Le masserie, piccoli mondi antichi

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Il fascino del passato si respira in masseria. Questi antichi edifici, che si stagliano bianchi nell’azzurro intenso del cielo, sono il simbolo del territorio pugliese, caratterizzato da un’economia agricola fin dalle sue origini. Le più antiche risalgono all’anno 1000 e, a seconda della funzione produttiva che svolgevano, si distinguono tra quelle a torre, quelle fortificate senza torre, quelle non fortificate “di pecore e da campo” con i trulli dove si ricoverava il bestiame, quelle a castello. Questi piccoli mondi antichi fiorirono soprattutto sui percorsi seguiti dai pastori durante la transumanza e, col dilagare del brigantaggio e delle incursioni dei pirati dal mare, si trasformarono in veri e propri borghi fortificati, dotandosi di feritoie, caditoie, ponti levatoi e torrioni di avvistamento.

Nel ‘700 questi complessi rurali divennero veri e propri villaggi che ospitavano la casa padronale, spesso con la cappella annessa, le case dei contadini, le stalle, le scuderie, il frantoio, i campi per la coltivazione agricola. Nel secolo successivo, moltissime si trasformarono nelle residenze di campagna della nuova borghesia, arricchendosi di volute, scale, statue e balaustre.

Oggi, le masserie della Puglia, circa duemila, sono ancora lì, che connotano in maniera decisa la campagna pugliese nel cuore della Murgia, nel territorio a sud di Bari fino a Brindisi e Taranto e nel Salento. Spesso appaiono all’improvviso in mezzo alla campagna, con l’imponenza e la dignità di chi avrebbe una lunga serie di storie di vita vissuta da raccontare.
A volte, persa l’originale funzione produttiva, gli edifici in pietra calcarea o tufo vengono trasformati da fattorie in eleganti dimore o aziende agrituristiche. Diventate “case per gli ospiti” sono il vero specchio dell’arte di vivere pugliese. Ma la vita in masseria, che sia quella ancora produttiva con allevamenti di pecore e buoi e coltivazioni di olivi, alberi da frutto e viti, o quella più “comoda” di quelle trasformate in ricercati resort, non si può semplicemente raccontare: bisogna viverla appieno e fino in fondo.

Per cui il nostro consiglio è quello di visitarne tante per rivivere atmosfere ormai dimenticate e, lasciandosi trasportare dalla fantasia, rievocare i tempi in cui la masseria rappresentava l’attivo fulcro della vita rurale, ma anche il dono dello sposo longobardo alla sua sposa il giorno dopo le nozze.