Matera: la cripta delle meraviglie

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Al mattino, appena svegli, è impagabile affacciarsi sui Sassi su cui incombe la Cattedrale dedicata alla Madonna della Bruna. Poi, attraverso scale scolpite nella pietra e attorcigliate intorno a una piccola corte, si raggiunge la saletta per l’abbondante colazione. Siamo a L’Arturo B&B, accolti da Monica e Arturo Fabiano ben felici di ospitare anche il nostro Arturo a quattrozampe: qui tutto è all’insegna della serenità e del cuore che è il simbolo scelto per l’insegna ed è presente ovunque.

Raggiunta Piazza del Sedile è d’obbligo un giro tra le botteghe, con la colonna sonora della musica che proviene dalle finestre del Conservatorio. Attira la nostra attenzione Geppetto (piazza del Sedile 19, +39 0835 331857 – ilsedilegeppetto@virgilio.it): da lontano sembra un banale negozio di souvenir ma entrando e facendo due chiacchiere con Marco Brunetti, ex avvocato ora artigiano, si scopre un intero ed elegante mondo che gira intorno al manufatto e soprattutto vira sul cuccù, il fischietto in terracotta simbolo della città.

Dopo la sosta ghiotta con il tagliere di salumi e formaggi accompagnato da un calice di Aglianico da L’Arturo, salumeria e wine bar in cui sia i tavoli che il bancone pantagruelico sono presi letteralmente d’assalto all’ora di pranzo (piazza del Sedile 16, +39 339 3907068, orari: 10-15,30 – 18,30-23,30 chiuso domenica), vale la pena concedersi una gita nei dintorni per lasciarsi coinvolgere appieno dall’incanto di questi luoghi. E spostarsi verso la Gravina di Picciano, dove in Contrada Pietrapenta c’è un piccolo gioiello: la Cripta del Peccato Originale, detta anche Grotta dei Cento Santi. La visita è possibile solo su prenotazione (Cooperativa Synchronos +39 320 3345323 – www.criptadelpeccatooriginale.it) in quanto il sito si trova all’interno della proprietà privata della famiglia Dragone. Situata lungo l’Appia antica e scoperta nel 1963, è stata recentemente restaurata dalla Fondazione Zetema di Matera con la consulenza dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. Viene considerata una delle più antiche testimonianze dell’arte rupestre del Sud Italia e spesso definita la “Cappella Sistina” medioevale. Le scene dell’antico e del nuovo testamento sono state affrescate intorno alla prima metà del IX secolo d.C. secondo i caratteri tipici dell’arte benedettino-beneventana su calcarenite trattata con una base di malta con fondo di alabastro da un anonimo artista chiamato il Pittore dei Fiori di Matera. La visita è resa ancora più suggestiva da un percorso guidato che alterna luci e suoni e che svela a poco a poco le pitture parietali. Sulla parete di fondo si staglia il racconto biblico dei primi capitoli della Genesi: Dio Padre Creatore, la Luce, le Tenebre, la creazione di Adamo, la nascita di Eva, la tentazione e il Peccato Originale, il cui frutto non è la mela bensì il fico. Sono solo cinque le rappresentazioni in tutto il mondo in cui è questo frutto a rappresentare il “malum”, che poi per errori di trascrizione e di traduzioni è diventato mela: nelle cattedrali di Otranto e di Trani, nel duomo di Monreale e nell’affresco della Cappella Sistina. Il racconto della Creazione lascia poi spazio, nelle tre conche absidali, alle splendide triarchie degli Apostoli Pietro, Andrea e Giovanni, degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e alla venerazione della Vergine Regina, Maria Celeste Imperatrice che ricorda molto la longobarda Teodora di Ravenna. Un altro particolare molto importante è quello delle sei dita, l’esadattilia presente nelle raffigurazioni di Pietro e dell’arcangelo Michele a rappresentare l’imperfezione umana rispetto alla perfezione divina.

Un insieme di figure e di simboli, come i rossi fiori che incorniciano tutte le figure, che lascia davvero a bocca aperta e fa intendere quanto ricchi dovessero essere i committenti di tale opera, realizzata 500 anni prima che Giotto dipingesse gli affreschi di Assisi e moderna in modo stupefacente.