Bisceglie tra dolmen e mare

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Bisceglie: per conoscerla partiamo dal mare. Molto importante nella storia e anche nella vita attuale della città è il porto, formato da una insenatura naturale a difesa della quale vi sono il Molo di Levante e quello di Ponente.

Dai casali a Biscilia

Bisceglie

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Foto di Antonio Amenduni

Foto di Antonio Amenduni

Il mare per chi ama fare il bagno, invece, si snoda lungo la costa dalle spiagge dai nomi un po’ strani come Macello, La Batteria, La Testa, Salsello, Ripalta, Pontelama, guardata a vista da un’antica torre detta “Della Guardia”, e Il Pantano.

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Cala Pantano è una insenatura naturale sulla costa, classificata come zona umida e considerata una importante stazione di transito per i grandi stormi migratori. Mentre dal 1992 protagonista del litorale, compreso tra Trullo Verde e Teatro Mediterraneo, è l’anfiteatro dove si tengono rappresentazioni teatrali e concerti.

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Spostandosi in campagna, ci si trova al cospetto dei Dolmen, tipici monumenti megalitici con funzione di sepolcro-altare. La parola dolmen deriva dal bretone e significa “tavola di pietra”. Si fa risalire all’età del bronzo (3000-1000 a.C.) e nella forma più semplice, è costituito da una grande lastra di pietra che poggia orizzontalmente su altre due verticali, che sono conficcate nel suolo. La cella continua in un corridoio allo scoperto chiamato “dromos”.

Bisceglie

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Foto di Pierpaolo Sammartino

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In Europa se ne trovano molti, tra la Bretagna e l’isola di Malta. In Puglia se ne contano una ventina e tra i più grandi e suggestivi c’è il Dolmen della Chianca, uno dei cinque rinvenuti a Bisceglie e il più perfetto tra i monumenti preistorici d’Italia e il più interessante d’Europa. Affiora tra i verdi ulivi, tra i quali il nostro Otto si è divertito a correre libero, la sua cella quadrangolare formata da lastroni verticali, due per le pareti laterali, una per quella di fondo: su di essi poggia orizzontalmente un quarto lastrone più grande che forma il tetto. La cella continua in un corridoio scoperto lungo più di sette metri e mezzo, cinto da piccole lastre di pietre poste verticalmente.

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Sempre in campagna ci si imbatte nei casali, piccoli villaggi altomedievali costituiti da un casamento fortificato, un recinto murario, un cortile centrale e una chiesa con cimitero adiacente. Sorti nel Medioevo, fiorenti in epoca longobarda, saccheggiati più tardi dai Saraceni, furono abbandonati verso l’IX secolo. Dei nove esistenti, Giano, Pacciano, Sagina, Zappino, San Nicola, Cirignano, Salandro, Santo Stefano e Sant’Andrea, abbiamo visitato il primo.

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Il casale di Giano, villaggio che si trova al confine tra Bisceglie e Trani, dimostra nel nome la presenza nella zona di culti pagani ed è costituito da una chiesa, detta Santa Maria di Giano, in cui si riconoscono alcuni elementi sicuramente del vecchio casale, e poco distante un’altra chiesa, più piccola, detta Tempio di Giano, ad aula unica con cupola centrale. La costruzione in pietra, di proprietà privata e al momento non visitabile, ha un fascino unico che si apprezza ancor di più dall’alto con la vista sulla copertura a piramide su base quadrata realizzata con “chiancarelle”.

La chiesa di Santa Maria di Giano, invece, non conserva molti resti dell’originario impianto. Esteriormente si presenta come una chiesa campestre settecentesca, ma all’interno – ci fa notare il Direttore del Museo Diocesano di Bisceglie Giacinto La Notte che ci ha accompagnato nella visita – si può osservare come la stonacatura della parete di fondo delle nicchie tra i pilastri ha messo in evidenza una muratura molto antica e affrescata. Tra gli affreschi degni di nota la rappresentazione di San Nicola Pellegrino, patrono di Trani, e quella di San Giacomo attorniato da scene della sua vita.

Bisceglie

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Risale all’epoca longobarda il nucleo abitato lungo la costa chiamato Biscilia che divenne civitas in età normanna con la costruzione di mura e di un’alta torre. Qui si rifugiarono le genti dei casali per sfuggire alle incursioni dei Saraceni. E fu in questi anni che la cittadina assunse il nome di Vigiliae e venne edificata una delle prime cattedrali romaniche di Puglia.

Bisceglie

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La Cattedrale fu fondata nel 1073 dal conte normanno Pietro I fu dedicata a San Pietro.
La facciata è a cuspide e vanta uno dei più bei portali della Puglia romanica molto ornata, a triplice fascia di tralci di fogliame, con protiro sorretto da grifi su colonne di marmo, con capitelli a foglie di acanto. Vi è narrata per mezzo di simboli, la storia della salvezza, dall’Eden alla diffusione del Verbo nell’universo intero.

