Locorotondo, un paese in festa

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Visto dalla valle, lungo la strada che conduce a Martina Franca, Locorotondo sembra una sottile corona di pietra che si staglia su un poggio orlato da un ricco ricamo di muretti a secco. Come una cinta muraria, le facciate dei palazzi e delle case “a cummersa”, caratteristiche di tutta la zona ma qui numerosissime. Il borgo è dominato dalla cupola della Chiesa Madre dedicata a San Giorgio Martire che si staglia al di sopra della candida cortina delle case.

Entrando nel cuore del paese dagli edifici alti e stretti, il centro medievale con le sue strade concentriche rivela architetture barocche con panciuti balconi in ferro battuto, grandi portali con bugne geometriche  e ancora cornici, stemmi e fregi che l’antica nobiltà cittadina fece edificare nel corso del XVII e XVIII secolo. I più belli sono a un passo dalla Chiesa Madre che custodisce il grande quadro di San Giorgio sul fondo dell’abside dietro l’altare maggiore in marmi policromi di fattura napoletana, mentre nelle due nicchie ai lati dell’altare moderno (tutto il presbiterio è stato modificato negli anni `70) vi sono, in una, la statua lignea di san Giorgio Martire e, nell’altra, una serie di antichi reliquiari.

Notevole la Chiesa di Santa Maria della Greca, di impronta gotica, fatta presumibilmente erigere da Pirro del Balzo principe di Taranto nel 1480. Ha un impianto basilicale a tre navate e presenta un rosone frontale nella facciata molto semplice, a capanna con spioventi laterali. Il rosone attuale è opera recente (1981) del maestro locorotondese Domenico Rosato, realizzato sul modello di quello della cattedrale d’Acquaviva delle Fonti. Oltre alla ricchezza di motivi presenti sui capitelli, la chiesa conserva al suo interno una preziosa testimonianza della scultura rinascimentale, il Polittico dell’altare centrale intitolato alla Madonna delle Rose con le immagini di Santa Lucia, San Pietro, la Madonna con il Bambino, San Paolo e Sant’Oronzo o San Donato. Altrettanto prezioso e splendido il bassorilievo della Deposizione nel Sepolcro.

Per visitare la piccola e graziosa cittadina una guida può essere utile a non perdere gli angoli più nascosti, ma non dimenticate di lasciarvi condurre anche dall’istinto e dal caso, solo così potrete assaporare il piacere di scoprire le sue atmosfere più segrete. Ed è ancora più bello farlo ora, quando il rosso vivace delle decorazioni natalizie contrasta in modo allegro e festoso con le bianche pareti di calce delle viuzze del centro storico del paese addobbate a festa insieme a balconi e portali.

Cucina che parla il verbo della tradizione, senza trascurare qualche disgressione di moderata rivisitazione quella del ristorante Bina (via Dottor Recchia, 44-50 – tel: +39 080 4311784 – +39 345.4921863 – email: info@binaristorante.it). Gli ambienti dalle volte a crociera, in cui si è accolti con gran cordialità da Nino, mentre Bina è tra i fornelli, risalgono al ‘700 e sono resi caldi e luminosi da tocchi di tenue design tra lampade e ceramiche color bianco burro che richiamano la tradizione in un’atmosfera elegante e raffinata che mette a proprio agio: dopo pochi minuti, complice la musica di sottofondo, ci si sente come a casa. Dopo vista e udito si può dare il giusto spazio al gusto iniziando con il benvenuto della casa: una coppetta di deliziose polpettine fritte calde e fragranti subito abbinate a un ottimo Susumaniello in purezza, il “Verso Sud” della locale azienda vitivinicola I Pàstini, dall’eccezionale rapporto qualità-prezzo e ricavato da un vitigno autoctono del brindisino probabilmente importato in tempi remoti dalla vicina Dalmazia.

Siamo pronti per il Piatto Gourmet composto da capocollo martinese presidio Slow Food, filetto lardellato, soppressata dolce e piccante del salumificio Santoro; caciocavallo podolico e pecorino canestrato; bocconcini di baccalà in tempura, piccolo flan di porri e delicatissimo soufflè di ricotta. Che lascia il campo allo spaghettone artigianale, con leggera carbonara di uova “felici”,capocollo croccante martinese, cipolla rossa di Acquaviva e caciocavallo stravecchio: un esempio di armoniosità tra sapori netti e decisi. Come secondo accogliamo il consiglio di Nino che ci propone un gustoso scottadito di agnello in crosta di pane aromatizzato alle erbe con cipolla rossa di Acquaviva al gratin e cicoria spadellata con uvetta passa. Prima del dessert, obbligatorio data la ricorrenza festeggiata ossia il mio compleanno e rappresentato da un morbido tiramisù con candelina, una piccola raviera di finocchi teneri e saporiti, una delle perle che solo il suolo compreso tra la piana fasanese e il mare sa produrre. E che ci svelano l’origine di Nino e Bina, fasanesi ma ormai presenti a Locorotondo da molti anni, rappresentandone uno dei fari della ristorazione locale più raffinata. Arriva il momento dei saluti, il tempo è volato: in sala compare Bina alla quale facciamo i dovuti complimenti e andiamo via non prima però di assaporare un’altra chicca, il liquore all’alloro di produzione propria con le foglie rigorosamente raccolte nella zona della contrada di Cocolicchio, perché – come ci svela Nino – sono le più profumate di tutta la Valle d’itria.