Fortezze d’Oriente

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Fortezze

Siti archeologici, cattedrali, palazzi, ville, masserie, fortezze: rappresentano le immagini più tipiche della Puglia. Da non perdere le visite ai castelli, per lasciarsi conquistare dal loro fascino tenebroso e dalle mille leggende che aleggiano tra le loro mura. Sorti in gran parte nel Medioevo, la loro presenza è andata sempre oltre la funzione eminentemente difensiva, per assumere la connotazione di strumento del potere politico finalizzato al controllo del territorio.

Se la maggior parte dei castelli risale all’epoca normanno-sveva, furono gli Spagnoli a fortificare la costa secondo i più moderni canoni di difesa, avvalendosi di architetti militari quali Evangelista Menga e Gian Giacomo dell’Acaya, e spesso riadattarono anche castelli già esistenti rendendoli inespugnabili.

Spagnola è la fortezza di Lecce, imponente nel cuore della città, che apre le porte del Salento. Il castello è formato da due corpi concentrici: all’interno c’è il più antico, quello medievale, mentre la parte esterna fu costruita dall’architetto Gian Giacomo dell’Acaya su incarico di Carlo V.
Scendendo ancora lungo il litorale adriatico, approdiamo a Otranto, il cui maniero rammenta le secolari minacce subite da queste splendide coste a opera dei Turchi e il tremendo eccidio del 1480.  Infatti, il castello fu costruito proprio all’indomani del martirio degli 800 idruntini sui resti di un fortino preesistente di epoca bizantina, per proteggere meglio la cittadina.
Attualmente il castello di Otranto è considerato una tra le più grandi e maestose costruzioni del Salento lungo la costa adriatica, a ridosso sul mare e circondato da un ampio e profondo fossato ancora visibile. Le mura difensive furono rinforzate da tre torrioni a pianta circolare, Ippolita, Alfonsina e Duchessa. Anche la torre a “Punta di diamante”, protesa sul mare, fu costruita dagli Aragonesi. La facciata principale presenta gli stemmi di Carlo V e del vice re don Pedro da Toledo.

Entrando, si viene avvolti dalla storia e si immagina la vita del tempo all’interno della fortezza come viene descritta nel celebre romanzo “Castello di Otranto” scritto nel Settecento dall’inglese Horace Walpole: sulla volta del salone d’ingresso si nota una feritoia stretta e lunga, dalla quale veniva calato in passato il portone in ferro. Bocche di fuoco anche nelle sale circolari delle torri mentre le sale inferiori sono ricche di scorciatoie, sotterranei e vie di fuga. Ultimamente il castello, sede di interessanti eventi artistici, è stato ristrutturato e sono stati riportati alla luce l’antico fossato e il ponte levatoio.

Una Otranto che non ti aspetti è quella di Tartufi & Funghi (Via Idro, 32 – Otranto – info: +39 393 2516511 – giulianoborgia@gmail.com), ristorante in pieno centro cittadino in cui degustare piatti tutti a base di tartufo locale che Giuliano Borgia, insieme a suo padre e grazie al fiuto dei loro cani, raccoglie nei boschi e nelle pinete che profumano di mare. Per dormire nella tranquillità del verde a ridosso del mare, a nord di Otranto presso i Laghi Alimini, c’è il Residence Altair (Località Serra degli Alimini – Otranto – info: +39 0836 801 166 – www.residencealtair.it – info@residencealtair.it), una vera oasi di pace in cui anche i nostri amici a quattrozampe sono ben accetti: ampie suite dotate di ogni comfort, tanta vegetazione che garantisce frescura e risvegli al canto degli uccellini, una grande piscina e la spiaggia privata a disposizione degli ospiti.

Profondamente legata alla storia del castello idruntino è quella della fortezza di Castro, definita di rilevanza strategica per la difesa del regno da Carlo I d’Angiò. Anche la città fu invasa dai Turchi nel 1480 e in seguito al saccheggio di Otranto il castello venne semidistrutto. E fu la nobile famiglia dei Gattinara, nel Cinquecento, a far ricostruire la fortezza sulle rovine dell’antica rocca, realizzando una nuova struttura difensiva a pianta quadrilatera, con quattro bastioni e un terrapieno. La struttura fu poi potenziata dal viceré spagnolo don Pedro de Toledo, mentre l’architetto senese Tiburzio Spannocchi progettò la costruzione del bastione a protezione della Porta Terra, della imponente torre sud, detta Torre Catalano, e di una caratteristica cinta fortificata a impianto esagonale allungato, munita di baluardi e torri di cortina nei punti strategici. La struttura, completamente restaurata negli ultimi anni, dispone di una sala convegni e ospita, nelle sale e nel torrione angolare di levante, il Museo Civico “Antonio Lazzari” con la mostra archeologica permanente “Castrum Minervae: tra Greci e Messapi”, che permette di ammirare i numerosi e vari reperti provenienti dalle recenti campagne di scavo effettuate nell’area del centro storico della cittadina che ha riservato la bellissima sorpresa, nell’estate dello scorso anno, del ritrovamento della statua con veste finemente drappeggiata che rappresenterebbe la dea Atena-Minerva alla quale era dedicato il tempio citato da Virgilio in correlazione con l’approdo di Enea. Ed ecco che così si dirima definitivamente la questione relativa al dibattito su dove Enea, in fuga da Troia distrutta, fosse approdato arrivando in Italia. Finora, infatti, a contendersi questo approdo sono stati Porto Badisco nei pressi di Otranto e Roca Vecchia in territorio di Melendugno. Ma tra i due litiganti, come spesso accade, il terzo gode ed è ora storicamente accertato che lo scalo dell’eroe troiano sia stato proprio nella cittadina denominata dai romani Castrum Minervae.

Per restare qualche giorno in questo lembo di terra in cui protagonista è il mito, il nostro consiglio è quello di pernottare presso Hotel Piccolo Mondo, (Lit. castro-Santa Cesarea Terme – Castro Marina – info: +39 0836 947035 – www.piccolomondo.it info@hotel-piccolomondo.it) sulla litoranea per Santa Cesarea Terme: a picco sul mare, emerge tra le rocce e la macchia mediterranea, proprio accanto a una delle meraviglie del Salento, la Grotta della Zinzulusa (leggi di più: https://www.cittameridiane.it/la-blue-route-da-otranto-a-castro/). E per rilassarsi, una nuotata nella grande piscina con acqua di mare che evita la fatica della ripida risalita tra gli alti e frastagliati scogli.

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