Fino a qualche tempo la Valle d’Aosta, una regione molto ricca a livello archeologico e storico, è stata poco conosciuta al grande pubblico da questo punto di vista. Ma, da due anni a questa parte, è cominciato una sorta di Rinascimento che si è riproposto di recuperare filologicamente l’identità della Vallèe.

Aosta megalitica: Saint-Martin-de-Corlèans

Aosta

A cominciare da Aosta che con l’apertura del sito archeologico di Saint-Martin-de-Corlèans nel giugno del 2016, ha rilanciato anche l’area romana per far conoscere a un pubblico sempre più vasto il suo territorio ricchissimo di storia e di testimonianze che attestano la presenza umana fin dall’antichità.

Aosta

E la stessa Aosta è un museo all’aria aperta che sta svelando pian piano, come dichiara l’architetto Gaetano De Gattis dirigente del Patrimonio archeologico della Regione, tesori di inestimabile valore storico anche sotto terra. Infatti, dopo il ritrovamento da parte dell’archeologo della Soprintendenza regionale Franco Mezzena del sito di Saint-Martin-de-Corlèans nel 1969, non è cessata l’opera di scavo a circa sei metri sotto l’attuale superficie, che non più di dieci giorni fa sotto le fondamenta del nuovo ospedale ha riportato alla luce tombe complete di corredi funerari intatti.

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Un’immersione totale e a tratti straniante nel tempo dei primi uomini che vissero sulla terra si ha accedendo allo spazio espositivo che non solo ingloba ma protegge come un enorme guscio l’intera area archeologica, la più grande al coperto d’Europa, salvaguardando i reperti che sono rimasti nello stesso luogo in cui sono stati rinvenuti e al contempo proponendoli in un percorso informativo e didattico.

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Tutto il progetto di allestimento ha avuto come unico fine quello di porre al centro l’area megalitica, cioè l’area rituale di Aosta. A partire dal sistema di illuminazione, studiato espressamente per questo sito, che simula le ore del giorno e della notte creando un’atmosfera suggestiva che avvolge sia i monumenti che i visitatori senza dare connotazioni paesaggistiche ma solo evocative del tempo.

AostaUna delle più interessanti particolarità dell’area di Saint-Martin-de-Corleans è quella di essere un sito di lunga permanenza che, da luogo cultuale e santuario è stato poi utilizzato come necropoli e ininterrottamente frequentato dalla fine del V millennio a.C. fino all’età del Bronzo con successive riprese in età romana e fino al Medioevo, quando sul luogo di culto e funerario pagano fu costruita la chiesa romanica di Saint Martin, dedicata a San Martino di Tours, di cui si hanno le prime notizie documentate nel 1176.

Un’altra specifica di questa area megalitica – spiega l’archeologo Gianfranco Zidda che insieme all’architetto De Gattis ci accompagna nella visita – è che non ha mai avuto una funzione abitativa.

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Al centro emerge il dolmen imponente e rivolto a nord-ovest che si appoggia su una grande piattaforma triangolare e su una struttura semicircolare delimitata da pietre e lastre, ma la parte più antica dell’intero sito è l’incisione del terreno, realizzata tramite aratura con supporto animale, prima ancora dello scavo dei pozzi.

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Questo dissodamento della terra aveva anch’esso una funzione rituale e ciò che sorprende qui è che si possa datare quella a trazione animale quasi mille anni prima di ciò che finora era considerata un’innovazione dell’età del Rame.

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I 15 pozzi, invece, di età successiva sono fosse rituali e non funzionali. Non erano infatti adibite alla conservazione di derrate alimentari bensì connesse a culti agricoli: piene di diversi tipi di semi e di cereali venivano sigillate con un focolare alla sommità di cui si sono trovati resti di carbone conservati oggi nelle teche. Altra singolarità che accomuna i pozzi votivi alle stele antropomorfe ritrovate a Saint-Martin è quella dell’allineamento, un altro elemento dal valore religioso e astronomico-astrologico che attribuiva un carattere distintivo a un territorio, rimarcato anche da una sequenza di 12 pali in legno andati perduti ma ricostruiti in loco per dare l’idea di come fosse connotato il santuario preistorico.

