A Milano: i chiaroscuri del nostro giro con Otto

Fuori confineA Milano: i chiaroscuri del nostro giro con Otto
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Milano è una città di chiaroscuri, contrasti di luci e di ombre. E sono questi che hanno caratterizzato il nostro ultimo giro in città che sarebbe dovuta essere solo una tappa per poi proseguire per la Liguria. Ma il programma è stato bruscamente interrotto da un evento imprevisto: alla fine di una bella giornata di sole e passeggiate nella “nuova” Milano di CityLife e piazza Gae Aulenti Otto ha cominciato ad avere i netti sintomi di una Sindrome da torsione gastrica che consiste nell’aumento di volume dello stomaco associato alla rotazione dello stesso.

Chinatown, Porta Nuova e CityLife

In questo quadro a tinte fosche, i chiari hanno prevalso sugli scuri e dopo un intervento di urgenza terminato all’una di notte presso MyPetClinic effettuato dal chirurgo Walter Scarabello, il problema è stato risolto e Otto è tornato tra le nostre braccia sano e salvo dopo due giorni di degenza.

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Prima di tutto questo però abbiamo avuto il tempo di girare per qualche quartiere di Milano facendo conoscere parte della città al nostro Otto, partendo da quello che oggi viene definito Chinatown che si estende nei dintorni di via Paolo Sarpi. Questa strada, che tra il 2010 e il 2011 è stata riqualificata e resa pedonale, è non solo l’arteria principale del quartiere cinese ma anche una delle zone più alla moda e frequentate della città.

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Anche se in molti pensano che “l’occupazione” cinese di questa zona di Milano compresa tra via Canonica, via Bramante e via Sarpi sia recente, in realtà l’immigrazione dalla provincia orientale costiera dello Zhejiang situata sotto Shangai è iniziata nel 1920. I primi componenti arrivarono qui da Parigi dove giunsero durante la Prima Guerra Mondiale.

Da allora i cinesi che vivono nel quartiere che oggi viene definito Chinatown e che una volta era il Borgo degli Ortolani sono diventati sempre più. Ma perché scelsero di stabilirsi qui? Per via dei palazzi dai grandi cortili in cui potevano concentrarsi i laboratori inizialmente legati alla lavorazione della seta e che poi si estesero all’abbigliamento e alla pelletteria. Oggi vi si trovano negozi piccoli e grandi di tecnologia, abbigliamento e alimentari tra cui è sempre interessante curiosare.

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I nostri consigli? Un salto alla Ravioleria Sarpi per i ravioli, i Mo e i Baozi ripieni di carne fornita dall’adiacente macelleria Sirtori, bottega storica milanese risalente al 1931.

Altre antiche botteghe sono quelle della Cappelleria Melegari e di Cantine Isola dove poter sorseggiare un buon calice di vino. E non mancate di dare uno sguardo al faccione protagonista del murale di Mr. Maggio che occhieggia dal civico 23.

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Voglia di fare una passeggiata nel verde? A due passi c’è Parco Sempione, il più grande polmone verde di Milano la cui “porta di ingresso” è l’Arco della Pace. Per raggiungere questo parco accanto al Castello Sforzesco con prati, alberi, arbusti e un laghetto artificiale abitato da anatre e tartarughe, percorrete via Landonio: al numero civico 28 c’è una targa che ricorda che qui nacque il grande Giorgio Gaber.

Nel parco ci sono il Palazzo de La Triennale, che ospita mostre d’arte e architettura contemporanea, l’Acquario Civico con 36 vasche in cui vivono più di 100 specie di pesci e l’Arena Civica, anfiteatro inaugurato nel 1806 sotto Napoleone in cui si svolgono concerti e gare d’atletica.

Per chi come noi viaggia con un cane, Parco Sempione rappresenta una tappa imperdibile in quanto vi sono diverse aree in cui gli animali possono divertirsi in sicurezza. Ma attenzione! Ci sono anche tante persone che conducono i loro cani liberi e gli incontri potrebbero non essere tutti piacevoli, come è successo a noi con il nostro Otto che sentendosi minacciato da un cane ha reagito male aggredendolo.

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Il quartiere cinese si trova a breve distanza dalla nuovissima zona di Porta Nuova dove in Piazza Gae Aulenti svettano i grattacieli più moderni di Milano, tra cui il complesso Unicredit Tower, il più alto d’Italia, e la “Scheggia di Vetro” che sarà presto affiancato dalla torre del Nuovo Centro Direzionale Unipol già definito Nido Verticale.

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L’area si raggiunge attraverso una passerella pedonale attraversando Porta Garibaldi e percorrendo Corso Como, facendo lo slalom tra i tavolini dei numerosi ristoranti e bar e trovandosi al cospetto de “Le voci della città”, l’opera dell’artista Alberto Garutti: 23 tubi di alluminio a forma di tromba che mettono in comunicazione i diversi piani della piazza.

