Cantina Maffini: i profumi e i colori di Dioniso in Cilento

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Cantina Maffini

Alla larga dai tecnicismi degli addetti ai lavori, soprattutto per quanto riguarda i vini. Così ci approcciamo a questo mondo noi di Città Meridiane, raccontando quelli che ci piacciono e ci esaltano ancora di più se legati a storie di produttori, situazioni, emozioni. Come quelle suscitate da Luigi e Raffaella, coppia nella vita e nel lavoro nell’azienda di famiglia Luigi Maffini in località Cenito nel comune di Castellabate in Cilento. Passiamo da loro in un caldo pomeriggio di metà settembre, dopo un giro in barca al largo dell’isoletta di Punta Licosa. Sono tutti molto occupati con la vendemmia del Fiano dai caldi grappoli oro antico che risplendono al sole settembrino e che diventeranno la base del Pietraincatenata, Dop Cilento Fiano affinato in barriques per circa 8 mesi, e del Kratos, Igp Paestum Fiano.

Nonostante il periodo di pieno e intenso lavoro Raffaella ci accoglie con un gran sorriso e comincia a parlarci della storia della cantina che fino agli anni ’90 era condotta dal padre del marito Luigi, emiliano con papà lombardo, traferitosi in Cilento subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Qui nel 1971 impiantò il primo vigneto la cui produzione si rivolgeva a chi comprava vino sfuso e infatti per venti anni il vino non è mai stato imbottigliato. La svolta è avvenuta quando nel ’94 è stato reimpiantato l’ettaro e mezzo del nonno Pietro: una sorta di scommessa portata avanti da Luigi e Raffaella, entrambi agronomi e insieme dai banchi dell’Università, con il prof. Moio, la massima autorità riguardo gli studi sui vini campani. Convinto, insieme ai coniugi Maffini, che la Campania ha storicamente svolto un ruolo di primissimo piano nell’evoluzione della viticoltura e dell’enologia mondiale, grazie ai greci che introdussero la vite nella regione. E grande sostenitore della qualità delle tradizioni, che non può mai prescindere da cura e rispetto. Questo brillante connubio ha portato nel 1996 alla nascita di Kratos, dal greco forza, potere, un vino ricavato da Fiano in purezza mediante una vinificazione con pressatura soffice delle uve e successiva fermentazione a temperatura controllata in serbatoi d’acciaio inox. Un Fiano che, da quando è nato, non fa che mietere successi anche in competizioni con il suo fratello maggiore e, per ora, più conosciuto, il DOCG di Avellino. E’ a questo punto che cominciamo a parlare di terreni vocati: Raffaella ci spiega che un’altra scommessa vinta è stata proprio quella di modificare la convinzione che alcune zone del Cilento non fossero ideali per la coltivazione della vite. Loro lo hanno fatto trasferendo gran parte della produzione negli otto ettari di terreno sulle colline tra Giungano e Trentinara. Dimostrando che i tralci delle viti vanno ben oltre i confini dei terreni cosiddetti coltivabili e non c’è un posto in cui il nettare degli dei non abbia deciso di scorrere, anche se il vitigno è costretto a sfidare la forza di gravità. E le si illuminano gli occhi quando ci racconta dei primi lavori di impianto sui terrazzamenti arditi, in cui le piante di vite, che sembrano sospesi tra il turchese del mare e l’azzurro del cielo, hanno attecchito con forza caparbia.

Ci prepariamo a degustare i vini sui quali abbiamo chiacchierato ma ci interrompe Luigi che, dapprima un po’ sulle sue – forse pensa che siamo i soliti giornalisti ficcanaso – poi sempre più ciarliero e sorridente, grazie anche alle battute di Raffaella, ci guida in cantina per l’assaggio diretto dai serbatoi. Dunque in ufficio abbiamo potuto apprezzare i tannini ben fusi e il persistente aroma di spezie dei morbidi Cenito, Dop Cilento Aglianico, e Kleos, Igp Paestum Aglianico, entrambi affinati in barriques di rovere. In cantina abbiamo invece sentito in bocca il futuro del vino nell’effervescente e profumatissimo mosto appena ottenuto dalle uve pressate di Fiano, in cui già si avvertono tutti i sentori di frutta esotica e miele. E mentre Luigi ci racconta che ciò che mette a dura prova la pazienza dei vignaioli è tirar fuori da un vitigno un grande vino e per questo ci vuole tanto lavoro in vigna, diventiamo testimoni e assaggiatori della prossima novità di casa Maffini: il vino spumante con metodo classico, la loro prossima scommessa.

Le etichette oggi disponibili sono sei: oltre alle già citate Cenito, Pietraincatenata, Kleos e Kratos, il rosato Denazzano, Igp Paestum Aglianico, e il Passito, Igp Paestum Fiano, prodotto con uve accuratamente selezionate dal vigneto del Kratos appassite per circa 30 giorni, pressate integre e poi fermentate in barriques a temperatura controllata.
Prima di salutarci la promessa di tornare a visitare la nuova cantina a Giungano, località in cui si sta concentrando la produzione delle uve dalle quali la cantina ricava il vino per le 100.000 bottiglie prodotte di cui un 30% parte oltreconfine per Giappone, Usa e Olanda. Poi, prima di andare, la conoscenza con Pietro, il futuro, ora adolescente ma già molto motivato, dell’azienda Maffini, e un ultimo sguardo all’oro dei grappoli che luccicano al sole dell’ormai tardo pomeriggio che gioca a rimpiattino tra i pampini mossi dal vento che svelano a tratti il magnifico panorama della rocca di Castellabate sullo sfondo.

Luigi Maffini
Località Cenito – Castellabate (Sa)
Tel e Fax +39 0974 966345 – Cell. +39 338 3495193
info@luigimaffini.itwww.luigimaffini.it