giovedì, Maggio 26, 2022

Al Museo della Preistoria di Nardò per un salto nel tempo

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Al Museo della Preistoria di Nardò si ha la prova che proprio questa cittadina, insieme al territorio circostante, è stata la culla dell’evoluzione della stirpe umana con tracce rinvenute in ben otto grotte con segni di frequentazione sia di Homo Neanderthalensis che di Homo Sapiens che si sono avvicendati e incrociati negli stessi siti a distanza di millenni o secoli.

All’origine della storia umana

Già si intuisce, dunque, che si tratta di un ecosistema straordinario di cui ci parla, tra le teche del percorso museale all’interno del seicentesco ex convento di Sant’Antonio di Padova nel cuore della cittadina, la preparata Silvia Strafella, responsabile di NOMOS Servizi per la Cultura del Patrimonio, che ci accompagna nella visita che è sempre guidata.

Museo della Preistoria

Ed è davvero interessante e anche appassionante approfondire la conoscenza delle relazioni fra le specie umane di ieri, prima che rimanessimo solo noi diretti discendenti dell’Homo Sapiens.

E quasi stupisce osservare le tecniche di lavorazione delle rocce e di caccia ai grandi mammiferi che venivano utilizzate dai Neanderthal. E sorprende scoprire che circa 70-75 milioni di anni fa, prima della penultima estinzione di massa, quella dei dinosauri nel periodo conosciuto come Cretaceo superiore, il territorio che oggi costituisce la Puglia di fatto era un sistema di piccole isole emerse in lagune calde e poco profonde, tipo Bahamas.

La visita al Museo propone un viaggio nel tempo attraverso quattro sezioni. La prima espone una collezione di pesci fossili e una tartaruga vissuti nel corso del Cretaceo e ben preservati. Ma ciò che desta meraviglia è la conservazione non solo degli scheletri ma anche dei tessuti molli mineralizzati come pelle e muscoli che difficilmente vengono fossilizzati.

Inoltre, come ci ha spiegato Silvia, l’alternarsi delle varie ere glaciali con l’innalzamento e l’abbassamento del mare anche di decine di metri, ha lasciato segni indelebili nella zona costiera di Nardò che presenta una ricca biodiversità vegetale e animale testimoniata da fossili di vario tipo e perfino da alcuni che oggi sono tipici dell’Artico.

Tra gli animali ci sono anche le specie umane a cui è dedicata la seconda sezione che racconta l’evoluzione dell’uomo attraverso calchi di crani appartenenti a esemplari dell’ordine dei primati arrivati in Europa dall’Africa. Come i Sapiens che camminando vi giunsero fra i fra 60.000 e i 50.000 anni fa, e che fino a 40.000 anni fa convissero con Homo Heidelbergensis e Homo Neanderthalensis, le altre specie che già si trovavano nello stesso continente.

Aggirandoci insieme al nostro Otto tra le sale del museo siamo rimasti impressionati non solo dalla quantità dei siti preistorici nel territorio neretino, ma dalla loro frequentazione continuata nel tempo che si evince dalla qualità dei manufatti rinvenuti nelle otto grotte che raccontano 150.000 anni di storia dell’uomo e dei paesaggi.

A cominciare da quelli della Grotta del Cavallo, fra i primissimi reperti antropici della nostra specie finora ritrovati in Europa e frequentata prima dai Neanderthal e poi dai Sapiens. La presenza di entrambe le specie è stata accertata anche nelle grotte Uluzzo Carlo Cosma, Uluzzo, Mario Bernardini e Serra Cicora, mentre Capelvenere, Riparo Marcello Zei e Torre del’Alto sono state frequentate solo dai Neanderthal.

L’importanza di questi siti è determinata proprio dal fatto che rappresentano i luoghi in cui è avvenuto uno dei passaggi più importanti della preistoria europea, quello della transizione da uomo di Neanderthal a quella di Homo sapiens, che a Porto Selvaggio hanno vissuto anche parallelamente ma probabilmente non incontrandosi mai.

Questa fase di compresenza è una delle unicità di questo luogo riconosciuto come distretto preistorico di grandissima importanza a livello internazionale. Entrambi sicuramente cacciavano con diversi strumenti gli stessi animali tra cavalli, buoi, asini, cervi, cinghiali ma anche – come abbiamo appreso con stupore – rinoceronti, leoni, orsi, leopardi, lupi, iene e rapaci.

Tra i reperti custoditi nelle teche, che più hanno catturato la nostra attenzione, due denti decidui di Homo Sapiens datati 45.000 anni fa e rinvenuti nella Grotta del Cavallo.
Al villaggio neolitico di Serra Cicora si devono invece molte delle ceramiche a decorazione impressa, dipinta e graffita ospitate nel Museo della Preistoria di Nardò che sono una delle più antiche attestazioni neolitiche d’Italia.

In una sala appartata ci sono le teche con ciò che è stato rinvenuto nelle due grotte Furchiu ti la zappa e Borzatti che nel tempo sono state “profanate” da scavi clandestini e da scarichi di acque reflue per cui è difficile definire al meglio stratificazioni e conseguente collocazione temporale cronologica.

Nell’ultima sala del museo vengono ospitati i laboratori didattici tra cui quello di litica in cui si ha modo di esaminare da vicino e toccare con mano alcuni strumenti ricostruiti con resine che riproducono perfettamente la materia prima, la tipologia dei manufatti e le diverse procedure di realizzazione di uno strumento.

Consigliamo a tutti coloro che si recano a Nardò la visita al Museo della Preistoria per comprendere più a fondo le nostre origini e per apprezzare il valore del nostro territorio che nella zona di Porto Selvaggio ha visto sorgere l’alba dell’umanità.

Museo della Preistoria di Nardò
Vicolo Sant’Antonio
Info: +39 3496799790 – www.museodellapreistoria.com

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Rosalia
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