Per la nostra passeggiata tra il borgo cittadino e le contrade sparse nel territorio punteggiato di trulli, viti, olivi e macchia mediterranea, Cisternino ci ha accolto con la sua migliore livrea: l’intenso azzurro del cielo e il verde brillante della campagna della Valle d’Itria in splendido contrasto con il candore immacolato di case, vicoli e piazzette.

Cisternino

Il bianco affaccio sulla Valle d’Itria

Il giro a piedi del borgo, in cui ci ha accompagnato l’assessore al Turismo Mario Saponaro, è cominciato da una di quelle che sono considerate delle vere e proprie terrazze affacciate sul magnifico panorama.

Cisternino

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Cisternino è infatti uno dei balconi naturali più affascinanti nel cuore della Valle d’Itria: dai suoi tre affacci, quello da dove siamo partiti nella zona extra-murale di fronte alla cosiddetta Torre del vento o Capece e quelli della Villa e della Pineta comunali, si domina gran parte di quella magica porzione di Puglia in cui protagonisti assoluti sono i trulli.

Cisternino

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E proprio a rimarcare questa prerogativa alcune panchine collocate nei punti più strategici per ammirare il panorama sono state pitturate di rosso e sono diventate – come ci dice l’assessore Saponaro – il luogo in cui ritrarsi con un selfie o farsi fotografare magari con un magnifico tramonto infuocato alle spalle.

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La nostra prima visita, dopo aver ammirato l’incantevole panorama da cartolina, ha riguardato la chiesa più moderna di Cisternino: la chiesa di Cristo, non a caso detta anche chiesa Nuova. Fu edificata nel 1860 dalla confraternita del SS. Sacramento, e ci ha attratto la sua forma esterna, che ricorda quella del Pantheon, mentre l’interno è a pianta centrale, con una cupola realizzata con piccole pietre in maniera circoncentrica, ricalcando la tecnica dei trulli.

Custodisce le statue dei SS. Medici in cartapesta, una scultura in legno di Cristo crocifisso e una tela di Giuseppe de Giuseppe che rappresenta la Buona Morte, davvero un’opera fuori dal comune, in cui il pittore ritrae il momento dell’agonia con l’anima contesa dal demonio avvolto dalle fiamme degli inferi e nascosto sotto il comodino mentre la Vergine aleggia in mezzo alle nuvole tra i cherubini e su un lato si staglia la figura del prelato giunto appena in tempo per l’estrema unzione.

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Nell’intricato nucleo del borgo, formato da alte e strette costruzioni fra cui si aprono come profonde fenditure strade e vicoli chiusi che assicurano frescura e ombra anche in piena estate, si penetra attraverso il varco aperto tra la Torre Grande e la chiesa Madre dove sorgeva Porta Grande.

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Nel 1800 la porta fu demolita mentre la facciata della chiesa dedicata a San Nicola di Patara fu riedificata nelle attuali forme neoclassiche e alla Torre, ancora oggi svettante sull’abitato, fu aggiunto un avancorpo porticato.

Una stretta via principale unisce le due porte, una volta unici accessi alla città difesa da alte mura, conducendo verso Porta Piccola. A questo punto la passeggiata può prendere due direzioni. O seguire l’anello intorno alla “terra”, come venivano definite un tempo le città fortificate, andando con attenzione a individuare ciò che ancora resta della cinta muraria tra le case e i palazzi che vi si affacciano come le due torri cilindriche di età angioina.

Cisternino

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Oppure inabissarsi nell’intricata trama delle stradine dei cinque rioni del centro storico, spesso tornando indietro sui propri passi perché si è imboccata una via senza uscita. Ma una scelta non esclude l’altra.

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Così noi prima abbiamo attraversato il cuore del borgo camminando da un rione all’altro, il cui nome spicca sulle targhe in maiolica affisse sui candidi muri delle case. Così, dall’Isule, rione delimitato da vie sulle quali si affacciano molti palazzi tra i quali quello del Governatore, palazzo Ariani, palazzo Soli e palazzo Pepe, abbiamo raggiunto Scheledde, che prende il nome dai cordoli che servivano a rallentare l’andatura dei carri, e poi siamo passati a U’ Pantèn che deriva da pantano, zona depressa in cui si raccoglievano le acque piovane, e ancora a U Bùrie o borgo, il quartiere fuori dalla cinta muraria sviluppatosi nel XVI secolo in cui sorgono i palazzi delle famiglie più importanti e che si contrappone a Bére Vecchie, cioè il borgo vecchio, il rione più antico.

