mercoledì, Ottobre 5, 2022

Il Dolmen di Montalbano tra gli olivi di Fasano

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Di Dolmen e Menhir vi abbiamo già parlato. Nelle campagne di Bisceglie c’è uno dei più grandi e integri di questi monumenti megalitici, il Dolmen della Chianca completo di “dromos”, corridoio allo scoperto che conduce al sepolcro-altare costituito da una grande lastra di pietra che poggia orizzontalmente su altre due verticali, che sono conficcate nel suolo.

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La Tavola dei Paladini, testimone silenzioso della storia

In Europa se ne trovano molti, tra la Bretagna e l’isola di Malta e in Puglia se ne contano una ventina. La terra dei Menhir è invece il Salento. In tutta la nostra regione ci sono circa 120 Menhir e di questi ben 92 si trovano nella punta del Tacco d’Italia.

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Il giardino megalitico d’Italia con i suoi 18 Menhir e 7 Dolmen si trova tra i territori di Zollino e Giurdignano: qui si ergono come enormi dita puntate verso il cielo queste pietrefitte neolitiche a forma di parallelepipedo, infisse nella roccia e orientate astronomicamente, forse espressione di culti solari e di riti legati alla fecondità della terra.

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Tornando ai Dolmen, in questa estate da #turistipercasa, durante il nostro soggiorno presso l’incantevole Masseria Mozzone, siamo andati a rendere omaggio al Dolmen di Montalbano, immerso nel verde argentato degli olivi secolari delle campagne di Montalbano, frazione di Fasano.

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Chiamato anche Dolmen dei Paladini e unico nella zona è un monumento megalitico antichissimo, probabilmente della prima Età del Bronzo, risalente quindi a circa 4000 anni fa. La sua origine e la sua funzione, come quelle di tutti i monumenti simili sono avvolte dal mistero. Forse legato ad antichi riti magici, studi astronomici o al culto dei morti, resiste dall’Eneolitico, silenzioso testimone lungo la Francigena del Sud della storia che vi si è svolta intorno.

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Nonostante le manomissioni subite nel tempo, tra cui la recente scomparsa del dromos, il Dolmen di Montalbano continua a incantare chi decide di andare ad ammirarlo come abbiamo fatto noi, alla luce calda del tramonto che tinge d’oro la pietra e che rende ancor più fiabesca la campagna intorno alla lama di Pisco Marano, tra olivi e piante di cappero.

E se le sue origini si perdono nella notte dei tempi, i primi documenti storici scritti sul Dolmen risalgono al 1360 e alla sua presenza si deve il nome di tutta la zona circostante. Infatti Pisco Marano nella lingua locale significa “pietra piatta”.

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Ma perché è chiamato anche Tavola dei Paladini? E chi erano i Paladini? Il nome paladino è sinonimo di cavaliere. La prima volta che si usa tale termine è nella Canzone di Rolando, poema epico medievale francese di età carolingia, in cui paladino è colui che rappresenta ii valori del cavaliere cristiano contrapposti alla barbarie del nemico saraceno. Da allora i paladini sono gli eroi cavallereschi e probabilmente nel nostro territorio è divenuto nel tempo il modo di indicare i Cavalieri di Malta che qui esercitarono la loro secolare dominazione feudale nei luoghi che furono degli Ospitalieri di San Giovanni Gerosolimitano.

Questo ordine, nato ancor prima dei Templari, e che divenne quello dei Cavalieri di Malta nel 1530 quando Carlo V concederà loro l’isola di Malta, trovò in Puglia, crocevia tra Oriente e Occidente, il suo eden tra fertili terre, porti di imbarco verso la Terra Santa e grandi masserie, tra cui un bellissimo esempio sempre in territorio di Fasano è Borgo San Marco che appartenne al Balì.

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Il Dolmen si trova in un terreno privato ma è visitabile liberamente. Una volta arrivati al suo cospetto provate a chiudere gli occhi e a immaginare di andare indietro nel tempo: nel fruscio del vento tra le foglie degli olivi e della macchia mediterranea sentirete sussurrare parole di lingue sconosciute e avvertirete perfino il tonfo degli zoccoli dei cavalli dei cavalieri sul selciato…
Lasciatevi suggestionare, ne vale la pena!

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Rosalia
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