Abruzzo tra castelli e natura

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Abruzzo: ci piace raccontare questa regione che tante tradizioni, su tutte quelle legate alla pastorizia e alla transumanza, uniscono alla nostra Puglia. E che non smette di sorprendere a ogni visita in quanto, come spesso sottolineano orgogliosi gli abruzzesi, offre di tutto: laghi meravigliosi, il mare, parchi naturali incontaminati, imponenti catene montuose e antichi borghi spesso sormontati da fortezze, rocche e castelli. Tanto che proprio per le sue 700 fortificazioni, l’Abruzzo è soprannominato la Baviera d’Italia.

Un tour in Abruzzo dalle rocche alle gole

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A dicembre siamo saliti insieme al nostro Otto sulla più alta roccaforte di tutto l’Appennino che svetta a oltre 1500 metri di altezza sul livello del mare: Rocca Calascio da cui si gode una vista in mozzafiato sul panorama circostante.

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Questa volta abbiamo voluto visitare il castello più antico di tutto l’Abruzzo, quello di Caldora che domina Pacentro, il borgo di origine dei nonni della cantante Madonna, e tutta la Valle Peligna. Il maniero faceva parte di un vasto sistema di difesa militare che comprendeva altri sei castelli, quelli di Pettorano, Introdacqua, Anversa, Bugnara, Popoli e Roccacasale.

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I motivi per visitare questa fortezza, tra le più belle fortificazioni medievali abruzzesi che si erge in uno dei Borghi più Belli d’Italia, sono tanti ma noi vogliamo segnalarvene tre: la vista mozzafiato dalla torre più alta, gemella di quella di Beaucaire in Francia, la coppia di barbagianni che saluta i visitatori all’entrata e il libero accesso ai nostri amici a 4 zampe.

Siamo tornati volentieri a Sulmona, famosa per essere la città natale del poeta romano Ovidio per la sua pregevole produzione di confetti risalente alla fine del XV secolo. Qui non sono le fortezze protagoniste ma il vasto patrimonio storico e architettonico tra cui spicca il famoso acquedotto fatto costruire da Manfredi di Svevia. E dalla stazione della cittadina siamo partiti per il nostro viaggio nel tempo a bordo del treno storico della Ferrovia dei Parchi.

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Passando dai borghi alla natura, le Gole del Sagittario sono tra i luoghi più affascinanti d’Abruzzo. Questi profondi canyon sono stati scavati dal fiume Sagittario tra i borghi di Villalago e Anversa degli Abruzzi. La Riserva Naturale Regionale delle Gole del Sagittario si scopre percorrendo una delle strade più suggestive d’Italia, la SR479, caratterizzata da curve vertiginose e gallerie scavate nella roccia che costeggiano il Lago di San Domenico.

Il punto di partenza per percorrere i sentieri della Riserva si trova in località Sorgenti del Cavuto ad Anversa degli Abruzzi. La Riserva è stata istituita nel 1997 a tutela del notevole patrimonio paesaggistico, faunistico e floristico, si estende su 400 ettari ed è anche un’Oasi del WWF.

Uno dei sentieri più battuti è il Sentiero geologico, il numero 18, che inerpicandosi sulle rocce permette di raggiungere il piccolo borgo di Castrovalva che sembra aggrapparsi sulla cima delle ripide pareti del canyon. Parcheggiata l’auto all’ingresso della Riserva, insieme al nostro Otto al guinzaglio rispettando le regole per la visita, abbiamo seguito le indicazioni per il Sentiero del Fiume, breve e adatto a tutti.

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Peccato che la giornata nuvolosa non ci ha consentito di godere appieno dei colori delle acque del fiume che scorre tra piante e contorti tronchi d’albero “chiacchierando” mentre salta tra le rocce: abbiamo seguito il consiglio sul cartello che cita i versi di Gabriele D’Annunzio, che da questi luoghi fu stregato, di ascoltarne la voce.

