Diario di viaggio: l’Antica Lucania

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L’Antica Lucania è quell’area compresa tra il fiume Sele in Campania e il fiume Lao in Calabria così come viene rappresentata nella Tabula Peutingeriana, pergamena conservata a Vienna nella Biblioteca Nazionale Austriaca. Per secoli la grande regione ha mantenuto tale configurazione geografica, poi nel 1806 Giuseppe Bonaparte ne modificò i confini dividendola in tre aree: Basilicata, Vallo di Diano e Cilento.

Viaggio nell’Antica Lucania

Lucania

Il diario del nostro viaggio nell’Antica Lucania comincia da San Giovanni a Piro e dall’incontro con Sebastiano Petrilli. Siamo ospiti della sua Locanda San Fantino che un fitto bosco separa dal borgo. Sul costone di fronte tra il verde emerge il Santuario Maria SS. di Pietrasanta: da lassù la vista è splendida su tutto il Golfo di Policastro. L’altro gioiello si trova fra gli ampi uliveti che si estendono alle falde del Monte Bulgheria: il Cenobio di San Giovanni Battista con la chiesa e l’alta torre merlettata. Fondato dai monaci basiliani è stato uno dei più importanti monasteri del monachesimo greco dell’Italia Meridionale.

Prima di lasciare San Giovanni a Piro per spostarci a Bosco dalla famiglia di Cesare Siboni e Isabella Gregorio presso Il Rifugio del Contadino siamo scesi al mare a Scario per una passeggiata tra le casette colorate e le barche ormeggiate nel porto.

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Nel pomeriggio il vero privilegio è essere guidati da un pittore come Cesare nella visita al Museo e la Casa del pintor spagnolo Josè Ortega che scelse il borgo nel Sud del Cilento come sua dimora e qui visse gli ultimi venti anni della sua vita.
La luce è ideale per ammirare gli interni della sua casa essenziale e perfetta, in cui ogni angolo racconta della terra natia, la Mancha. Le finestre si affacciano sul giardino come la terrazza che guarda verso il verde selvaggio della campagna cilentana.

Con la porta aperta il vento gonfia le tende e scompiglia i pensieri mentre lo sguardo si poggia sulla piattaia in legno scuro che contrasta con le ceramiche bianca e blu, sui quadri, sulle sculture e sugli oggetti di cui Ortega amava circondarsi. E sembra quasi di vederlo sbucare nei sotterranei della cantina che aveva trasformato nel suo laboratorio personale. Abbiamo ringraziato Cesare e la piccola Rachele per averci accompagnato nella scoperta di questo piccolo mondo di cui avevamo finora solo letto online: scoprirlo personalmente aggirandosi tra i muri in cui ha vissuto e operato l’artista è stato davvero molto emozionante!

La seconda tappa del nostro viaggio nell’Antica Lucania ci ha portato a Gioi. Il piccolo borgo è famoso per la soppressata, l’unico salame campano lardellato e proprio per questo Presidio Slow Food. Ma noi non ci siamo andati per questo o, almeno, non solo per questo. Infatti siamo saliti fin quassù a oltre 600 metri di altitudine per incontrare Antonio Bianco, un piccolo produttore di vino. Di lui ci ha parlato Isabella che come noi apprezza il vino e la cultura profonda a esso legata e che per noi ha preso appuntamento presso il palazzo che ospita la cantina.

Nel tragitto abbiamo fatto tappa a Vallo della Lucania facendo tesoro delle preziose dritte su paesini, monumenti, trattorie e luoghi da non mancare di cui abbiamo diligentemente preso appunti. Così ci siamo fermati a Storie di Pane, nostra vecchia conoscenza, per una pizza cilentana fritta mangiata al volo tra gli scaffali e la tanta gente in pausa pranzo.

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Poi la strada comincia a salire tra gli olivi e i boschi. Siamo in anticipo sul nostro appuntamento per cui parcheggiamo e approfittiamo per un giro tra i vicoli che girano intorno alla chiesa dedicata a Sant’Eustachio su cui spicca una grande testa di cervo sormontata da una croce. Si racconta che il santo si convertì durante una battuta di caccia quando avvicinandosi al cervo più imponente per ucciderlo vide un crocifisso tra le sue corna che gli svelò che era venuto a salvarlo.

