Da tempo, dopo aver avuto l’opportunità di visitare Masseria Galeone, centro di allevamento e sede del Museo del cavallo Murgese di cui abbiamo parlato nel post https://www.cittameridiane.it/orgoglio-murgese-alla-masseria-galeone/, volevamo recarci in territorio di Crispiano presso la Masseria Russoli.

Una mattinata con gli asinelli

Qui, dal 1981 la Regione Puglia porta avanti il prezioso impegno di conservazione del patrimonio genetico dell’asino di Martina Franca, pregiata razza asinina nonché la più grande al mondo. E’ infatti il più alto al garrese e alla sua origine pare ci sia l’incrocio con asini catalani, importati dalla Spagna dai conti Acquaviva d’Aragona di Conversano.

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L’occasione per conoscere più da vicino questi simpatici quadrupedi dal mantello morello ce l’ha fornita la partecipazione alla passeggiata organizzata lo scorso 29 dicembre dalla Cooperativa Serapia tra le mura, lo iazzo e lo splendido oliveto di Masseria Russoli.

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Era il giorno del mio compleanno e un regalo speciale è stato quello di trascorrere la mattinata tra i cespugli di macchia mediterranea nella campagna del Parco delle Gravine, accarezzando gli asinelli insieme ai miei tre nipotini Federica, Giuseppe e Giorgio.

asinelliCi hanno accompagnato un sole caldo per il periodo e i racconti di Pietro Chiatante che ci ha parlato della masseria, un complesso del 1742 con oltre 197 ettari di bosco e oliveto secolare, e del Centro di conservazione del patrimonio genetico dell’asino di Martina Franca. Il nome Russoli deriva dagli arbusti di corbezzolo in cui è immersa e dalla masseria parte la passeggiata che porta alla conoscenza del territorio e di chi lo abita, gli asinelli. Animali mansueti, curiosi, intelligenti, si lasciano avvicinare e accarezzare.

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Nel passato, per la loro rusticità sono stati esportati in tutto il mondo e sono stati impiegati, in particolare, per la produzione di muli incrociandoli con cavalle di razza murgese.

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Il mulo è stato utilizzato dai reggimenti degli Alpini durante la Prima Guerra Mondiale ed esportato, insieme all’asino di Martina Franca, in India e in America meridionale per le sue doti di robustezza, forza e per l’attitudine al basto.

Oggi – ci ha spiegato Pietro – l’asino di Martina Franca viene allevato negli agriturismi e masserie didattiche a fini ricreativi ed educativi, per la produzione di latte, similare per principi e costituzione a quello materno e quindi ottima alternativa in caso di intolleranza dei neonati e impiegato in cosmetica, e anche per l’onoterapia efficace in particolare con disabili affetti da autismo e da Sindrome di Down in quanto è un animale molto avvicinabile, lento e curioso.

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E noi ci siamo molto divertiti a dar loro da mangiare carrube e rametti di alloro di cui sono ghiotti e a essere inseguiti per tutta l’area recintata in cui vivono allo stato brado accarezzando il loro morbido mantello e i ciuffi di pelo tra le lunghe orecchie.

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