Dei portali laterali, oggi murati, restano gli archivolti e una grande finestra barocca sostituisce il rosone originario. Il fianco meridionale della chiesa delimita il cortile dell’episcopio, sede del Museo Diocesano, mentre il portale laterale è sormontato da un altorilievo in pietra con due colonne romane che sostengono le statue quattrocentesche, un tempo policrome, di San Paolo e di San Pietro.

Nella parte esterna dell’abside c’è una grande finestra con una cornice a racemi e grani di rosario e ornata da sculture aggettanti: una sfinge in cima, due leoni ai lati di cui ne resta uno soltanto, due tori alla base e ancora due leoni e un portatore di ariete, un uomo barbuto che rappresenta il patriarca Abramo.

L’interno è a tre navate con matronei, che nelle basiliche cristiane erano le zone destinate alle donne, accessibili attraverso una scala: il colpo d’occhio sulla navata principale e sull’abside dalla passerella in legno che collega le due pareti laterali lascia davvero senza fiato!

Ai lati del presbiterio c’è un bellissimo coro in noce, proveniente dalla Badia benedettina di Santa Maria dei Miracoli di Andria. La cripta poggia su dieci colonne di breccia corallina e in essa si venerano le sacre reliquie dei tre Santi Martiri protettori di Bisceglie.

La Chiesa di Sant’Adoeno, che venne dedicata al santo vescovo di Rouen protettore dei normanni, ha conteso da sempre con la cattedrale il ruolo di chiesa più antica e importante di Bisceglie. La facciata a capanna in stile romanico pugliese è in conci di calcare di colore scuro e ha un timpano mozzato coronato da un’aquila sovrastante una fiera e nel mezzo c’è un rosone con cinque mensole su cui sono posati quattro leoni romanici e la statua di Sant’Adoeno: per godersi tutto l’insieme è necessario addossarsi al palazzo costruito successivamente di fronte.

Bisceglie

Il castello si deve agli Svevi: ne restano oggi tre torri e il muro di cinta. Mentre una delle chiese più interessanti di Bisceglie fu fatta edificare dalla famiglia nobile dei Falconi durante il periodo angioino quando la città divenne feudo dei Del Balzo. Si tratta della chiesetta di Santa Margherita, un gioiello dell’arte romanico-pugliese, che ha conservato integra la sua bellezza fatta di armonia e semplicità. Addossati al fianco sinistro dell’edificio ci sono tre sepolcri dei Falconi, un unicum nell’Italia Meridionale.

Il nucleo storico di Bisceglie si presenta ancora oggi come una sorta di preziosa conchiglia racchiusa dalla cinta muraria fatta costruire da re Ferdinando I e poi rafforzata sotto gli Spagnoli con i bastioni, per fronteggiare la sempre incombente minaccia dei Turchi.

Nel borgo si distinguono eleganti edifici rinascimentali come Palazzi Tupputi, Frisari e Borgia, con bugnatura a punta di diamante, il Palazzo San Domenico che ospita il Municipio, mentre si affaccia sul mare il massiccio Palazzo Ammazzalorsa, un “falso storico”, perché fatto costruire dalla ricca famiglia in stile rinascimentale nel 1700.

Anche nella visita al Museo Diocesano presso il Palazzo Vescovile (www.centrostudibiscegliese.it), che anche Otto ha apprezzato, ci ha accompagnato il dottor La Notte che ci ha raccontato dell’efficace opera di rinnovamento religioso e culturale che a Bisceglie svolse Pompeo Sarnelli da Polignano a Mare, vescovo della Diocesi dal 1692 al 1724 e anche autore della prima storia cittadina.

Nelle sale di quello che fu l’appartamento del vescovo notevoli i soffitti lignei decorati della fine del ‘600 sotto i quali è ospitata la pinacoteca con dipinti del XVI-XVII secolo. Molto interessante la collezione dei gioielli ex voto che, esposta in cinque sale e divisa per epoca, offre una ricca panoramica degli ornamenti e dell’abbigliamento femminile tra la metà del XIX e i primi decenni del XX secolo. E non mancano alcuni gioielli ex voto maschili legati soprattutto a vicende di guerra.

La terza sezione è dedicata ai tesori della Cattedrale: calici, pissidi, croci e altri oggetti sacri in oro o argento. Ma il museo diocesano conserva anche arredi e opere d’arte che rivestivano la cattedrale prima di esserne spogliata per il ripristino romanico negli anni Sessanta.

Per la visita alla città di Bisceglie ringraziamo Piani Paralleli, Mariablu, InMotion Events, Apulia Food Academy: la sinergia e la commistione di queste professionalità a confronto, che si incontrano e cooperano per la narrazione dei territori, ha dato vita a Bisceglie in Ogni Senso e Bisceglie Turistica, per comunicare le esperienze a 360 gradi.

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Rosalia
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