Quest’anno il nostro Libando è stato molto particolare. I motivi sono tanti. Intanto lo abbiamo vissuto sin dall’inizio, o meglio ancor prima: siamo arrivati infatti il giorno precedente l’inaugurazione e abbiamo assistito “in diretta” alla sistemazione degli stand nelle varie zone del centro di Foggia.

Libando2018 visto da noi

Per l’edizione del 2018, la quinta della sempre più affollata kermesse dedicata al cibo di strada, sono state incluse altre piazze e vie, per dare più respiro al flusso delle persone incuriosite e affamate tra le casette bianche degli espositori.

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L’altra novità che ci ha direttamente coinvolto è stata quella di partecipare, per volontà delle organizzatrici Ester Fracasso e Maria Pia Liguori, a questo Libando dal tema “Cucina Madre”, non solo da media partner come gli altri anni, ma anche da comprimari in qualità di presentatori di ben due Laboratori del Gusto.

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Ma prima di scendere nei dettagli, è bene sottolineare che, complice il tema che con la mente riporta al focolare domestico, quest’anno il vero protagonista di Libando è stato secondo noi l’affetto, condito da tanto divertimento. E le foto lo raccontano meglio delle parole!

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Il venerdì mattina è stato dedicato alla Tavola Rotonda in cui nella raccolta e deliziosa Sala Fedora del Teatro Giordano, si sono confrontati, coordinati dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Massimo Levantaci, l’organizzatrice di Libando Maria Pia Liguori, il presidente della Camera di Commercio Foggia Fabio Porreca, il segretario generale di Symbola Fabio Renzi, il presidente Welcome Lucania Francesco Garofalo, la presidente del Consorzio operatori turistici “Gargano Mare” Mariella Nobiletti, la vicepresidente Federturismo Confindustria Marina Lalli e il cuoco contadino di Orsara di Puglia Peppe Zullo, sul tema “Turismo ed enogastronomia, due leve per lo sviluppo”. Il succo? Fare rete, anche a livello interregionale, per condurre il turismo internazionale in terra dauna facendo leva sull’enogastronomia oltre che sulle bellezze dei luoghi, ma anche sulla definizione di migliori servizi infrastrutturali nonché sulla formazione delle persone. Insomma, le famose sinergie che sempre si rincorrono come una formula magica o, in questo caso ancor più azzeccato, come la ricetta perfetta.

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In contemporanea, sono stati avviati i “lavori” dei più piccoli presso il Villaggio Libandino che in questa edizione sono stati messi alla prova con le erbe spontanee in laboratori tenuti dalle signore Rosa, Rosanna e Lella de Le Mamme dei Vicoli.

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A Fabio Riccio, ideatore e autore di Gastrodelirio.it e collaboratore della guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, il compito di presentare due dei quattro Laboratori del Gusto previsti per la giornata del venerdì e riservati ai giornalisti e agli studenti degli Istituti alberghieri e di Scienze Gastronomiche dell’Università di Foggia, tenuti nel cortile interno di un palazzo che si affaccia direttamente sulla Cattedrale, allestito in modo simpatico e originale.

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Michele, non potendo intervenire alla Tavola Rotonda per la presenza di Otto che ci ha accompagnati per il suo secondo evento dopo quello a Vico del Gargano, ha seguito le due presentazioni che hanno visto protagoniste la cuoca Giuseppina Falco dell’Hostaria u’Vulesce di Cerignola, mamma dello chef Rosario Di Donna, e la cuoca Diana Pia Pignatelli dell’Agriturismo Le Caselle di Rignano Garganico, giovane, simpatica e profondamente ancorata alla sua terra.

Il bello di essere in due che ti fa quasi provare l’ebbrezza del dono dell’ubiquità!

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Nel pomeriggio è toccato a noi. Alle 18 è stato un piacere e un onore per me presentare la cuoca Maria Grazia Ferrandino della Trattoria da Nonna Peppina ad Apricena accompagnata dal figlio Michele che con lei lavora in sala come sommelier.

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L’emozione iniziale si è trasformata in spinta adrenalinica per entrambe e, dall’attenzione riservata alla spiegazione del suo ragù di fegatazzo, un piatto della tradizione tramandato dalla nonna Peppina alla mamma Peppina e poi a Mariagrazia che si è reinventata cuoca poco più di cinque anni fa, possiamo affermare che è riuscita a entusiasmare anche l’attenta platea che ha poi degustato con piacere.

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Mariagrazia, tra un’operazione e l’altra, ha condiviso i suoi ricordi quando da bambina la nonna le diceva che il ragù doveva brontolare per ore e ha poi assemblato la pietanza, facendo “sedere” le orecchiette di grano arso su un profumato cacioricotta di capra garganica sfogliato e condendole poi con il sontuoso sugo preparato con lingua, cuore, fegato e guanciale ridotti in pezzettini. Tocco finale, l’arancia candita sul bordo del piatto, da mangiare alla fine per “sciacquarsi” la bocca.

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Tutti hanno voluto assaggiare questo ragù diverso dal solito e tipico della zona di Apricena, che Michele Falcone ha voluto combinare con Il Nerone, nero di Troia in purezza della Cantina La Marchesa.