Dopo aver abbeverato Otto alla bella fontana in ferro battuto abbiamo proseguito seguendo il Sentiero 19 che conduce al Giardino Botanico con piante officinali e aiuole di roccia e di terra con specie vegetali tipiche degli ambienti fluviali che crescono sotto salici, pioppi e ontani. Specie endemica rara è il Fiordaliso del Sagittario, mentre per la parte faunistica simbolo della Riserva è il Picchio muraiolo difficile da avvistare come l’Orso marsicano che insieme a lupi, cinghiali, caprioli, cervi, martore, tassi, istrici, ricci e volpi frequenta queste zone umide.
Un tronco d’albero sul percorso illustra le altre specie di Picchio della Valle del Sagittario riprodotte in legno a grandezza naturale: il Picchio verde, il Picchio dorsobianco, il Picchio rosso minore e il Picchio rosso maggiore.

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La porta delle Gole del Sagittario è Anversa degli Abruzzi che occhieggia dall’alto delle rocce sulle sorgenti del fiume. Il paese è uno dei Borghi più Belli d’Italia e ha affascinato, con il suo impianto medievale tra stretti e labirintici vicoli, scale, salite, discese e piazzette, anche Gabriele D’Annunzio che qui ambientò la tragedia “La Fiaccola sotto il Moggio”.

Ad ammaliare l’artista olandese Maurits Cornelis Escher fu invece Castrovalva che divenne protagonista negli anni ’20 del secolo scorso di una serie di litografie dedicate ai paesini dell’entroterra abruzzese insieme a Pettorano sul Gizio, Anversa degli Abruzzi, Scanno e altri. Il centro storico può essere raggiunto a piedi seguendo il Sentiero geologico, un anello di 7,5 chilometri caratterizzato da pendenze decise soprattutto nella parte più alta.

Anche Villalago fa parte del circuito dei Borghi più Belli d’Italia. Al centro del paese si fanno notare la Chiesa della Madonna di Loreto, un bell’esempio di romanico abruzzese, e la riproduzione a grandezza naturale di un esemplare di Orso marsicano: come non fermarsi per una foto con il nostro orsetto?

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Sotto il paese si estende il Lago di San Domenico che prende il nome dall’Eremo in cui l’Abate decise di ritirarsi in preghiera e custodisce al suo interno una grotta dove l’eremita viveva in solitudine.

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L’ultima tappa del nostro itinerario è stata Scanno, tra i Borghi più Belli d’Italia, definita “paese dei fotografi” per aver ispirato celebri scatti di maestri della fotografia come Henri Cartier-Bresson.

Il nostro consiglio? Entrare nel centro storico dalla Porta della Croce e perdersi tra i vicoli stretti e tortuosi che si infilano tra le casette con le tipiche scalinate d’ingresso dette “cèmmàuse”. E se la passeggiata vi ha messo fame fermatevi alla Trattoria Il Vecchio Mulino dove potrete assaggiare il Gregoriano e le altre delizie casearie del compianto Gregorio Rotolo, il pastore produttore dei pecorini più famosi d’Italia, scomparso prematuramente lo scorso anno.

Massimo vi delizierà con la sua pasta fatta in casa come gli gnocchetti di semola alle rape selvatiche chiamati “chezzellitt’ che le fuoglie” prima di farvi gustare l’agnello a scottadito allevato a Valle Scannese, il bioagriturismo di Gregorio, che lui considerava un padre. Si commuove a parlarcene mostrandoci la foto della pizza che gli ha dedicato preparata con la sua mozzarella, il Gregoriano e straccetti di manzo su una base di crema di broccoli.

Foto dal web

Data la giornata uggiosa abbiamo rinunciato alla passeggiata all’Eremo di Sant’Egidio da dove si raggiunge il Sentiero del Cuore che porta all’unico punto in cui si può ammirare la forma a cuore del lago. Un motivo in più per tornare in Abruzzo!

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Rosalia
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