La storia di Apricena va approfondita con un giro nei dintorni. Del resto, non si può parlare della città senza far riferimento alla sua pietra e alle sue cave, dato che rappresenta il secondo bacino estrattivo in Italia dopo quello di Carrara. E come la città toscana è famosa in tutto il mondo per il suo marmo che varia nelle sue tonalità dal beige all’avorio fino al rosato.

Tra cave, vini e bontà del territorio

Abbiamo visitato una delle più grandi cave a cielo aperto d’Europa, quella del Gruppo Franco Dell’Erba in compagnia di Biagio Cruciani e Giuseppe Tedesco  che ci hanno introdotto in questo mondo fino a ora per noi sconosciuto.

Apricena

Abbiamo ammirato la cava dall’alto, abbracciando la sua enorme estensione, poi siamo scesi tra i macchinari, i blocchi di pietra e le pareti dalle marcate venature. Ci è stato spiegato che questa pietra è molto apprezzata in quanto dura ma versatile e ideale per le sue qualità tecniche per esigenze estetiche e artistiche.

Apricena

Le tecniche estrattive sono variabili: da quella esplosiva, nella quale la miccia viene inserita in apposite perforazioni, al taglio che viene effettuato attraverso seghe tagliatrici. Le lastre engono successivamente spostate attraverso pale meccaniche e il taglio successivo viene effettuato per far assumere loro la forma di parallelepipedo: proprio quelli da cui siamo circondati!

La pietra di Apricena rientra nella classificazione di marmo in quanto si tratta – continua Cruciani – di materiale che può essere lucidato: la parola “marmo” infatti deriva dal verbo greco “risplendere”. La si trova stratificata in banchi di spessore variabile, separati tra di loro da uno strato di argilla e con composizioni chimiche similari ma dalle diverse colorazioni. Da queste prendono le principali che sono sono Biancone, Bronzetto, Fiorito e Serpeggiante.

Renzo Piano nella chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo ha fatto largo uso della varietà Bronzetto, mentre per la sede della Apple a Cupertino il celebre architetto Norman Foster ha preferito il Serpeggiante, con le sue ricercate venature.

Dal presente alla preistoria: ci viene svelato che proprio qui nella cava Dell’Erba in località Pirro Nord, durante i lavori di estrazione della pietra, è stata rilevata un’abbondante presenza di fossili risalenti al villafranchiano superiore, un periodo compreso tra 1,7 e 1,3 milioni di anni fa. Non solo. Poco distante, in un’altra cava di proprietà della famiglia Dell’Erba, gli studiosi hanno riconosciuto le tracce a tre unghie impresse nella pietra da un branco di animali preistorici e ora, fermati i lavori di estrazione, si sta studiando la creazione di un parco archeologico.

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Mentre nella cava che abbiamo visitato è rimasto il furgoncino azzurro utilizzato da Vasco Rossi per girare il videoclip «Un mondo migliore»: come resistere alla foto di rito?

Le cave si legano anche alla produzione del vino: le caratteristiche del terreno consentono ai vigneti di avere un prodotto con caratteristiche organolettiche interessanti. Dunque diventa d’obbligo la visita alle Cantine Le Grotte (Strada Provinciale 38 Apricena – San Nazario km.4,00 – Località “Fondo delle Grotte” – +39 0882 642321 – info@cantinelegrotte.it), una realtà nata nel 2013 grazie al recupero da parte dell’azienda agricola del Gruppo Franco Dell’Erba della secolare tradizione vitivinicola che caratterizza il territorio Fondo Grotte da cui prende il nome.

I vigneti si estendono su una superficie di 60 ettari ai piedi del Gargano e si affacciano sulla laguna di Lesina fino ad abbracciare visivamente le Isole Tremiti sullo sfondo. Le uve lavorate nella cantina di nuova costruzione, moderna e funzionale, provengono dai vitigni di Merlot, Syrah, Montepulciano, Primitivo e Nero di Troia per i rossi, e di Bombino, Trebbiano, Moscato, Falanghina e Chardonnay per i bianchi. Nella barricaia, in 120 botti di rovere, riposano le migliori produzioni di uve rosse, mentre ospiti e clienti sono accolti nella saletta degustazione dove è proposta anche la produzione aziendale di olio extravergine di Peranzana.