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Il cortile si è riempito e ha accolto con diversi applausi e addirittura una ola, Donna Nunzia, storica pastaia di Bari Vecchia. Lei non ha bisogno di grandi presentazioni perché è famosa anche oltre i confini del capoluogo pugliese grazie ai suoi tutorial sulle orecchiette.

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Tra un sorriso, una battuta e qualche storiella raccontata da me sulle origini delle orecchiette e sulla loro “destinazione d’uso” consigliata da Nunzia, il tempo è volato mentre le instancabili mani della signora dell’Arc Vasc ne hanno create di ogni dimensione, sia alla barese che alla foggiana, metodo in cui l’orecchietta viene rigirata sul dito. Una volta fatta la pasta, è stata cotta e servita con pomodorini, cacioricotta e rucola in abbinamento a un giovane Primitivo Igt di Elda Cantine di Troia.

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Tra una presentazione e l’altra c’è stata l’inaugurazione ufficiale della 5^ edizione di “Libando, viaggiare mangiando”, con Tessa Gelisio, madrina dell’evento e conduttrice della trasmissione “Cotto e mangiato”: nemmeno lei ha saputo resistere al richiamo delle orecchiette di Donna Nunzia e subito dopo il taglio del nastro ci ha raggiunti per gustarne un piatto.

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In serata ci siamo infilati nel continuo flusso di gente che ha affollato i luoghi di Libando degustando qualche “chicca” come l’Asado argentino a la cruz: carni miste “cotte alla brace” per molte ore attraverso la classica croce di metallo infilata nel terreno e intorno alla quale brucia il fuoco. Dopo il salto oltreoceano abbiamo deliziato le nostre papille con un sapore rigorosamente locale come il pancotto a cui abbiamo fatto seguire i cartocci di “mare fritto” di Mareria con polpettine di crostacei e calamari e una selezione di birre Rebeers di Michele Solimando.

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Il sabato mattina protagoniste dei Laboratori del Gusto sono state Faby Scarica, la giovane cuoca di Vico Equense vincitrice della seconda edizione di Top Chef che oggi si divide tra il suo ristorante Villa Chiara Orto e Cucina e Settembrini, il locale di Marco Ledda dove cucina con Cinzia Fumagalli, l’altra ospite, anche lei concorrente a Top Chef Italia e docente di cucina fino al 2014 del Centro Formazione Professionale Alberghiero. A presentarle Giustino Catalano, blogger e fondatore della Catalano Consulting, società di strategia e consulenza in gastronomia.

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Subito dopo, Antonella Petitti, fondatrice e direttrice del blogzine Rosmarinonews.it, si è occupata di condurre la riflessione sul sociale con le pastaie della Cooperativa Millennium 2000 presente sul territorio da circa un ventennio con progetti per il terzo settore, in particolare quello per la realizzazione di un pastificio che vede impegnati ragazzi con disabilità. E poi, nel pomeriggio, l’appuntamento con Valentina e Andrea Pietrocola foodblogger de La cucina del FuoriSede.

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Il nostro racconto finisce qui perché, insieme a Otto, abbiamo proseguito il nostro giro dauno tra alcuni dei più bei centri del subappennino foggiano, ma Libando non si è fermato fino alla domenica in tarda serata accogliendo tutti coloro che hanno fatto di Foggia la meta del loro weekend.

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La città per l’occasione ha aperto, in maniera straordinaria, monumenti e attività commerciali, ha ospitato la mostra fotografica a cielo aperto a cura del Foto Cine Club Foggia dal titolo “Cucina Madre” e si è anche vestita a festa, illuminata ad arte da Romano Baratta light artist e lighting designer originario di Foggia. Il suo progetto “FFF. Multiplicity Shape of Fire” ha creato un percorso coinvolgente, ruotando intorno al concetto di fuoco che è all’origine della cucina e anche della città di Foggia, il cui simbolo è costituito dalle tre fiammelle sull’acqua.

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A chiudere la 5^ edizione di “Libando Viaggiare Mangiando” – che ha avuto una validissima colonna sonora grazie a Claudio Coccoluto, ROUTE99 marching band, Imeglio Soul e Dance Scratch – è stato il Premio Libando, istituito quest’anno per la prima volta e suddiviso in tre sezioni: aziende, food, cultura. Doveroso dedicare un accenno a coloro i quali è stato assegnato questo premio. Per le aziende a Marina Mastromauro, amministratore delegato di Granoro e a Marika Maggi di Cantina La Marchesa. Per il food il Premio è andato a Giuseppina Falco del ristorante u’Vulesce e alle signore de Le Mamme dei Vicoli, mentre per la cultura, legata al cibo e al benessere, ad Anna Paola Giuliani, assessore alla Cultura del Comune di Foggia, e alle due sportive Martina Criscio e Fabrizia De Meo. Infine due Premi Speciali a Marina Mazzei e Romano Baratta.

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Conclusioni: Libando ha rappresentato come sempre non solo una grande festa del cibo, che ci ha fatto apprezzare quello di strada ma anche i piatti di chef affermati come Nicola Russo del Ristorante Primo Piano in cui pure Otto è stato accolto con tutti gli onori, ma soprattutto un grande momento di aggregazione, di incontro e di abbracci tra vecchi e nuovi amici.

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(Foto di copertina di Monica Carbosiero)

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