Saint Lucia l’isola dei pirati

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Saint Lucia

Siamo stati a Saint Lucia nel gennaio del 2008: avevamo voglia di andare dall’altra parte del mondo per scoprire quei posti misteriosi di cui da bambini avevamo sentito parlare come covi di pirati, ma anche di visitare una delle isole caraibiche meno scontate. Così la scelta è caduta sull’isola dei Pitons, i due lussureggianti coni vulcanici patrimonio UNESCO, che fa parte delle Indie Occidentali definite anche Isole Sopravento e che conserva un ambiente naturale originario quasi intatto, perché l’asprezza dei rilievi vulcanici ha tenuto lontano le coltivazioni intensive coloniali. Abbiamo voluto scoprire l’isola, che è un concentrato di meravigliosi fondali corallini, piantagioni di cacao e banane, ma soprattutto parchi in cui vivono uccelli tropicali e crescono orchidee coloratissime, un po’ per volta.

E lo abbiamo fatto per mare in catamarano, ammirando Rodney Bay, con marina per yachts di lusso, e Marigot Bay, la piccola baia di sabbia bianca resa celebre dal film I pirati dei Caraibi con Johnny Depp. Se sarete fortunati come noi potrete assistere a uno spettacolo meraviglioso: l’avvistamento di centinaia di delfini che, accompagnando il catamarano nel suo giro, saltano fendendo le onde. A bordo di un’auto, invece, abbiamo visitato l’interno dell’isola: in un solo giorno si attraversano tanti habitat diversi, dalla foresta amazzonica alla costa atlantica con belle spiagge sempre battute dal vento, fino ai resort affacciati sul Mar dei Caraibi.

Questa ex colonia britannica, per secoli contesa tra Francia e Inghilterra, nonostante la presenza di grandi piantagioni di banani può vantare uno spicchio di incontaminata foresta pluviale che ricopre le pendici dei suoi rilievi vulcanici. E nella capitale Castries, nella piazza principale intitolata al Premio Nobel per la letteratura Derek Walcott, troneggia un gigantesco esemplare di Samanea samara che ha oltre 400 anni. Sul versante meridionale dell’isola svettano invece i Pitons, due picchi gemelli alti oltre 700 metri ricoperti di foresta pluviale originaria ma anche di grandi alberi di mango, del pane, del Kapok e del Calabash. Spettacolare e da non perdere la vista dei Pitons dalla terrazza dell’eco-lodge di lusso Ladera, considerato tra i migliori hotel al mondo: la vista spazia dal verde intenso della foresta alle iridescenti sfumature del blu del Mar dei Caraibi. Per gustare le ricette della cucina tradizionale creola come il conch, un mollusco locale, la banana fritta e pesce freschissimo, si va da Hummingbird, a pochi passi dalla spiaggia affollata di coloratissime barche da pesca e con terrazza con vista sui Pitons. Qui, come anticipa il nome, Colibrì, è facile, soprattutto dopo le brevi e intense piogge tropicali, vederne più di qualcuno, dal rapidissimo e fluorescente battito d’ali, avvicinarsi alle corolle dei fiori per berne l’acqua raccolta dai petali.

L’origine vulcanica dell’isola torna a mostrarsi a Soufrière, che deve il suo nome alle solfatare presenti nel cratere del vicino vulcano. Poco fuori, da non perdere le Sulphur Springs, l’unico cratere raggiungibile in auto dove un forte odore di zolfo invade la fitta foresta intorno, e i Diamond Botanical Gardens, il giardino botanico donato dal re Luigi XIV alla famiglia Devaux, ancora oggi proprietaria del terreno. Si esplora in un paio di ore percorrendo sentieri limitati da palme da cocco, felci giganti, banani, alberi di mango e noce moscata, bougainville, Anthurium, ibischi e frangipani. Proseguendo nel cuore del giardino il sentiero si interrompe su un laghetto in cui si tuffa una scenografica cascata iridescente a causa delle acque ricche di minerali che colorano la roccia con infinite tonalità di verde. Inevitabile, dopo il caldo umido accumulato durante la passeggiata nei giardini, la doccia sotto la cascata gelata! Per una immersione nei colori di ogni sfumatura di orchidee di forma e dimensioni diverse bisogna raggiungere i giardini botanici di Mamiku Gardens, vicino al villaggio di pescatori di Praslin: l’aria è inebriante per il profumo delle piante e in alcuni punti del giardino affiorano rovine di una piantagione del Settecento. Il giardino ha anche un orto con piante medicinali una volta utilizzate nei locali riti del voodoo. Le reminiscenze delle origini africane degli abitanti di Saint Lucia si ritrovano anche ogni venerdì sera nel villaggio di Anse La Raye dove sulla bella spiaggia dorata si svolge il Fish Friday, con barbecue di pesce e di pollo, birra locale, la Piton, e musica delle street band del posto molto simile a quella giamaicana.

Altre due gite imperdibili sono quella al vecchio forte britannico, in cima alla collina di Pigeon Point, dove la vista spazia sull’intera Rodney Bay. E quella alla piantagione di cacao con annesso museo Chocolat’s Rabot Estate, il posto ideale per conoscere tutti i segreti del cioccolato. Ma anche per fermarsi a fare uno spuntino con piatti rigorosamente locali come il “one pot”, di origini amerinde, uno stufato molto liquido di verdure e carni diverse condito con molte spezie e peperoncino e accompagnato con fagioli rossi e una sorta di gnocchi di patate locali.
Che dire per finire? Che raccontare a ritroso, riguardando le immagini, questa bella vacanza al sole caldo dei Caraibi ci ha fatto venire una immensa voglia di tornarci quanto prima!