Intanto il tempo passa, il cellulare non va né per le telefonate né per la linea internet e dopo aver atteso un bel po’ al sole perché l’aria si è fatta più fresca abbiamo scoperto grazie al prestito del telefono di una signora che Antonio aveva dimenticato l’incontro con noi. Lo abbiamo atteso ma non invano: infatti la gentile signora si è offerta di rintracciare il proprietario della macelleria lì vicino che ha aperto apposta la sua bottega consentendoci di acquistare soppressata e salsiccia fresca: sublimi!

Arrivato Antonio siamo entrati nel palazzo che si sviluppa su tre piani e che ospita nell’atrio dei bellissimi orci in terracotta da vino e da olio chiusi da un coperchio di legno. La cantina divide gli ambienti con l’osteria in cui vengono serviti piatti schietti per accompagnare i due vini della casa.

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Dalla finestra della nostra stanza a Il Rifugio del Contadino la vista spazia fino a Scalea. Di sera si illumina la costa e si individua la fila di luci che definisce il porto di Sapri. La cittadina si raggiunge attraverso la litoranea che passa per Policastro Bussentino: vale la pena fermarsi per acquistare il pane preparato con lievito madre e cotto nel forno a legna.

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Sapri è una bella cittadina sul mare ma le due statue, sul lungomare e nella villa comunale, ci ricordano la sua storia. La prima è quella della Spigolatrice, figura femminile resa immortale dalla celebre poesia di Luigi Mercantini. La seconda è dedicata a Carlo Pisacane, eroe della spedizione dei trecento che nel 1857, tre anni prima della spedizione dei Mille, tentò di liberare il Sud Italia dalla monarchia borbonica. Ma l’impresa non gli riuscì e circondato dai contadini della zona armati di bastoni e forconi che massacrarono i suoi uomini si suicidò. Un obelisco in marmo fu fatto erigere cent’anni dopo sul luogo in cui sbarcò.

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Sapri conserva la sua parte medievale chiamata Borgo Marinella intorno alla Chiesa dell’Immacolata: si presenta vivace e curata con i vicoletti puliti e pieni di fiori. Prima di lasciare l’ultimo centro abitato della Campania e passare in Basilicata ci siamo fermati a conoscere lo Chef dei Profumi, alias Antonio Sardegna nel suo regno Exenza, il luogo dove crea le fragranze dedicate alla cittadina in cui ha scelto di vivere. L’essenza Saprì è a base di profumo di mare, alghe, cedro e fico verde, mentre quella dedicata alla Spigolatrice ha note di terra. Nel suo “tempio” come lo definisce, tanti i souvenir e gli oggetti che raccontano la terra che ha scelto come sua dimora sui quali fa da sentinella il quadro che lo ritrae dipinto da Cesare Siboni.

La costa che divide Sapri da Acquafredda, primo paese della Lucania, è meravigliosa, ma non abbiamo tempo di fermarci perché la nostra meta è Monte San Biagio dove si erge maestosa la statua del Cristo Redentore.
Otto tornanti ci separano dalla sommità: guardare la strada è impressionante ma quando si arriva su il panorama è impagabile. Il luogo sembra deserto ma il suono di un campanaccio svela la presenza di due vacche bianche al pascolo sul ciglio ripido del costone del monte.

All’orizzonte c’è Scalea: il paesaggio da quassù è bellissimo tra il verde che si inoltra nel mare e l’isola di Dino che sembra galleggiare sull’acqua. Nuvole sempre più minacciose oscurano il cielo e rendono improvvisamente spenti i colori della campagna. Maratea merita di meglio e torneremo un’altra volta per scoprire i suoi borghi-quartieri alle pendici del monte San Biagio. La nostra scoperta dell’Antica Lucania per ora finisce qui.

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Comments

  1. Ma si capisce che continuerà, niente in Italia (be’, tranne forse certe città troppo trafficate) finisce con una visita sola, non è che un assaggio… Finalmente ora so la differenza fra Lucania e Basilicata, essendo la prima un territorio molto più esteso è dunque corretto chiamare Basilicata la regione? Come il Friuli-Venezia Giulia: attenti che Trieste NON è in Friuli, e la Venezia seconda supera i confini politici 😉 p.s.: cresce il mio amore per Policastro…

  2. Oggi si parla indifferentemente di Basilicata e Lucania ma in realtà la Grande Lucania comprendeva più territori ora divisi dai confini territoriali e assegnati ad altre regioni. Ma a noi questo non interessa vero? Il bello non ha limiti!

  3. Certo che no! Anche perché al di là dei confini amministrativi, Lucania era, e Lucania rimane 😏 Così come la Venezia Giulia che si estende dove non si parla più italiano, eppure la traccia resta, e si chiama Venezia…

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