Nei pressi delle cantine, seguendo l’antica strada che da Apricena conduce a Sannicandro Garganico, ci si imbatte in una mulattiera che, attraverso la Valle Scura disseminata di grotte, porta al Santuario Santa Maria Selva della Rocca. Probabilmente edificata tra l’VIII e il IX secolo dai monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno, nell’XI secolo fu ristrutturata dai Cavalieri Teutonici di Barletta. Fino al secolo scorso il santuario era meta di pellegrinaggio da parte degli apricenesi ma allo stato attuale l’edificio è in stato di abbandono.

Apricena
Photo credit Fondo Ambiente Italiano

Non agevole e non per tutti, la scarpinata tra i boschi e le rocce alla volta della rocca di Castelpagano, posto su una propaggine del massiccio garganico. Definitivamente abbandonato dopo il terremoto del 30 luglio 1627, in realtà il villaggio si spopolò molti secoli prima sicuramente a causa delle difficoltà di approvvigionamento di acqua e conseguenti siccità e pestilenze. Una leggenda narra che il sito sia stato da sempre anche un covo di vipere e che proprio l’altissimo numero di questi rettili abbia causato l’allontanamento definitivo degli abitanti.

Le campagne di scavi, iniziate nel 2000, hanno invece chiarito che molto probabilmente la causa fu un terribile incendio che distrusse gran parte del villaggio. Ciò che resta oggi di Castelpagano è formato dai due edifici principali: il castello, dalla pianta quadrilatera irregolare con mastio e due torri circolari, e la chiesa con pavimento a rosoni in pietra lavorata e un’area utilizzata come necropoli.

Da qui provengono gli scheletri conservati nel Museo Civico ospitato presso la Casa della Cultura insieme a reperti ceramici, in bronzo, in argento e diverse monete.

Molto interessanti l’encolpio, che rappresenta la parte superiore di un reliquario a croce a due facce su cui è inciso uno splendido Cristo in stile bizantino, e una piccola croce greca in pasta di turchese incisa da entrambi i lati e in perfetto stato di conservazione.

Sulla via che conduce alla grotta di San Michele sul Gargano, si trovano i resti del Monastero di San Giovanni in Piano, che sorse verso la metà dell’XI secolo nel territorio della contea di Lesina, in cui hanno sostato San Francesco d’Assisi nel suo pellegrinaggio verso la Celeste Basilica dell’Arcangelo e Papa Celestino V nella sua fuga verso l’Oriente con l’imbarco programmato da Peschici, ma lì imprigionato.

A questo punto non resta che dare i nostri suggerimenti su dove fermarsi a pranzo o a cena e per la notte.

Abbiamo gustato le specialità gastronomiche del territorio alla Trattoria da Nonna Peppina dove Mariagrazia Ferrandino e suo figlio Michele Falcone ci hanno viziati con pietanze, vini e oli locali, mentre i sonni di tutti e tre sono stati cullati tra le pareti del B&B Corso Roma (Piazzale Andrea Costa 2 – +39 346 3582687) dove siamo stati ospiti di una delle quattro confortevoli camere affacciate su Piazzale Andrea Costa nel cuore della città.

Prima di andare via portate con voi qualcosa che vi farà tornare con la mente e il palato ad Apricena: fermatevi da Michele Sabatino (Via Roma, 50 – +39 0882 643190), che lavora le carni come si faceva una volta, per i prosciutti di maiale nero dei Monti Dauni, la muscisca di capra garganica e la tartare di vacca podolica del Gargano. E dalla Macelleria Santucci (Via Matteotti, 1 – +39 0882 641156) dove il giovane Antonio si impegna a produrre salumi di qualità, tanto da ricevere quest’anno il premio come miglior salumiere della Puglia Categoria Salumi nella seconda edizione del Puglia Food Awards.

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