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Molto interessante anche la disamina dei monoliti, che si differenziano in tre tipologie: menhir, lastre con foro e stele antropomorfe, tra cui per bellezza e caratteristiche ne emergono tre, tra le 46 ufficialmente ritrovate.

Catturano la nostra attenzione la stele con pendaglio a doppia spirale, la 3 e la 30, queste ultime di stile cosiddetto “evoluto”, molto simili a quelle rinvenute nel sito di Sion in Svizzera, considerato il gemello di questo di Aosta. Se la 3 riporta a una figura femminile, con abito ricercato intrecciato in fibra vegetale, nella 30 sono marcati gli elementi maschili, dall’ascia all’arco, dalla borsa semicircolare appesa in vita a due pugnali con fodero, tutti magistralmente incisi a lievissimo altorilievo nel bardiglio, il marmo locale, come la ricca decorazione a damier.

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Tutte le stele sono state riutilizzate in situ come lastre tombali e nelle sepolture è stato rinvenuto il materiale conservato nelle teche, come i vasi campaniformi e i boccali per la birra, i reperti ossei umani e gli elementi in metallo. Interessanti i crani forati, dove i buchi non sono un fenomeno naturale, ma provocati da trapanazione a scopo terapeutico.

Aosta

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Accanto a ogni oggetto è collocata la sua riproduzione che può essere toccata dai non vedenti permettendo loro di interagire con ciò che viene loro illustrato. Per tutti a disposizione touch screen, fasci laser, didascalie parlanti, grafica ricostruttiva e foto animate, che aiutano a immedesimarsi nelle epoche vissute dall’area insieme ai pannelli che ricordano i più importanti avvenimenti della storia del luogo rapportata a quella mondiale. Una bella conferma trovare tra i vari momenti storici quello dedicato a Federico II e al suo maniero a Castel del Monte ad Andria.

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Se già ora l’area di Saint-Martin-de-Corleans rappresenta un unicum in cui sito archeologico e museo dialogano continuamente e in modo osmotico, consentendo un emozionante viaggio nel tempo insieme a un’accessibilità universale, nei prossimi anni con l’apertura della Sala delle Stele, di quelle che ospiteranno i resti sepolcrali dell’età del Ferro, la ricca Sezione sull’età romana e altomedievale e le recentissime scoperte nell’area sottostante l’Ospedale, diventerà una tappa imperdibile per chi visita la Valle d’Aosta.

Ne è convinto Roberto Domaine, soprintendente per i Beni e le Attività culturali della regione autonoma, che sta sempre più puntando su un viaggiatore attento e consapevole, protagonista di un turismo distribuito su tutto l’arco dell’anno in grado di apportare maggiore valore aggiunto a tutto il sistema territoriale.

Area Megalitica
Via Saint-Martin-de-Corlèans 258
Info: +39 0165 552420
www.lovevda.itbeniculturali@regione.vda.it

4 COMMENTS

  1. Ho un motivo in più per ritornare nella mia Aosta. Mi piacerebbe visitare l’area archeologica che, intelligentemente, conserva i resti rinvenuti nella città alpina e consente al visitatore una percezione immediata del luogo antico.

  2. È vero, di questa regione se ne parla sempre di più e io ne scopro aspetti finora sconosciuti…Grazie ragazzi…comincio a farci un pensierino!

  3. Un motivo davvero valido Fausto: ti assicuro che la visita al sito di Aosta megalitica entusiasma davvero! E a breve racconteremo anche Aosta romana: sei mai sceso nel Criptoportico Forense?

  4. Mi sento di consigliartelo. Aosta la conoscevo, ma durante il press tour a cui ho partecipato ho scoperto delle chicche che vanno assolutamente viste, dal sito di Saint-Martin-de-Corlèans al Criptoportico Forense fino al Pont d’Ael: a breve il racconto di Aosta romana sul blog!

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