Gravina, città dai mille volti – prima parte

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Gravina

Puglia: oltre il mare c’è di più! Sì, perché c’è la Puglia più nascosta, segreta e affascinante delle gravine che rappresentano i percorsi più spettacolari di questa terra. E Gravina in Puglia si chiama una delle cittadine simbolo dell’altopiano della Murgia, un paesaggio scarno e disegnato dalle rocce e dall’acqua che ha un suo innegabile fascino.

I primi a “scoprire” Gravina in Puglia sono stati i forestieri, la gente di fuori, e non i pugliesi. Registi come Francesco Rosi che qui nel 1967 ambientò il suo “C’era una volta…” con Sophia Loren e Omar Sharif e nel 1981 “Tre fratelli”. Carlo Di Palma nel 1975 vi portò Monica Vitti e Claudia Cardinale per “Qui comincia l’avventura”, mentre in tempi più recenti nella cittadina sono stati girati “Pane e libertà” con Pierfrancesco Savino (2008), “Indovina chi sposa mia figlia” con Lino Banfi (2009), “Appartamento ad Atene” con Laura Morante (2010), fino all’ultimo girato lo scorso anno e diretto da Marco Tullio Giordana “Se ti diranno di me”. E anche quando ci siamo stati noi di Città Meridiane per le strade di Gravina girava una troupe per le riprese di un docufilm sull’autismo realizzato dal giornalista Gianluca Nicoletti insieme a suo figlio Tommy.

Ma solo da qualche anno fa Gravina è diventata meta di tour che conducono alla scoperta delle sue bellezze. Perché Gravina è bella, molto bella. Ma non di una bellezza sfacciata, bensì celata tra le pieghe di un abito che la natura e l’uomo le hanno disegnato su misura nel tempo.
Noi l’abbiamo esplorata in due modi opposti e complementari: nelle sue viscere, addentrandoci in case-grotta, luoghi di culto scavati nella roccia, magazzini e profonde cisterne sotterranee per la raccolta delle acque. E dall’alto del campanile della sua cattedrale, dal quale si gode una magnifica vista della città che abbraccia l’orizzonte fino alla collina di Botromagno e allo scenografico ponte sulla gravina, il tratto finale dell’acquedotto voluto dagli Orsini. La città è profondamente permeata dall’impronta di questa importante famiglia della quale fu ininterrottamente feudo dal 1380 fino al 1816. Moltissimi sono i monumenti legati al loro nome: dal ponte-viadotto alla Chiesa di Santa Maria del Suffragio o del Purgatorio cappella funeraria della famiglia, dalla Fontana monumentale al Palazzo Orsini fino alla splendida piccola chiesa di Santa Sofia, che accoglie le spoglie della duchessa Angela Castriota Scanderberg in un monumento sepolcrale di rara bellezza. Oggi purtroppo la chiesa non è visitabile perché in restauro ma ne abbiamo memoria in una precedente visita alla città in cui avemmo l’onore di essere accompagnati dal Prof. Pacella, uno dei maggiori studiosi della storia di Gravina.

E non si può non sottolineare che proprio qui nel 1649 nacque Pietro Francesco Orsini che fu elevato al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII: una imponente statua che lo rappresenta si trova in Piazza Cattedrale, dinanzi alla Basilica. Dedicata a Santa Maria Assunta, la Basilica Cattedrale fu costruita dai Normanni alla fine dell’XI secolo e poi ricostruita e ampliata alla fine del ‘400. All’interno si presenta divisa in tre arcate sorrette da colonne con capitelli tutti diversi tra loro, ma ciò che colpisce maggiormente sono gli altari realizzati in marmi policromi agli inizi del ‘700. Notevoli anche il Fonte battesimale dove anche il futuro Papa fu battezzato e l’immenso organo con ben 2135 canne.

Uscendo dalla grande chiesa non si può far a meno di affacciarsi sulla gravina e sul Rione Piaggio che insieme a quello di Fondovito risale all’alto Medioevo ed è uno dei più antichi della città attuale. Invece, il primo nucleo abitato si concentra nell’area archeologica “Padre Eterno”, che prende il nome dalla omonima chiesa rupestre, si snoda lungo il costone occidentale della Gravina e conserva testimonianze dal VII al IV secolo a.C.
Fare un giro tra le chiese rupestri e le centinaia di grotte che bucano le pareti della gravina facendola assomigliare a una immensa groviera, riporta indietro nel tempo. In questo mondo impervio fatto di vuoto e roccia si rifugiavano le genti dell’Alto Medioevo in fuga dalle invasioni dei barbari prima e dalle scorrerie saracene poi. Nelle caverne naturali, già abitate nel Neolitico, si continuò a scavare modificando la pietra e adattandola ai propri usi ed edificando delle vere e proprie città “rovesciate”. Gli insediamenti rupestri protetti da dirupi e burroni non sono diversi da quelli che si trovano in Cappadocia, in Turchia. Con frantoi, stalle, mulini, canalizzazioni, gradinate e scale che dimostrano la presenza di grandi comunità. Tutto era scavato nella roccia: i letti, gli armadi, le vasche, gli impluvi per la raccolta delle acque piovane, gli altari. Magnifico esempio di luogo di culto scavato nel tufo è la chiesa rupestre San Michele delle Grotte, ricavata da un unico ed enorme masso e circondata da una serie di piccole grotte. La volta, formata da una sola pietra, è sorretta da 14 pilastri naturali di forma quadrangolare, che dividono la chiesa in cinque navate. Entrando, sulla sinistra, è situato l’altare dedicato a San Michele Arcangelo con la statua scolpita in pietra del Gargano.
Insieme alle chiese rupestri del Rione Piaggio e a quelle ai piedi della collina di Botromagno, tra le quali spicca la Madonna della Stella così chiamata da una tradizione secondo la quale sarebbe stato trovato un affresco di Madonna con bambino con una stella sulla fronte, rappresenta un patrimonio immenso che a differenza della vicina Matera non gode della tutela dell’Unesco. Ma, ci dice Marcello Benevento, il coordinatore Consorzio Gravina in Murgia e Iat Gravina, che ci ha accompagnato nella visita, proprio negli ultimi tempi è stato firmato un accordo tra le due città con un protocollo d’intesa tra il Ministero dei Beni Culturali, il Comune di Matera, il Comune di Gravina in Puglia, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia e il Parco Archeologico storico-naturale delle Chiese rupestri del Materano che prevede una collaborazione in funzione dell’estensione del sito del Patrimonio Mondiale dell’Unesco “I Sassi e il Parco delle Chiese rupestri di Matera”, iscritto nella lista dal 1993, a Gravina in Puglia. Tale sottoscrizione è mirata all’inserimento di Gravina nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco e alla creazione di un percorso turistico teso alla valorizzazione delle due città, analoghe per caratteristiche territoriali e diverse per le peculiarità culturali che le rendono uniche.

 

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