Paris, ma belle! – terza parte

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Parigi

Uno dei posti migliori dove vagabondare a Parigi è il Quartiere Latino, sulla Rive Gauche, che ha mantenuto una caratteristica aria di provincia. Ma il fascino del quartiere non si esaurisce qui. Infatti tra le strade, le piazze e i bar del quartiere sembra ancora di vedere passeggiare i grandi intellettuali che nel passato li hanno frequentati, da Sartre a Cocteau, da Picasso a Warhol. La passeggiata può continuare tra il verde e la calma dei giardini del Luxembourg, aperti tutti i giorni dal primo mattino fino al calar del sole. I giardini sono famosi per le statue e le fontane ma ospitano anche una scuola di apicoltura e una di arboricoltura.

Nei pressi il Pantheon che custodisce le spoglie degli uomini più illustri di Francia e di una sola donna, Marie Curie. La visita al suo interno, maestoso e freddo, ci ha lasciato un po’ delusi. Unico elemento attrattivo è la presenza del pendolo di Foucault, proprio quello al centro del famoso romanzo di Umberto Eco: fu qui infatti che nel 1851 il fisico Léon Foucault dimostrò attraverso il movimento del pendolo la rotazione della Terra.

Tutt’altra atmosfera, più chiassosa e sempre in ebollizione, quella di Le Halles, quartiere definito da Emile Zola il “ventre di Parigi”. Dopo una passeggiata tra le gallerie del Forum des Halles, il più grande centro commerciale di Parigi, da non perdere la chiesa di Saint-Eustache, considerata la più bella dopo Notre-Dame con le sue undici magnifiche vetrate del coro. Davanti alla chiesa la scultura Ecoute, l’ascolto, di Henri de Miller sulla quale amano sedersi grandi e piccini. I contrasti del quartiere non finiscono qui. Infatti in place Igor Stravinskij il gotico della chiesa di Saint-Merri si specchia non solo nell’acciaio e nel vetro del Centre Georges Pompidou ma anche nella colorata fontana ideata da Niki de Saint-Phalle.
Vi è venuta fame? Ideale per un pranzo veloce Dame Tartine (2, rue Brisemiche, +33 01 427 73222) affacciata proprio sulla Fontana Stravinskij. Così, sazi ma non appesantiti, si può continuare la visita all’affascinante Parigi salendo sulla Butte, la collina di Montmartre sulla quale svetta la monumentale basilica del Sacre-Coeur con le sue cupole candide dalla quale si gode una vista spettacolare della città: la cupola più grande è il punto più alto di Parigi, subito dopo la Tour Eiffel.
Una curiosità: proprio in questo quartiere, a La Mère Catherine ritrovo degli artisti fin dal 1790, è nato il termine bistrot. In questo locale, infatti, nei primi anni dell’800 i cosacchi russi battendo il pugno sul tavolo urlavano ai camerieri “bistro”, presto. Da allora in poi i locali meno pretenziosi dei ristoranti cominciarono a essere definiti così.

Il nostro tour è finito. Molto c’è ancora da vedere, molto da raccontare. Ma è venuto il tempo dei saluti e non c’è niente di meglio che dire au revoir a Parigi con una romantica cena tutta francese. Nella zona degli Champs-Elysées un valido indirizzo è Chez Clement (123 avenue des Champs-Elysées, +33 01 40 738700), uno dei ristoranti della catena caratterizzata da ambiente rilassato e accogliente con mobili in legno e padelle in rame appese al soffitto. Nel quartiere di Montparnasse l’appuntamento irrinunciabile è con il piatto di frutti di mare da Le bar a huitres (112 Boulevard de Montparnasse, +33 01 43 207101): uno spettacolo per gli occhi e una delizia per il palato!

La colonna sonora per tutti e tre i racconti su Parigi? Sicuramente https://www.youtube.com/watch?v=NvryolGa19A. Ascoltatela e… partite! Anche solo con la fantasia.

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