mercoledì, Novembre 30, 2022

Dalla Certosa di Padula a Teggiano

Fuori confineDalla Certosa di Padula a Teggiano
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La Certosa di San Lorenzo in una sola parola? Maestosa! Riconosciuta dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità nel 1998, sorge ai piedi del centro abitato di Padula in quell’area della Campania chiamata Vallo di Diano. La cittadina si trova in una fertilissima vallata solcata dal fiume Tanagro e sin dai tempi più antichi se ne riconobbe la strategica posizione.

La Certosa di San Lorenzo a Padula

A testimonianza di ciò il centro storico ricco di chiese e, poco fuori, lo straordinario Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte risalente al IV secolo e uno dei più antichi di tutto l’Occidente.

Sin da lontano si scorgono le fondamenta della chiesetta che appaiono emergere da un limpidissimo specchio d’acqua. Avvicinandosi, poi, ci si accorge che queste acque, che sembrano vetro liquido appena mosso dalla corrente, sono popolate da trote e gamberi d’acqua dolce o di fiume, una specie in via di estinzione a causa dell’inquinamento e della distruzione e modificazione del suo habitat naturale.

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A poca distanza c’è la Certosa, dedicata a San Lorenzo ma chiamata anche di Padula che, come abbiamo dichiarato all’inizio è una costruzione davvero maestosa. Tra le certose, è seconda solo a quella di Grenoble, chiamata la Grande Chartreuse in quanto casa madre dell’ordine francese dei Certosini.

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A parlare sono i numeri di questo che è uno dei complessi monastici più imponenti dell’Italia meridionale e tra i più grandi d’Europa.
Continuando a descriverne i primati, è la prima certosa fondata in Campania e con una estensione di circa 51.500 metri quadrati, è la più grande d’Italia, mentre il suo chiostro di 15.000 metri quadrati, è il più grande al mondo.

La Certosa di Padula fu la seconda a essere edificata in Sud Italia dall’ordine religioso dei Certosini dopo quella di Serra San Bruno, in Calabria. Fu Tommaso II Sanseverino a dare il via ai lavori per la sua costruzione il 28 gennaio 1306 facendo abbattere la preesistente chiesa benedettina dedicata a San Lorenzo.

Nel tempo divenne il fulcro non solo religioso ma anche economico di tutta l’area e nel ‘600, quando la casata dei Sanseverino si estinse, la Certosa passò in mano ai monaci, che ereditarono anche i terreni circostanti. Fu questo il suo periodo di massimo splendore.

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Nel corso del ‘700, la Certosa, che era nata come chiesa gotica, subì una serie di rimaneggiamenti che la trasformano in uno dei più illustri simboli dell’arte barocca nel Regno di Napoli. E, come già sottolineato, uno dei più estesi. Torniamo ai numeri: più di 600 camere, 13 chiostri, 500 porte, 550 finestre, 41 fontane, 1300 metri di porticati sorretti da 300 archi, un muro di cinta lungo più di due chilometri e 51 scale, tra le quali l’elegante scala elicoidale composta da trentotto gradini monolitici che, aprendosi a ventaglio, conducono all’antisala della biblioteca, e lo scalone ellittico a doppia rampa di scuola vanvitelliana.

Gli altri elementi che ci lasciarono a bocca aperta già quando circa 30 anni fa visitammo per la prima volta il complesso dalla pianta a forma di graticola, simbolo del martirio di San Lorenzo che vi fu arso vivo, sono i pavimenti in ceramica, i cori lignei e la grande cucina affrescata e maiolicata con le coloratissime “riggiole”.

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In questo ambiente dominato dalla grande cappa della fornace, secondo quanto si tramanda, fu preparata la frittata con mille uova in occasione della visita dell’imperatore Carlo V nel 1535. Vere chicche del convento sono anche l’Appartamento del Priore, composto da dieci stanze che si affacciano su uno splendido giardino, e la Chiesa con l’elegante altare con gli intarsi di madreperla, che questa volta abbiamo trovato chiusa per restauri.

Come tutte le certose, anche quella di Padula, prevede due zone: la Casa Bassa e la Casa Alta. Nella Casa Bassa si trovano i locali dedicati alla produzione, al sostentamento, al lavoro, alla gestione come le scuderie, le lavanderie, il deposito di granaglie, le spezierie, le stalle, la farmacia e le officine. Nella Casa Alta, invece, non visitabile a causa dei lavori di restauro, risiedevano i monaci. Ogni cella è indipendente e dotata di due stanzette, un laboratorio, una legnaia e un piccolo orto-giardino.

Ma uno dei luoghi più suggestivi della Certosa è senza alcun dubbio il Chiostro Grande che coi suoi due portici e gli 84 archi è il più grande al mondo: si tratta della zona di raccordo del monastero con l’esterno e ospita anche il cimitero dei monaci.

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Affascinante la storia della Certosa: durante il Governo Napoleonico vi furono alloggiati ventimila soldati, mentre durante le guerre fu adibita a campo di prigionia e di concentramento.

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Nel tempo questo gioiello architettonico, restaurato e riportato all’antico splendore, è stato con i suoi ambienti e i suoi giardini, uno straordinario set cinematografico. Nel 1967 fu girato il film di Francesco Rosi, “C’era una volta” con Sophia Loren e Omar Sharif, e nel 1989 la pellicola “Cavalli si nasce” di Sergio Staino con David Riondino e Paolo Hendel.

Non distante dalla Certosa c’è Teggiano, antica capitale del Vallo col nome di Dianum. Oggi, definita città museo e dichiarata dall’Unesco come uno dei “10 villaggi del mondo”, è un borgo d’impronta medievale che domina tutto l’altipiano in cui sono conservati begli esempi di architettura romanica, come la Cattedrale.

Singolare la struttura della Chiesa di Santa Maria Maggiore che originariamente si affacciava su via San Cono, il corso principale della cittadina, mentre dopo il terremoto del 1857 l’entrata fu ruotata di 180° e oggi si trova dove un tempo c’era l’abside. Le strade strette e tortuose si raccolgono intorno al Castello dei Sanseverino, fondato nel 1285 e ricostruito nel XIX secolo.

Nella chiesa sconsacrata di San Pietro, di epoca angioina costruita su un preesistente tempio di Esculapio, ha sede il Museo diocesano in cui sono custoditi interessanti reperti dall’epoca romana fino al 1700.
Prima di andar via raggiungete il balcone che si affaccia sulla valle sottostante in cui scorre il fiume Tanagro tra i massicci interni della Basilicata e le bianche pareti degli Alburni: stupendo il colpo d’occhio che sembra un dipinto con i borghi di Atena Lucana, Sala Consilina e Padula che spiccano sui rilievi nella luce degli ultimi raggi del sole.

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Rosalia
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