A Milano ho vissuto i miei anni da universitaria. Lo ricordo come un periodo molto bello ma intenso, soprattutto l’ultimo anno quando insieme agli esami preparavo la tesi. Lo stress mi ha causato diverse sintomatologie psico-somatiche ma non mi ha tolto mai la voglia di uscire e, nei momenti liberi da impegni di studio, di esplorare una città che ho sempre ritenuto interessante.

La bellezza schiva di Milano

Ricca di una beltà profonda, tutta da scoprire non certo incantata come quella di Venezia, affascinante come quella di Firenze, sfacciata come quella di Roma, opulente come quella di Palermo o decadente come quella di Napoli.

Milano mia

Si dice da sempre che Milano vada scoperta attraverso i suoi cortili e i suoi giardini che, coerenti con il carattere schivo della città, celano meraviglie. Mi sono sempre presa il tempo di camminare piano (in questo molto poco milanese), di infilarmi dietro un portone, di incantarmi con il naso appiccicato alle vetrine dei grandi del quadrilatero della moda di via Montenapoleone e dintorni.

Ma anche di dedicarmi alla lettura di un libro o del quotidiano seduta su una panchina sotto gli alberi “monumentali” dei Giardini della Guastalla, i più antichi di Milano. Il giardino, costruito nel 1555 per volere della contessa Paola Ludovica Torelli della Guastalla, viene oggi chiamato “il giardino dei bambini“, perché qui per loro è possibile giocare, divertirsi e stare a contatto con la natura in tutta tranquillità ed è aperto anche agli animali in un’area a loro dedicata.

L’ultima volta che sono stata a Milano, invece, ho voluto conoscerne la sua nuova bellezza, quella delle architetture moderne e dei nuovi quartieri quali il nuovo distretto smart di Porta Nuova con piazza Gae Aulenti premiata dal Landscape Institute come una delle più belle del mondo e il grattacielo Bosco Verticale.

Milano mia

Nonostante il nuovissimo skyline e l’effetto post Expo “Milano non è l’America”, come il gruppo bresciano dei Timoria cantava nel 1990, quando Omar Pedrini era il mio compagno di banco durante le lezioni di tedesco alla Statale in via Conservatorio. Ma rimane la città più internazionale d’Italia, “Milano vicina all’Europa”, questa volta citando il grande Lucio Dalla, dalla quale si possono raggiungere in modo semplice e veloce città come Londra e Parigi.

Da studentessa ho abitato a casa di una zia di mia madre, a Milano sin dalla metà degli anni ’50, che mi raccontava del mondo della moda prima del boom degli stilisti negli anni ’80, quello delle esclusive boutique come Biki, la sartoria in un cortile di via Sant’Andrea, in cui la sarta più famosa del capoluogo lombardo proponeva i suoi abiti a clienti come Maria Callas. Il grande appartamento in stile Settanta con arredi di pregio e opere d’arte contemporanea di valore di cui mio zio era grande estimatore si affaccia su viale Montenero, una delle arterie milanesi che collega Piazza Medaglie d’Oro a Piazza Cinque Giornate che spesso facevo a piedi per raggiungere l’Università.

Milano mia

Anche in piazza Duomo mi piaceva arrivarci a piedi percorrendo tutto corso di Porta Romana. E proprio qui al numero 3 si trova una delle curiosità, non conosciute da molti: una palla di cannone conficcata nel muro dal lontano marzo 1848, nella famosa rivolta delle cinque giornate di Milano.

Quando invece decidevo di prendere i mezzi, fino al dicembre del 1990 quando è entrata in servizio la linea 3, la gialla, della metropolitana, utilizzavo il tram che portava in Duomo e aveva come capolinea via Dogana.

Milano mia

Generalmente il Duomo, simbolo della città, è lo sfondo più fotografato ma a me è sempre piaciuto entrarvi e guardare i suoi tesori e le sue meraviglie. Non tutti sanno che subito dopo l’ingresso dal portone principale, in alto tra le volte della navata di destra c’è un piccolo foro nella parete rivolta a sud, da cui, al mezzogiorno astronomico, filtra un raggio di luce che si proietta sul pavimento, dove intercetta una linea di marmo e ottone con i segni zodiacali. È una meridiana che nel XIX secolo era usata per regolare gli orologi meccanici della città.

Milano mia

Per fare il giro della città spesso prendevo i tram delle linee 29 e 30 quelli che circolavano lungo la Cerchia dei Bastioni che ricalca il tracciato della mura spagnole e che senza scendere permettono di circumnavigare Milano passando davanti a monumenti come Porta Venezia e il Cimitero Monumentale, un vero e proprio museo all’aperto che mostra delle straordinarie opere prodotte dal XIX secolo ad oggi.

Milano mia

Tornando ai tram erano per me croce e delizia: pienissimi nelle ore di punta quando spesso dovevo aspettare il prossimo per potervi salire oppure vuoti e invitanti nonostante i rigidi sedili in legno e i vetri umidi, carrozze traballanti sui binari e veri e propri palchi sul palcoscenico di strade e piazze meneghine.

Milano mia
Foto dal sito atm.it

E pensare che ora sono proprio alcune delle carrozze più antiche, quelle che entrarono in servizio 90 anni fa, nel febbraio 1928, chiamate “Carrelli” o Serie “1500” oppure ancora “Ventotto” dall’anno di introduzione, a ospitare il ristorante itinerante ATMosfera dove al posto delle panche in legno ci sono delle comode sedute fisse e dei tavolini eleganti, nonché guardaroba e toilette.

Milano mia
Foto dal sito qcterme.com

E perfino una biosauna in cui dopo aver appeso gli accappatoi all’ingresso della carrozza, ci si prepara a un viaggio nel benessere. Una volta a bordo ci si può stendere o sedere sulle comode panche in legno e godere delle proprietà naturalmente rigeneranti del vapore e del calore, che non raggiungono mai temperature troppo elevate. In questo caso il viaggio è solo ideale perché la storica vettura Carelli si trova all’interno del centro benessere QC Terme di Milano, ubicato, guarda caso, proprio di fronte a Porta Romana.

Milano mia

Tra i “gioielli” scoperti da me a Milano un po’ per caso negli anni c’è San Maurizio Maggiore, detto anche la Cappella Sistina di Milano, in corso Magenta. Una meravigliosa chiesa interamente affrescata con gli splendidi dipinti di Bernardino Luini e della sua scuola.

Milano mia
Foto dal sito www.portaluppi.org

Sempre in corso Magenta, proprio di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove si trova “L’ultima Cena” di Leonardo Da Vinci, è d’obbligo una visita alla Casa degli Atellani, splendida dimora del XV secolo, perfettamente restaurata e ristrutturata dal grande architetto Portaluppi e tuttora abitata dai proprietari. Sul retro si trova la vigna di Leonardo da Vinci, donata all’artista dal Duca di Milano Ludovico il Moro.

Milano segreta

Per concludere, un altro suggerimento per rimanere letteralmente senza fiato: entrate nella Chiesa di San Satiro, quasi nascosta in Via Torino (ne abbiamo parlato in https://www.cittameridiane.it/un-giro-citta-milano-parte/). Scoprirete un’illusione ottica rinascimentale progettata dall’architetto Donato Bramante nel 1480 che fa sembrare profondo 9 metri uno spazio che in realtà misura solo 95 centimetri.

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