricettive che ci cercano perché rappresentiamo un segmento di nicchia interessante. Quest’anno siamo stati chiamati a collaborare con realtà molto diverse, dalla struttura a 5 stelle lusso al resort per famiglie, ma con un obiettivo comune: puntare sul turismo di chi viaggia con il cane, anche di grossa taglia come il nostro Otto. E a metà settembre i nostri #sognidoro recensiti a quattro gambe e a quattro zampe si sposteranno fuori regione. Seguiteci!

tailor-made

Ma chi rientra nella categoria dei micro influencer? Non si tratta di celebrità ma di utenti di internet, soprattutto chi utilizza Instagram, con una base solida e fedele. Il guadagno per ogni contenuto postato dipende da diversi fattori e non solo dal numero di followers: infatti si può iniziare a farsi pagare un post anche con un seguito di 2mila seguaci. Tutto sta nel livello di engagement che spesso è maggiore nel caso di micro influencer che hanno un rapporto più stretto con chi li segue rispetto al mega vip con tantissimo seguito.

Ma come farsi conoscere dalle aziende ed entrare in contatto con loro? La prima cosa da fare è quella di creare un vero e proprio piano editoriale per distinguersi dagli altri. Dunque, scegliere la propria nicchia e seguirla. Poi secondo gli esperti, per crescere ci sono due modalità: strategie e viralità. Riguardo le prime, ogni giorno si può andar si Instagram, cercare sotto l’hashtag viaggi, leggere i top post, poi postare qualcosa che rispecchi il trend della giornata.

Un’altra tecnica, che a noi non piace e che troviamo molto discutibile, è quella di seguire persone con pochi followers che solitamente ricambiano il “segui” per poi cancellarle dopo pochi giorni.

Altri consigli degli esperti sono pubblicare una decina di Storie al giorno per mostrare a chi ci segue quello che facciamo. E un post al giorno, non di più, per non affaticare i fan.

E qui per me cominciano le dolenti note. E faccio outing. Quando mi sono iscritta a Instagram l’ho fatto senza grandi pretese, solo perché mi piaceva postare le foto dei nostri viaggi, dei nostri pets o dei piatti preparati in casa o gustati al ristorante.
Poi ho cercato di rendere il profilo di Città Meridiane più “professionale”, ma ciò che proprio non mi va giù, neanche con un poco di zucchero, per citare la famosa canzone di Mary Poppins, sono le Stories.

Sono da sempre innamorata del fotogramma e dell’attimo che rende eterno. Le Stories, al contrario, non mi appassionano, né come spettatrice, né come autrice.
Riguardo la viralità, se un post diventa virale accede alla sezione Esplora di Instagram, la pagina relativa alla ricerca globale. Da qui si può ottenere un’enorme esposizione.

Ma come far diventare virale un post? Sappiate che secondo gli esperti una foto per ottenere tantissimi like in pochissimo tempo deve essere luminosa e con una colorazione blu-azzurra. E il soggetto deve essere in primo piano.

Le altre variabili importanti per catturare l’attenzione dei brand sono il numero dei “mi piace” e il numero dei commenti, che possono essere alti pur avendo pochi followers.
Da sottolineare a questo proposito, che anche in Italia, dopo il Canada, Instagram ha lanciato l’esperimento di nascondere il numero dei ‘like’, per indurre gli utenti a porre l’attenzione su foto e video condivisi e non su quanto consenso ricevono, dato che il tasto ‘like’ non scomparirà, ma il numero dei ‘Mi Piace’ ricevuti sarà visibile solo all’utente che ha pubblicato il post.

Rimane sempre in cima alla lista una preoccupazione, che accomuna macro e micro influencer: aumentare l’engagement. Questo obiettivo, però, si scontra periodicamente con i vertiginosi aggiornamenti degli algoritmi, che spesso penalizzano i nostri contenuti. E qui subentra lo stato di sconforto più totale.
E, allora, che l’algoritmo sia con voi!

4 COMMENTS

  1. Come iniziare bene la giornata! Che stress Rosalia! La verità mia cara Rosalia è che io non riesco ad essere strategica neanche con la spesa al supermercato. Vado di pancia e penso che all’algoritmo piaccia poco. E condivido: le stories non mi piacciono neanche un po’!!!

  2. In effetti è davvero uno stress! Anche perché cambia tutto continuamente. Cerco di tenermi almeno informata ma dalla teoria alla pratica… non è sempre facile! Per cui faccio come con la moda: scelgo ciò che più mi piace e mi sta bene. Il resto lo lascio agli altri 😉

  3. Per me il travelblogging è un hobby, pensato più a soddisfare la mia persona che ad essere riconosciuto dal web. I trucchi per apparire non mi piacciono (like&unfollow per esempio); quelli di difficile attuazione non li sopporto, porterebbero via troppo tempo prezioso. Se si Prendono come riferimento i miei parametri, mi considero influencer 😉

  4. Per me Fausto è sempre più un lavoro, per cui questa inversione di tendenza diventa interessante anche per proporsi ad aziende che magari finora non consideravano blog come il nostro proprio per i numeri. E ne abbiamo incontrate diverse 😏

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