Paris, ma belle!

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Parigi

Descrivere Parigi in pochi post. Un’impresa davvero ardua: troppe cose da dire, da descrivere, da suggerire. E tante, tante foto! Insomma, è o no una delle città più belle del mondo? E allora i tanti post li merita tutti.

Cominciamo col dire che il nostro viaggio a Parigi è di qualche anno fa ma lo pubblichiamo ora per diversi motivi. Primo: allora non avevamo il blog! Secondo: dato che parliamo di una festa singolare che a Parigi cade proprio il 1° maggio potrebbe essere un buon suggerimento per organizzare per tempo una puntatina nella Ville Lumière. Terzo: in questi periodi è ancora più giusto viaggiare e non farsi fermare dalla paura. Ciò che è accaduto a Parigi e a Bruxelles non deve essere inteso come la fine di qualcosa, ma un nuovo inizio: di una vita diversa, magari più dura e più consapevole, ma comunque una vita. Perché spetta a noi tutti il compito di non far vincere il terrorismo.

Tre gli aggettivi per Parigi: elegante, romantica, affascinante. Ma se ne potrebbero utilizzare molti di più perché la capitale francese cattura sempre e ci si sente come un turista che la visita per la prima volta anche dopo esserci stati spesso. Concetto condensato molto bene da Edmondo De Amicis: “Non si vede mai Parigi per la prima volta: la si vede sempre di nuovo”.
Se poi la città è in festa è ancora più bella! Noi l’abbiamo vissuta così in occasione del 1° maggio, giornata in cui a Parigi, oltre che la Festa del lavoro, si celebra pure quella del mughetto. Per i celti, il mughetto era il simbolo della primavera e anche un portafortuna. La consuetudine di regalarlo il 1° maggio nasce a corte nella Francia del XVI secolo, quando qualcuno ne donò un rametto al re Carlo IX, il quale decise di inaugurare una nuova moda: da allora in poi, ogni 1° maggio, sarebbe stato donato mughetto alle donne della corte. Così nacquero i Bals du mughet, in cui le fanciulle vestivano di bianco, i ragazzi portavano il mughetto all’occhiello e i genitori se ne stavano a casa perché non ammessi. Oggi, in questa giornata speciale, mazzetti di profumatissimi mughetti si vendono a Parigi in ogni strada e bisogna comprarlo per regalarsi tanta fortuna!

In primavera è bello passeggiare tra piazze e giardini, ma non si può andare a Parigi e non visitare qualche museo. Naturalmente c’è l’imbarazzo della scelta, ma si deve cominciare dal Louvre, tappa irrinunciabile. Tutto iniziò con una fortezza del 1214, dimora reale fino al 1600, per poi divenire nei secoli successivi ciò che oggi riconosciamo come uno dei musei più interessanti del mondo.
L’ingresso principale è attraverso la Piramide in acciaio e vetro al centro della Cour Napoleon progettata dall’architetto Ming Pei nel 1989. Ma se come noi vi siete premuniti di biglietto, potrete entrare dal passaggio Richelieu (tutte le info sul sito www.louvre.fr).
Vedere tutto ciò che è esposto al Louvre è impossibile. Per cui meglio definire prima una lista dei tesori da non perdere tra i quali inserire il Sarcofago degli Sposi, terracotta etrusca del 500 a.C., la Venere di Milo, l’ideale di bellezza femminile per i Greci, il piccolo busto della regina Nefertiti e la statua di calcare, alabastro e cristallo di rocca dello Scriba seduto nel circuito dell’Egitto dei Faraoni. Impressionante la Cour Khorsabad, dove gli Assiri riemergono dalle sabbie della Mesopotamia e in cui spicca l’enorme Toro Alato dalla testa umana.
Quasi come un miraggio appare la Nike di Samotracia alla cui destra si apre la sala riservata agli affreschi del Botticelli, che precede la galleria dedicata ai grandi pittori italiani tra i quali il Caravaggio con la sua celeberrima tela de L’indovina. E poi si giunge a lei, La Gioconda, la donna dal sorriso misterioso dipinta da Leonardo. Dopo averla osservata sfilandole davanti insieme a tanta altra gente, volgetele le spalle e quasi in completa e perfetta solitudine, godetevi quello splendido capolavoro che è l’enorme tela delle Nozze di Cana del Veronese. Da grandeur a grandeur al cospetto dei dipinti francesi di grandi dimensioni, da La Zattera della “Medusa” di Géricault a “La libertà guida il popolo” di Delacroix.
Poi, prima di andare via programmando un’altra visita per ammirare gli altri tesori custoditi nel museo, bisogna visitare il circuito archeologico sotterraneo che invita a riscoprire il castello medievale di Filippo Augusto e di Carlo V.

Dopo la visita al museo, una sosta per un caffè o uno spuntino. All’interno del Louvre, al primo piano al Cafè Richelieu consigliata la sosta golosa sulla terrazza che si affaccia sulla Pyramide. Se vi piacciono i formaggi, non perdete la puntata da Androuet (varie sedi vedi sito www.androuet.com), dove si servono i più ricercati prodotti caseari di tutta la Francia, accompagnati da una ricercata selezione di vini.
Per la cena, a Parigi la scelta è infinita. Noi per la prima sera abbiamo optato per L’Assiette Lyonnaise (21, rue Marbeuf – Champs-Élysées – +33 01 47 209480) che propone i piatti tipici della città dalla quale nei secoli scorsi provenivano le cuoche di talento delle grandi famiglie francesi. La cucina è ricca e saporita e anche l’arredamento è caldo e avvolgente con specchiere dorate, tavoli in legno e vecchie foto alle pareti.

 

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