Ad Apricena, in pieno centro e di fronte al municipio, poco distante dal Palazzo Baronale e dalla arteria pedonale che fa da cerniera alla città, c’è la Trattoria da Nonna Peppina che già nel nome evoca i sapori e i profumi della tradizione, quella che Mariagrazia Ferrandino ha imparato dalla sua mamma, la nonna dalla quale il locale prende il suo nome.
Accolti da Mariagrazia e Michele
Un raccolto dehors accoglie all’esterno, mentre negli ambienti interni, formati da graziose salette che si aprono l’una dentro l’altra, regna una bella e autentica atmosfera, tra il camino in un angolo, le volte a botte e il legno di tavoli e sedie.
Informale e affettuosa è anche l’accoglienza in sala di Michele Falcone, il figlio di Mariagrazia, che subito mette a proprio agio tanto i clienti abituali quanto coloro che sono solo di passaggio.
Mentre in cucina la regina incontrastata è lei che non permette a nessuno di avvicinarsi ai fornelli dove prepara i suoi piatti in cui si ritrova l’eccellente qualità delle materie prime locali insieme a un filologico recupero di un familiare sapere culinario.
Ma sarebbe riduttivo pensare alle proposte della Trattoria da Nonna Peppina come piatti associati esclusivamente alle consuetudini alimentari della zona perché non manca eleganza e anche una certa leggerezza anche quando vengono utilizzati i semplici e robusti ingredienti del territorio.
A partire dalla brillante idea di servire come antipasto un classico come l’acquasale o cialledda preparata con pane raffermo, una varietà di cetriolo tipica della Daunia chiamata pelosello, cipolla rossa, pomodoro, sale, origano, conserva di zucchine sott’olio della casa e il tocco della granita di pomodoro, che regala slancio e freschezza a tutto l’insieme.
Tradizione riletta con spirito creativo anche per la bieta verde da taglio – che come ci spiega Michele – è molto più dolce della classica e con un costone simile a quello della cicoria, che viene lessata e a mezza cottura scolata e passata in padella con olio, aglio e peperoncino insieme a olive curate in acqua di mare dell’azienda agricola Piano su una delicata vellutata di patate di Zapponeta e porro.
L’adeguata scelta enologica è gestita con competenza da Michele che dalla curata selezione di cantine di nicchia e di etichette naturali ci propone il Moscato Bianco Dammisole del 2018 di D’Alfonso Del Sordo, vino che abbiamo apprezzato molto non solo sulle entrées ma anche sui delicati e deliziosi ravioli ripieni di burrata al sugo di scorfano.
Mentre sul cavatello a tre dita, chiamato così perché “cavato” con la pressione dell’indice, del medio e dell’anulare, ci viene servito un Castel del Monte Rosato da Bombino Nero del 2018 dell’azienda Giancarlo Ceci, un vino dalla buona acidità che si armonizza perfettamente con gli ingredienti di un piatto che Michele definisce l’Essenza del Gargano. Infatti la pasta fresca viene condita con pomodorino datterino confit, tarallo sbriciolato al finocchietto, scaglie di mandorle di San Giovanni Rotondo, origano di Sannicandro e scorza di limone femminello di Rodi Garganico.
Al valido panorama enologico è affiancato l’assortimento di oli rigorosamente locali e prodotti da olive Peranzana che non possiamo fare a meno di gustare su un pezzo di pane.
E a conferma dell’autenticità della linea scelta per i sapori proposti, a tavola compare subito dopo una particolarità gastronomica della zona: la muscisca di Selezione Carni Michele Sabatino con i friggitelli, la carne essiccata piatto tipico dei pastori durante la transumanza su un letto di peperoni verdi dolci fritti, sapientemente bilanciati dalla dolcezza della burrata dell’azienda Deliziosa di Noci e da una manciata di teneri germogli.
Si continua con il succulento maiale nero: si tratta del reale, il taglio tra la testa e il costato, una parte molto pregiata che viene speziata con gli stessi aromi utilizzati per la porchetta, poi cotta intera al forno e ripassata in padella con miele di castagno, guanciale croccante e crema di finocchio al pepe rosa.
Si chiude con gelato alla vaniglia variegato al mosto cotto d’uva accompagnato da un dessert d’altri tempi fatto con grano di San Donato cotto nel mosto d’uva. Incuriositi abbiamo chiesto l’origine del nome e Mariagrazia e Michele ci hanno spiegato all’unisono che si chiama così perché veniva fatto il 7 agosto, giorno in cui si festeggia San Donato, per ringraziare per il raccolto. Da lì è rimasto il nome per questo tipo di grano tenero.
Il pranzo è finito ed è arrivato il momento di fare due chiacchiere. Mariagrazia non si sottrae alle nostre domande alle quali risponde alternandosi con Michele. E racconta.
La Trattoria Da Nonna Peppina è nata nel 2013 come frutto di una passione ma anche di una certa incoscienza. Mariagrazia ha lavorato per molti anni in una salumeria e conosce bene la tradizione gastronomica locale. In più ama cucinare e sin da bambina ha coadiuvato in cucina mamma Peppina, da cui ha ereditato ricette e segreti e che ha voluto omaggiare dedicandole la trattoria.
Ma è grazie a suo figlio Michele che decide di mettere a frutto ciò che sa e vuole fare: preparare da mangiare a un pubblico che sia più vasto di quello di casa. Un pubblico che ha sin da subito apprezzato le sue proposte veraci e gustose, dedicate alle materie prime e alle tradizioni alimentari del territorio, ma con un tocco di raffinato brio. In un locale dove tutti riescono a sentirsi a casa e in cui Mariagrazia e Michele sono capaci di creare un’atmosfera di serena convivialità.
Trattoria da Nonna Peppina
Corso Generale Torelli, 90 – Apricena (Fg)
+39 0882 643150 – +39 348 4095984
danonnapeppina@libero.it