Palermo tra mercati e fasti barocchi (terza puntata)

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Palermo (terza puntata)

Tornando su Corso Vittorio Emanuele per raggiungere la Cattedrale, grandioso esempio di chiesa fortificata, vale la sosta la Chiesa del Santissimo Salvatore, finalmente riaperta dopo anni di restauri. Oggi ospita una sala da musica tra gli altari in stile barocco fiorito del 1600 e gli stucchi del Serpotta che si affacciano sulla sua insolita pianta decagonale. Il maestro Giacomo Serpotta e la sua inconfondibile mano sono gli assoluti protagonisti del trionfo di putti e Virtù degli oratori di Santa Cita e di San Domenico. Nell’oratorio del Rosario di Santa Cita l’artista, che firmava i suoi lavori con una lucertola, “serpuzza” o con la conchiglia, simbolo di San Giacomo, diede forme nuove, per l’epoca, ai Misteri del Rosario, alla battaglia di Lepanto e alle Virtù, rappresentate in allegoria. Nell’oratorio del Rosario di San Domenico, le opere di artisti locali, ma anche genovesi e fiamminghi, tra cui Anton Van Dyck che dipinse la pala d’altare, sono esaltate dalla profusione di pizzi, merletti e diademi indossati dalle statue modellate su strutture di legno e fili metallici con stucco e polvere di marmo secondo una tecnica inventata dal Serpotta.

Se, come noi, siete in giro per Palermo la domenica mattina, non mancate un giro nel curioso mercatino di antiquariato che si tiene intorno al Giardino Garibaldi in piazza Marina. Il Giardino fu progettato da Filippo Basile nella seconda metà dell’800 ed è ombreggiato da secolari esemplari giganti di Ficus magnolioides. A poca distanza si trova la Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta La Gancia che ospita un organo del ‘500, il più antico della città. Siamo nel quartiere della Kalsa, il cuore di Palermo, tra palazzi sventrati dalle bombe americane dell’ultimo conflitto mondiale e meraviglie come Palazzo Abatellis, museo fra i più belli del mondo che custodisce il sibillino sorriso dell’Annunziata di Antonello da Massina.
Naturalmente la visita s’ha da fare, ma dobbiamo “sistemare” Arturo che non può accompagnarci nelle sale del museo. Così chiediamo ai custodi di ospitarlo nella saletta della biglietteria: Arturo buono e tranquillo attenderà il nostro ritorno. E poi l’unico problema sarà farcelo restituire dato che nel frattempo è diventato una delle attrazioni di Palazzo Abatellis! Noi, varcato il bel portale e attraversato il cortile, di sala in sala, veniamo condotti al cospetto della ricca storia di Palermo e della Sicilia occidentale fra i secoli XII e XVIII. Non si rimane certo indifferenti davanti all’imponente “Trionfo della Morte”, quattrocentesco affresco staccato nel 1944 dal cortile di Palazzo Sclafari, che rappresenta l’eterna lotta tra la vita e la morte con una sorta di istantanea del momento in cui gli uomini vengono colpiti da dardi fatali.

A questo punto lo stomaco reclama e anche la stanchezza si fa sentire. Raggiungiamo così via Torremuzza a due passi dalla Porta dei Greci che collega il quartiere della Kalsa al mare. Il nostro spuntino è a base di insalata “vastasa” che in siciliano significa senza pudore perché si può preparare con tanti ingredienti. Nella nostra pomodori, olive e acciughe ad accompagnare spiedini misti di pesce alla brace e un trancio di pesce spada. Ma Palermo è soprattutto street food e uno dei cibi di strada per eccellenza qui sono i “babbaluci”, lumache che vengono prima cotte a fuoco lento con il sale per 5 minuti e poi immerse in pentoloni di rame dove frigge nell’olio il soffritto di aglio e prezzemolo. Proprio all’angolo tra via Torremuzza e piazza Kalsa c’è la bottega di Antonino Biondo da tutti conosciuto in città come Chiluzzu: qui vendono lumache dal 1944 e oggi, ogni giorno, preparano 100 chili di babbaluci.

BLOC NOTES

Trattoria Da Salvo
Via Torremuzza 28
Info: +39 334 3351329

Da Chiluzzu La Bottega di Antonio Biondo
Piazza Kalsa angolo via Torremuzza