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Qui la nuova oasi verde è la BAM, la Biblioteca degli Alberi di Milano, un giardino botanico contemporaneo in cui è bello passeggiare tra le aiuole piene di fiori colorati con i propri amici a 4 zampe. Sono state tante le soste per le carezze a Otto da parte di grandi e bambini perchè nonostante la presenza di moltissimi cani non abbiamo incontrato nessun Bovaro del Bernese.

Il giorno dopo, mentre passeggiavamo in zona in attesa dell’esito dell’intervento di Otto, Michele mi ha fatto una domanda alla quale non ho saputo rispondere nonostante i miei “trascorsi” milanesi: cosa c’era qui prima della riqualificazione urbanistica, del Bosco Verticale, delle aree verdi e dei grattacieli scintillanti? La curiosità è diventata anche mia per cui ho fatto una ricerca e ho scoperto che dove ora c’è il moderno Skyline di Milano fino agli anni ’90 c’era il Luna Park delle Varesine, con le giostre e la ruota panoramica.

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La nostra passeggiata ci ha portato di fronte alla Stazione Garibaldi, anche questa completamente rinnovata rispetto a come la ricordavo. Ma è tra via Farini e via Maroncelli che abbiamo fatto le nostre nuove scoperte. Attirati dal luccichio dorato della grande statua di Sant’Antonio con il bambin Gesù ci siamo incamminati verso il Santuario dedicato al santo di Padova a cui la mia famiglia è molto devota. Alle spalle della grande chiesa ha catturato la nostra attenzione un alto edificio a torre dalle facciate traforate in mattoni, una delle opere del grande architetto Luigi Caccia Dominioni che si ispirò alle cascine del milanese.

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Infine vi parliamo del Dritto, del Curvo e dello Storto, come sono soprannominati i tre grattacieli di Piazza Tre Torri, cuore del CityLife Business&Shopping District, sorto sugli spazi del quartiere Portello di Milano, la zona della ex fiera.

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Ora è questa la Nuova Milano dove passeggiare tra le vetrine dei negozi e le opere d’arte a cielo aperto nel parco pubblico intorno ai grattacieli. Una delle più scenografiche è senz’altro Coloris di di Pascale Marthine Tayou, composta da circa cento pali metallici di color pastello con un uovo sulla sommità.

Simpatica l’idea delle le storiche fontanelle rivisitate dalla giovane artista milanese Serena Vestrucci: a ogni fontanella è stata sostituito il bocchello in ottone con una scultura diversa, modellata in cera e successivamente fusa in bronzo.

La più stravagante? L’opera di Riccardo Benassi che si chiama Daily Desiderio e consiste in una struttura di alluminio con un display a LED bianchi in cui l’artista si è impegnato a trasmettere un messaggio testuale ogni giorno fino alla sua morte. Dopo di che i messaggi ricominceranno in loop.

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Comments

  1. Ci sono città che riservano sorprese ad ogni visita. Milano e Roma sono 2 città in cui ogni ritorno porta a scoprire nuovi angoli e realtà. Milano corre verso il futuro ma conserva la sua identità fatta di luoghi storici. In Via Sarpi non ci sono mai stata e, inutile dirtelo, ci farei volentieri un salto. Invidio la presenza del verde. Ce n’è più in una metropoli come Milano che nella mia città.
    Milano vi ha riservato una disavventura, ma Otto sta bene e sono sicura che vi rifarete.

  2. È proprio così Simona sono grandi città in continua trasformazione. E soprattutto Milano vuol dimostrare di essere reattiva e vivace dopo la ferita ancora aperta inferta dalla pandemia.
    L’abbiamo vissuta in modo un po’ travagliato ma non ci siamo fatti mancare il piacere di scoprire le novità tra cui lo “Storto” di Piazza Tre Torri a Citylife e di riassaggiare gli squisiti ravioli della Ravioleria Sarpi. A livello personale con la Chinatown milanese ho “fatto amicizia” lentamente ma da anni ormai rappresenta la mia base milanese per esplorare gli altri quartieri di una città in perenne fermento!

  3. La sindrome che ha interessato il povero Otto l’ho conosciuta quando avevo la nostra prima boxerina (Emi); durante la notte si era gonfata come una zampogna. Fortuna che vicino casa c’è un’ottima clinica che le salvò la vita. Milano mi incuriosice sempre più. L’ho visitata qualche anno fa soffermandomi nel centro città. Ora mi piacerebbe conoscere la parte nuova e creativa che hai descritto che trovo molto interessante. Opere d’arte e tanto verde a portata di tutti

  4. Dunque sai bene cosa si prova Fausto. Nel caso di Otto invece non c’erano segni esteriori e solo la radiografia ha dato il responso di ciò che temevamo avendone riconosciuto i sintomi.
    Alla fine è andata bene. Abbiamo dovuto rinviare la seconda parte del viaggio ma abbiamo approfondito la nostra conoscenza della Nuova Milano sempre più sorprendente.
    Sono certa ti piacerebbe la sua evoluzione.

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