Lorena Carbonara si racconta e ci parla di “Ferma Zitella”

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Lorena Carbonara è una giovane autrice pugliese e il suo racconto “Ferma Zitella” ha vinto il Premio Speciale Sezione Donne Italiane della XVI edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre” ed è in gara per la votazione della Giuria Popolare di questo progetto permanente della Regione Piemonte e del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Lorena Carbonara in gara per il concorso letterario “Lingua Madre”

Lorena

Si può votare fino al prossimo 30 maggio e farlo è molto semplice: basta inviare una mail in cui deve essere espressa la preferenza all’indirizzo giuriapopolare@concorsolinguamadre.it o in alternativa anche sulle pagine social ufficiali del Concorso, su Facebook e Twitter (#CLM20).

Tra tutte e tutti coloro che parteciperanno alla votazione, verrà estratta a sorte una persona che riceverà in premio l’ingresso gratuito al Salone Internazionale del Libro 2021 e i volumi del Concorso Lingua Madre, nato nel 2005 da un’idea di Daniela Finocchi, che opera sotto gli auspici del Centro per il Libro e la Lettura con il patrocinio di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, We Women for Expo, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Pubblicità Progresso Fondazione per la Comunicazione Sociale.

A questo punto non siete curiosi di saperne di più su Lorena e il suo racconto? Noi abbiamo voluto intervistarla per i nostri Incontri.

Lorena

Quando e come è nata l’idea di scrivere un breve racconto dedicato e liberamente ispirato alla storia delle nostre nonne nel Mediterraneo?

È nato prima il racconto e poi l’idea. Infine, ho deciso di inviarlo al concorso Lingua Madre, che seguo da molto tempo. Succede a volte che una storia ci abiti e prema per venire fuori, per emergere. È stato così per “Ferma Zitella”. L’immagine e la voce di Concetta mi accompagnavano da un po’ di tempo – quasi mi assillavano – durante le passeggiate tra gli ulivi nella campagna pugliese, che è poi così simile a tanti altri luoghi del Mediterraneo. Non ho deciso di scrivere la storia sulla base di un’idea, di un tema; ho sentito il tema farsi strada dentro di me e le parole e le note strazianti del canto tradizionale “Ferma Zitella” hanno rotto gli argini definitivamente.

A chi ti sei ispirata per Concetta e Ana, le figure femminili protagoniste di Ferma Zitella?

Devo i particolari della vita contadina ai racconti di mia nonna che da sempre mi narra degli anni della sua giovinezza, della storia delle donne nella contrada in cui abitava durante e dopo la seconda guerra mondiale. Concetta è un personaggio immaginario che raccoglie in sé i pezzi di tante storie realmente accadute nella nostra terra. Anche Ana è un personaggio inventato, sulla base dei racconti di tante, troppe, donne straniere vittime di discriminazione in Italia. Concetta e Ana sono aspetti diversi di ognuna di noi.

Il titolo richiama un canto tradizionale del Salento e il ritmo incalzante del racconto invita a lanciarsi in una ritmata taranta, tipico ballo popolare che è lo specchio della difficile condizione della donna meridionale nei secoli scorsi. A me ha portato alla mente la storia delle donne, quella di sempre, un ordito di pazienza da un lato e una trama di tenacia dall’altro. Musica, storia e letteratura si mescolano per denunciare la violenza contro le donne che purtroppo non si è fermata ma ha solo cambiato forma. Ritieni che raccontare il nostro recente passato possa aiutare le giovani donne di oggi a essere più consapevoli e reattive anche facendo squadra?

Chi è fortunata, come me, ha potuto ascoltare in viva voce i racconti delle madri e delle nonne, donne che hanno vissuto una condizione di estrema sottomissione per poi eventualmente emanciparsi. Queste storie – poi non così remote – vanno ascoltate e mi auguro che chi non l’ha ancora fatto, inizi oggi stesso a interrogare le proprie mamme, le nonne, le zie. È possibile che le giovani donne non s’identifichino immediatamente in Concetta o in Ana, sentendole figure lontane nel tempo e nello spazio. Ma l’arte serve proprio a questo, a restituire un’esperienza. È ciò che mi è accaduto una mattina riascoltando il canto popolare che dà il titolo al racconto, “Ferma Zitella”: il testo della mia storia è sgorgato dalle viscere insieme al pianto ed è finito sulla pagina.

Il finale non è lieto e il tuo è stato definito un racconto amaro ma anche di speranza. In che modo Lorena si può delineare tale speranza?

Il giudizio della giuria, che mi ha commosso, mette in luce la durezza del racconto e lascia intravedere una speranza nel rapporto tra le due giovani donne. Il legame che instaurano, profughe per motivi diversi, permette loro di sopravvivere per un tempo, fino a che Ana – ribaltando la narrazione che vede la donna straniera perlopiù soccombere – intraprende un proprio cammino di individuazione e liberazione. È Concetta a soccombere, ma Ana le restituisce dignità narrando la sua storia.

Lorena

Parlaci un po’ di te. Chi è Lorena?

Sono nata e cresciuta nel centro storico di Monopoli, in provincia di Bari. La mia famiglia, da parte di madre e di padre, è originaria delle campagne e oggi anch’io vivo in campagna. Ho lavorato all’Università degli Studi di Bari per tanti anni e ora sono ricercatrice di Lingua e traduzione all’Università della Calabria, Dipartimento di Studi Umanistici. Faccio anche parte del Gruppo di ricerca internazionale “S/Murare il Mediterraneo” e del progetto con base in USA “VoxFem: Un-earthing the female voice”. Mi interesso anche di fotografia e di musica.

Ti occupi di culture di confine e migrazione: pensi che l’emancipazione possa realizzarsi attraverso la cultura?

Penso che l’alfabetizzazione abbia avuto un ruolo cruciale nelle storie come quella di Concetta e di Ana e penso che oggi sia necessario parlare la propria e altre lingue per avere una visione ampia e realistica del mondo in cui abitiamo. Fare esperienza di questo/i mondo/i è necessario, accanto alla formazione di una base culturale solida. Serve per interpretare i fenomeni cui assistiamo e che ci attraversano con strumenti critici adeguati alla complessità.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Mi piace pensare di poter continuare a coltivare l’ARTivismo, una meravigliosa commistione di arte e attivismo, poetica e politica. Mi piace pensare di poter continuare a fare ricerca nel modo in cui mi è stato insegnato dalle mie maestre.

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