In Afghanistan, c’è un’antica leggenda che racconta di come Dio ha creato il mondo: “Quando Allah ebbe fatto il resto del mondo, vide che gli era rimasta una quantità di materiale di scarto che non si adattava a nessun posto. Raccolse tutti questi residui e li gettò sulla terra. E quello fu l’Afghanistan”.

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Ho avuto l’onore di essere stato in Afghanistan due volte, nel 2010 e nel 2013 ed è stata un’esperienza meravigliosa. L’Afghanistan è uno dei posti più pericolosi al mondo per una donna, così, sin dall’inizio, mi sono interessato a come la vita delle donne afghane è continuamente influenzata dagli antichi codici tribali.
Nonostante abbia letto molti libri sulla questione, vivere un’esperienza del genere sul campo è stato incomparabile.

Le Spose Bambine di Herat

Per comprendere quali sono le principali difficoltà che le donne afghane affrontano ogni giorno, è necessario spiegare quale ruolo riveste la donna nel Pasthunwali, uno dei codici tribali e consuetudinari legato alla storia legale dell’Afghanistan e praticato specialmente nelle aree rurali dove vivono i Pashtun.

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Il Pasthunwali ha la sua legittimità nel patrimonio genealogico tribale ed è ancorato ai codici ancestrali scritti sotto Ahmed Shah Durrani nel 1747 quando è stato modellato il moderno stato dell’Afghanistan. Il Pasthunwali ha così tanta influenza nelle aree pashtun che è considerato più importante della legge islamica.

Pasthunwali, “la via di Pashuns”, è fondato su:
1. onore (izzat, concetti di cavalleria come il coraggio);
2. ospitalità (melmastia);
3. confini di genere (purdah o namus);
4. consiglio degli anziani (jirga).

Il termine di Namus costituisce l’istituzione necessaria per mantenere la società afgana divisa in un ordine segregato tra generi. Namus o Purdah è essenzialmente un velo o una tenda usata per stabilizzare il confine tra lo spazio maschile e quello femminile, è anche inteso come un segno di dignità sia per gli uomini che per le donne.
Questi confini differiscono tra i villaggi Pasthun in relazione ai gruppi nang (pastorali e nomadi pastorali) o qalang (gruppi pastorali urbani e di grandi proprietà terriere).
Da un lato ci sono gruppi nomadi, dove le donne normalmente non si velano in pubblico e sono lasciate a prendersi cura della famiglia, nel mezzo ci sono gruppi semi nomadi in cui le donne coprono parzialmente i loro volti quando escono di casa, e all’estremo opposto ci sono i gruppi qalang, dove le donne non sono autorizzate a lasciare l’ambiente famigliare senza essere completamente coperte.

Estreme interpretazioni dei Codici Tribali portano a molte restrizioni per le donne, non a caso i talebani hanno esacerbato il Pasthunwali fino al punto che alle donne è stata proibita sia l’educazione che l’assistenza sanitaria.

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Il Burha è la stoffa usata dalle donne per coprirsi completamente. Si crede comunemente che il Burha sia arrivato dall’India ma, in realtà è un prodotto di diverse culture che nel corso dei secoli hanno invaso l’Afghanistan (bizantino, greco e persiano).

Sia gli uomini che le donne rispettano alla lettera il codice di Pasthunwali perché i confini di genere sono necessari per mantenere l’ordine nella società e rispettare gli ideali Pasthun.
Uomini e donne vivono mondi separati e, sebbene esistano aree comuni per le consultazioni, la società Pasthun potrebbe essere definita come un ordine prettamente patriarcale in cui uomini e donne socializzano quasi esclusivamente con lo stesso genere. Ognuno ha una propria sfera di giurisdizione, malgrado gli uomini abbiano più controllo sulle risorse e sul potere.
In una società patriarcale, le donne potrebbero ottenere autorità se dimostrassero, come gli uomini, di rispettare il primo pilastro del Pasthunwali, l’onore.