Sentendoci sempre più avvolti da un’atmosfera che ricorda l’Oriente, tra le case bianche a terrazzo munite di scale esterne, che hanno fatto meritare a Cisternino l’epiteto di città delle scale.

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Nel rione Scheledd prendetevi il tempo di passare sotto gli archi che caratterizzano il quartiere sotto i quali si conservano Madonne con Bambino di influenza bizantina: tra queste la Madonna di Monserrat, detta anche Madonna dei falegnami.

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E attraversando U’ Pantène in piazza Pellegrino Rossi, alzate lo sguardo verso i balconi delle case che vi si affacciano decorati dai pumi in ceramica. Il Pumo dè fiure, cioè bocciolo di fiore, è simbolo di prosperità e fecondità, ma anche di immortalità, ed è per questo che si trova sulle facciate dei palazzi dei signori cistranesi: e più è decorato da foglie più indica quanto ricca è la famiglia.

Cisternino

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Poi abbiamo continuato il nostro tour passeggiando su quella che una volta doveva essere la base della cinta muraria, godendo gli scorci panoramici sulla campagna sottostante e comprendendo meglio come in passato questo territorio sopraelevato abbia potuto divenire un rifugio per le genti che fondarono il primo nucleo di Cisternino.

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Fu poi possesso romano col nome di Sturnium e successivamente parte del dominio bizantino che soccombette a quello normanno. Proprio in questo periodo, il casale divenne feudo della diocesi di Monopoli e da allora la storia di Cisternino e dei cistranesi, come si chiamano i suoi abitanti, è stata sempre legata a doppio filo con quella dei vescovi di Monopoli, con brevi parentesi tra cui ricordiamo quella degli anni in cui appartenne a Venezia (dal 1495 al 1509) e le dominazioni degli odiati, in quanto visti dalla popolazione dell’epoca come tiranni, principe Giovanni Antonio del Balzo Orsini e del conte, nostro conterraneo, Gian Girolamo II Acquaviva di Aragona, conosciuto come il Guercio di Puglia.

Per andare alla scoperta della Cisternino più antica bisogna visitare l’area archeologica sotto la chiesa di San Nicola di Patara, la chiesa Madre. Scoperta all’inizio del nuovo secolo, è una chiesa sotterranea, costruita intorno all’anno mille e dedicata come quella “nuova”, a San Nicola. Se come noi nella passeggiata siete accompagnati da un amico peloso, non rinunciate alla visita perché potrà entrare anche lui.

La facciata principale dell’attuale chiesa Madre è stata completamente rifatta nel 1848 e si presenta molto lineare, con due statue di santi in preghiera agli angoli. All’interno, a tre navate, ci sono due cappelle: il Rosario e il Santissimo Sacramento. La prima custodisce una scultura attribuita alla scuola di Stefano da Putignano, ma è quella al centro che attira tutta l’attenzione: è la famosa “Madonna con Bambino e offerenti” del 1517, nota come la Madonna del Cardellino, una delle più prestigiose opere del rinascimento pugliese.

Ma siamo rimasti sorpresi nello scoprire che non è San Nicola, a cui la chiesa più importante del borgo è intitolata, il patrono di Cisternino, bensì la coppia madre–figlio di Santa Giulitta e San Quirico, che nel XVII secolo liberò il paese dalla peste che flagellava la Puglia intera.

Il giro nel borgo inserito tra i più belli d’Italia, in attesa di scoprirne le contrade, si è concluso in Piazza Vittorio Emanuele II conosciuta come Piazza dell’Orologio, grazie alla torre che ne definisce il profilo, tra i più immortalati della Valle d’Itria. E anche noi non ci siamo sottratti alla foto di rito.

In collaborazione con il Comune di Cisternino

Col sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Conversano 

2 COMMENTS

  1. Ho visitato questo borgo lo scorso anno su segnalazione della padrona della struttura dove soggiornavo. L’indicazione è risultata più che preziosa. Il Borgo mi ha entusiasmato e l’ho trovato molto interessante; nulla ha da invidiare a paesi vicini più noti. Il centro storico è mantenuto in modo impeccabile e la vista che si ammira dalla terrazza è pura poesia

  2. Ha fatto bene la proprietaria della struttura a darvi questo suggerimento: Cisternino è l’essenza della Valle d’Itria! ❤️

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