L’incanto dorato di Selinunte

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Selinunte deve tutta la sua suggestione all’affaccio sull’azzurrissimo mare della Sicilia meridionale. La visita a questo sito archeologico, che si estende su una superficie di 270 ettari, comincia dai templi orientali. Quello che viene definito il tempio G è uno tra gli edifici più colossali dell’architettura greca. Il tempio E rappresenta invece uno tra i migliori esempi di architettura dorica della Sicilia. Le metope di entrambi, di soggetto mitologico, sono conservate al museo Archeologico Regionale di Palermo. La visita continua con l’Acropoli e la città antica che mostra resti di abitazioni. Ma non si può mancare il Santuario della Malophoros, dedicato a Demetra, dea della fertilità.

Il consiglio? Esplorare Selinunte con i comodi veicoli elettrici di ECOTOUR (info: + 39 329 2133502 – + 39 347 1645862 – + 39 328 6945664 – + 39 380 3907485 – + 39 347 4014906 – forza1983@hotmail.it) che fanno scoprire tutto il fascino dell’antica città senza fatica attraverso il percorso che si snoda per quasi quattro chilometri. Noi lo abbiamo fatto a bordo di un trenino che ha ospitato anche il nostro Arturo che per tutto il tragitto è stato molto coccolato da turisti italiani e, soprattutto, stranieri.

Il Parco archeologico di Selinunte è il più vasto d’Europa ed è ciò che rimane della grandiosa città fondata verso la fine del VI secolo a.C. da Pammilos di Megara Hyblaea. Ma la vita della colonia greca più occidentale della Sicilia fu breve a causa dei ripetuti scontri con la vicina Segesta: l’assedio del 409 a.C. è ricordato come uno dei massacri più sanguinosi del mondo antico. In seguito, durante il Medioevo, un violentissimo terremoto ne cancellò definitivamente le tracce. Nonostante ciò ci si sente piccolissimi al cospetto del tempio G, probabilmente dedicato ad Apollo: immenso, è lungo più di 110 metri e largo più di 50, pressoché intatto e visitabile anche all’interno.

La scoperta più bella? Ai suoi piedi, all’ombra e al riparo di una grossa pietra appoggiata alla base c’è un falchetto che ci guarda un po’ contrariato per aver scoperto il suo nascondiglio.

A piedi si prosegue verso l’Acropoli, cinta ancora in parte da mura difensive e con i resti di cinque edifici sacri e una serie di altre strutture pubbliche. Da qui, scrutando tra le increspature del mare che lambisce la lunga spiaggia sottostante, si possono scorgere i lunghi pontili di quello che 2600 anni fa era un fiorente porto commerciale. Così lo sguardo si perde e va verso quel mare sul quale si scorgono piccole imbarcazioni che pigramente dondolano sulle onde nella luce dorata del pomeriggio che accende di calde tonalità ambrate le colonne dei templi imponenti.

Gli scavi, su questa collina abbracciata da due fiumi, il Modione e il Gorgo Cottone, iniziarono nel 1825 a opera di due architetti inglesi, Harris e Angel, e da allora sono continuati quasi ininterrottamente sino a oggi. Ma ciò che lascia più increduli è che gran parte del sito deve ancora essere portato alla luce!

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