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Esistono tre livelli di leadership femminile e di autorità legislativa: il livello nazionale, il livello del villaggio e quello della famiglia.
A livello nazionale Zarghona Anaa, la madre di Ahmed Shah Durrani è stata una nazionalista forte e leale che incoraggiava addirittura l’uso del Pasthunwali, in assenza di suo figlio Ahmed Shah, lei stessa ha arbitrato conflitti e governato tutte le tribù di Pasthun riunite sotto un unica bandiera.
A livello di villaggio, il qaryadar (leader del villaggio femminile) ha una grande autorità nell’organizzare matrimoni per la propria famiglia e risolvere dispute e conflitti tra uomini e donne. Ha anche l’autorità di mobilitare le donne per praticare cerimonie religiose.
A livello familiare, le donne creano una rete sociale gerarchica con un leader che esercita il potere di risolvere tutti i conflitti in casa. Potrebbe essere definita come una matriarca.

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Il Pasthunwali è un codice che fornisce un ordine alla società afgana e nonostante crei confini di genere che si traducono in un diverso spazio sociale tra uomini e donne, la segregazione dei sessi non dovrebbe condurre al totale assoggettamento di queste ultime.
Sarebbe pertanto necessario rafforzare gli aspetti positivi di questo codice consuetudinario per dare più potere alle donne afgane in modo da poter ricoprire il giusto ruolo che spetta loro nella società. Sfortunatamente negli ultimi 30 anni, invece di enfatizzare gli aspetti positivi di questo antico codice, sono stati rafforzati solo gli aspetti negativi.

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Ad esempio, una delle tradizioni più dannose che ancora persistono in Afghanistan è la pratica del BAAD (chiamata anche compensazione) a causa della quale le donne hanno persino paura di dare alla luce una bimba.

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Baad significa letteralmente “dare via una ragazza o una donna in matrimonio come prezzo del sangue per risolvere un conflitto per omicidio o un disonore” commesso da un membro maschio della famiglia. Questa antica pratica è ancora prevalente nell’Afghanistan rurale e non è legata alla religione.

AfghanistanAd esempio, se un afghano uccide un membro di un clan rivale in un combattimento, gli anziani della comunità formano una jirga, o consiglio, per mediare il conflitto e prevenire ulteriori spargimenti di sangue. La jirga sceglie una giovane donna dalla famiglia del colpevole e gli ordina di sposare un uomo della famiglia della vittima. In teoria, il legame risultante tra le due famiglie ha lo scopo di fermare ulteriori disordini.

La sposa è spesso nella sua prima adolescenza o anche più giovane, e viene data in sposa normalmente a un uomo di 50 o 60 anni.

Studi condotti da diverse ONG hanno dimostrato che la pratica è in diminuzione dal 2001, ma essere donna in Afghanistan è ancora una sfida senza sosta.

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Per aiutare le donne afghane ad affrontare rischi quotidiani come matrimoni infantili, matrimoni forzati, Baad, violenza domestica, percosse in casa, o semplicemente donne che fuggono da casa perché vorrebbero divorziare e sono minacciate dai loro mariti, sono stati costruiti alcuni rifugi che forniscono protezione.

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Tra questi il Rifugio delle Spose Bambine di Herat, una casa per donne, si fa per dire, dai 10 ai 30 anni, creato nel 2005 e gestito da Suraya Pakzad, fondatrice e direttrice esecutiva dell’organizzazione Voice of Women, che durante la mia esperienza afghana ho avuto il privilegio di intervistare. Lo shelter di Herat è un libro aperto di storie di adolescenti troppo presto costrette a diventare donne prima dalle famiglie e poi da mariti-padroni. Le loro storie fanno commuovere e accapponare la pelle.

Pasquale Florio

2 COMMENTS

  1. Grazie Valeria. Ciò che stiamo cercando di realizzare, insieme al nostro amico Pasquale Florio, è una serie di reportage su luoghi che difficilmente sono destinazioni turistiche e sulle culture e sulle tradizioni locali osservate dall’interno e per un tempo prolungato: cosa che spesso un viaggiatore non ha modo di fare. L’Afghanistan è stata la nostra prima “finestra” a cui ne seguiranno altre.

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