Voglia d’Italia 3: tornare a Venezia!

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Il terzo post spot celebrativo di Voglia d’Italia è dedicato a Venezia. Perché di Venezia non ci si stanca mai! E c’è un lato della città lagunare che in pochissimi conoscono, quello verde dei giardini.

Com’è verde Venezia!

La città contava nel XVI secolo oltre 500 giardini e quelli che oggi rimangono sono fuori dagli itinerari turistici e spesso si intuiscono appena calpestando i masegni, le pietre che pavimentano la città, nell’intricato tessuto di calli, campielli e canali.

Proprietà di famiglie nobili e luoghi di preghiera dei religiosi che si stabilirono in laguna, il loro pregio non sta nella grandezza o nella rarità di piante e fiori, ma nella funzione, gelosamente preservata, che ebbero dal Medioevo a oggi.

Venezia

Uno dei pochi che conosciamo è quello del Palazzo Venier dei Leoni, situato nel sestiere di Dorsoduro e affacciato sul Canal Grande che si sviluppa sul retro dell’edificio che ospita le collezioni di Peggy Guggenheim. Nel giardino oltre a specie botaniche interessanti sono presenti sculture di Arp, Giacometti, Richier, Kelly e altri artisti. Ma l’angolo che commuove è quello in cui c’è la sepoltura di Peggy e dei suoi cagnolini sulla quale incombe, quasi a vegliare su di loro, il Wish tree, un esemplare di ulivo donato da Yoko Ono per “raccoglie i desideri affinché galleggino nell’aria”.

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Foto dal sito www.soprintendenza.pdve.beniculturali.it

E ora, segniamo insieme alcuni tra i giardini, gli orti e le vigne che potremo visitare in un prossimo giro a Venezia. In Rio Manin, nel Sestiere di Santa Croce e non lontano da Piazzale Roma, ci sono i giardini dei Palazzi Gradenigo, tuttora in mano ai discendenti della famiglia, e quelli di Cappello Soranzo, sede della Soprintendenza Regionale per i Beni Ambientali e Architettonici del Veneto Orientale, dove D’Annunzio ambientò “Il fuoco”.

Dopo la visita alle corti fiorite di Palazzo Vendramin a Dorsoduro, due le delizie a Cannaregio: i giardini Contarini dal Zaffo, curati dalle suore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, con bellissimi cespugli di rose e grandi aiuole di piante aromatiche e sullo sfondo alberi ad alto fusto, e quelli Casin dei Spiriti, ritrovo di artisti dal tempo di Tiziano e dell’Aretino.

Foto dal sito www.dahotels.com/grand-hotel-dei-dogi-venezia/it

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Pochi passi li separano da Palazzo Rizzo Patarol, ex ambasciata di Francia, oggi sede del Boscolo Grand Hotel dei Dogi che vanta uno degli spazi verdi più grandi della città. Un giardino di grande effetto in cui rose, ortensie e gigli rari, tassi e bagolari si alternano a ponticelli e antiche rovine su cui si affaccia una terrazza neoclassica da cui si gode una insolita prospettiva di Murano e dell’isola di San Michele.

L’intimità e la simbologia dell’hortus conclusus medievale in cui i monaci meditavano coltivando erbe mediche e ortaggi, si colgono in sestiere Castello, vicino all’Arsenale. Tra questi, unica freccia già al nostro arco visitata anni fa, l’antica vigna nascosta dietro la facciata palladiana della trecentesca chiesa di San Francesco, con piante mediche, un frutteto e un ulivo giunto da Gerusalemme in memoria dei pellegrini che vi sostavano sulla via della Terrasanta.

Sull’isola della Giudecca, le quinte della Chiesa del Redentore, progettata dal Palladio, celano un ettaro di terra coltivata con filari d’uva, olivi, carciofaie, piante da frutto, ortaggi ed erbe aromatiche.

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Alla Giudecca si trovano anche i giardini delle ville Hériot, un affascinante complesso architettonico in stile ecclettico veneto-bizantino con affaccio sulla laguna, costruito alla fine degli anni Venti del Novecento per una famiglia di miliardari francesi su progetto di Raffaele Mainella.

Qui sono ospitate l’Università Internazionale dell’Arte, che propone il corso di Tecnico del Restauro, e la Casa della Memoria e della Storia del Novecento veneziano curata dall’Iveser, l’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea.

In questo meraviglioso giardino limitato dall’acqua della laguna sono state piantate rose che ricordano le donne libere e coraggiose della Resistenza: le gialle ‘Proust’, amate dall’antifascista veneziana Franca Trentin, le rosse ‘Bella Ciao’ per le non combattenti della esistenza “taciuta” e le rosate ‘Résurrect ion’ da Ravensbruck in ricordo delle deportate venete. Accanto a queste, un’altra pianta recentemente ha trovato il suo posto: è un alberello di rose bianche che Iveser ha voluto dedicare a Valeria Solesin, la studentessa veneziana della Sorbona, unica vittima italiana degli attentati jihadisti a Parigi. E non poteva che essere così a Venezia dove le rose non sono solo inni alla bellezza e all’amore ma anche celebrative. Come il bòcolo, il bocciolo di rosa rossa che secondo la tradizione ogni veneziano dona alla propria amata il 25 aprile, festa nazionale della Liberazione ma anche giornata dedicata a San Marco protettore della città.

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Rosalia
This travel blog with the dog is a personal selection of our best experiences, our favorite spots and secrets places around the world curated by Rosalia e Michele.

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Comments

  1. Come dite voi Venezia e sempre Venezia e regala sempre qualche cosa di nuovo da ammirare! Effettivamente non avevamo mai notato che ci fossero così tanti giardini. Ci faremo più attenzione! 😉

  2. Le parti più nascoste e “segrete” celano incantevoli sorprese anche a Venezia dove la bellezza è ovunque e quasi sfacciata.

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